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Ménage à trois: Intervista congiunta a Bocchi e Versace

Posted on 29 October 2014

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Norberto-Bocchi-by-G.-Gentili-296x300Ménage à trois: Intervista congiunta a Norberto Bocchi ed Alfredo Versace condotta da Laura Camponeschi. Al ritorno dai Mondiali di Sanya, Alfredo Versace e Norberto Bocchi hanno accettato di rilasciare un’intervista congiunta a Neapolitan Club. Il loro intento era quello di lanciare un appello per il futuro del bridge mondiale, ma non si sono sottratti a domande più specifiche sul futuro del Blue Team. Nasce così, da una Call Conference tra Roma e Barcellona, l’intervista a tre voci che oggi vi propongo.

Camponeschi – Alfredo e Noberto: bentornati da Sanya. Oggi ci troviamo qua per commentare i Mondiali appena conclusi:l ‘aspetto organizzativo (costi, sede, copertura mediatica, sponsor) ha suscitato non poche polemiche. Vi chiedo: che cosa non ha funzionato?

Versace – Sinceramente penso che i Mondiali di Sanya siano stati tra gli eventi meno riusciti nella storia del bridge. Innanzi tutto la location: Sanya è un posto difficilmente accessibile, lontanissimo per la maggior parte dei giocatori, e molto costoso. Le squadre che non avevano alle spalle grandi sponsor, come la mia o quella di Norberto, non hanno potuto partecipare. Mi ricordo che la Rosenblum di Lille vide la partecipazione di 400 squadre, a Sanya ce ne erano 120 nell’Open, e solo 28 nella categoria Women. Insomma, è stato davvero un flop pazzesco! Ma la scarsa partecipazione è comprensibile se guardiamo ai costi: tra i 1000/ 1200 euro di aereo; c’erano tre alberghi che costavano 200 dollari al giorno; era tutto costosissimo, dal mangiare ad un paio di sandali da mare che ho pagato ben 40 euro! Ora, mi spieghi come fa un giocatore non sponsorizzato a spendere 5.000 euro per stare una settimana a Sanya? Questa manifestazione è stata una sorta di spot anti-bridge.

La Federazione mondiale (WBF) ha trovato un grosso sponsor, la Red Bull, che ha dato il nome alla manifestazione: ma non si capisce a cosa sia servita questa sponsorizzazione. Detto in parole povere: a che sono serviti i soldi dello sponsor? Uno sponsor dovrebbe servire a rendere un campionato del mondo accessibile a più giocatori possibili, ad invitare delle squadre juniores. A parte la spesa per il viaggio e l’alloggio, devi considerare anche i costi proibitivi di iscrizione tipo 1200 dollari per lo squadre miste e 600 dollari per il torneo a coppie. Sono cifre che giocatori non sponsorizzati non possono affrontare. Perciò, ripeto, in queste condizioni non si fa certo una promozione del bridge, ma si fa intendere che a bridge possono giocare solo i giocatori professionisti. Ora questo è un campionato del mondo transnazionale, a squadre libere: dovrebbe essere un evento accessibile davvero a tutti, dove la gente va per incontrare i campioni. In questi eventi, che non sono competizioni per nazioni, in genere le squadre di agonisti si divertono proprio perchè possono cimentarsi con i giocatori più forti del mondo. Questa doveva essere una gara aperta a tutti, ma così non è stato.

Bocchi – Non posso che concordare con Alfredo. Io non discuto la Cina come paese ospitante, ma la sede specifica di Sanya. Pechino e Shanghai, ad esempio, sono più facilmente raggiungibili ed offrono una più ampia scelta per il soggiorno. Sanya è un’isola e c’erano solo alberghi di lusso, non si poteva scegliere un alloggio differente. Anche i risoranti erano costosi. Un caffè costava dai 7 agli 8 euro nel nostro albergo. Noi professionisti, pagati dagli sponsor, ovviamente soffriamo meno il problema dei costi di soggiorno, ma certo questi prezzi non mi sembra possano sposarsi con un progetto di promozione del gioco del bridge. Il bridge dovrebbe essere uno sport per tutti, non un’occasione di lucro per pochi. Io mi auguro che la Federazione mondiale (WBF) trovi sempre più sponsor, ma che questi sponsor siano a supporto del bridge, ovvero che facciano spendere meno soldi alla gente e permettano così la promozione e la divulgazione del nostro gioco.

Versace – Vorrei ribadire la questione dello sponsor. La Federazione ha scelto questa sede anche perché ha trovato questo ricco sponsor cinese, la Red Bull. Ma a cosa è servito avere questo ed altri sponsor se i costi alla fine sono risultati così elevati, ovvero se la partecipazione è risultata costosa e proibitiva per la maggior parte dei giocatori? Se guardi bene, tutti i Paesi europei di grandi tradizioni bridgistiche come l’Italia, l’Olanda o la Francia hanno presentato pochissime squadre: l’Italia non ha presentato una squadra nel torneo Women nè nel Seniors … A questi costi le Federazioni nazionali hanno avuto seri problemi a mandare le loro rappresentative, e credo che questo sia un problema da non sottovalutare.

 

Camponeschi – Ci sono stati altri disagi?

Versace – Che la connessione internet non funzionasse bene,  penso ve ne siate accorti anche voi che non eravate a Sanya. E poi vorrei aggiungere che ho trovato scandaloso che siano stati ceduti i diritti delle finali ad OurGame, una piattaforma che era ancora in rodaggio per il bridge e che alla fine non ha funzionato correttamente, lasciando fuori molti spettatori. Saltando poi in continuazione la connessione internet anche l’aggiornamento dei risultati online è stato farraginoso. Senza contare il nostro disagio personale di non poter sempre utilizzare la linea wi-fi.

Bocchi – Insomma ci sono enormi sponsor che pagano, come OurGame e la Red Bull e poi le cose non funzionano, i costi restano altissimi, i giocatori non fruiscono di nessuna facilitazione o incentivo economico da questi sponsor. Ti dico solo che non c’era una fotocopiatrice per poter fare le copie dei sistemi.

 

Camponeschi – Data bassa partecipazione, allora, questi campionati di Sanya sono stati dei ‘veri ‘ mondiali?

Bocchi – Direi decisamente di no. Sono mancati molti giocatori e molte squadre. Ovviamente senza nulla togliere a quelli che hanno partecipato e meritatamente vinto, ai quali vanno tutti i complimenti miei e di Alfredo. Tuttavia questo campionato è stato mortificato anche dalle formule di gara che vedono giornate e turni sempre più ridotti. Prendiamo ad esempio il campionato a coppie, che dà gli stessi punti di un mondiale per nazioni, ma che è stato giocato sulla ridicola lunghezza di 90 mani. Per farti un esempio, è come far durare la finale del mondiale di calcio soltanto 15 minuti. Anche la formula dell’ Open mi è sembrata insufficiente: abbiamo giocato incontri di 7 mani nel girone di qualificazione e, superato quello, c’erano i ko di 42 mani, quando una volta se ne facevano minimo 64. A Montreal, quando Alfredo ed io abbiamo vinto la Rosenblum Cup, abbiamo giocato una finale di 96 mani, e tutti gli altri incontri erano di 64 mani. Adesso si fa, per così dire, una ‘sveltina’ e via.

Versace – A rafforzare quanto dice Norberto, considera che le teste di serie numero 1, 2 e 3 del torneo si sono giocate la qualificazione all’ultimo incontro. Ovvero: la testa di serie n. 2, la mia squadra (Cayne) era già praticamente fuori; la numero 3 (Nickell) si qualificava solo facendo una ampia vittoria; la numero 1 (Monaco) qualora avesse perso 10 punti sarebbe stata eliminata… Questo ti fa capire quanto la formula delle partite su 7 mani sia veramente aleatoria. Possiamo anche giocare con queste formule, ma non chiamiamolo un Campionato del Mondo. Vedi, se giochi due soli giorni 7 mani ad incontro può veramente succedere di tutto ed in soli due giorni ti giochi la possibilità di accedere ai KO. E comunque va detto che in un incontro a KO, anche se con meno mani di quelle che tradizionalmente si sono sempre giocate nella Rosenblum, le squadre più forti di solito vincono. E vorrei cogliere qui l’occasione per fare i miei complimenti per la vittoria della Rosenblum a tutta la squadra polacca Mazurkiewicz ed in particolare a Michał Klukowski che, credo, sia il giocatore più giovane ad aver vinto questo trofeo.

 

Camponeschi – Che cosa ha spinto allora la WBF ad introdurre queste nuove formule ‘ristrette’?

Versace – Questo non lo so dire, ma credo che gli organizzatori prima di varare queste formule dovrebbero chiedere anche il parere di giocatori di esperienza. Norberto, io, ed altri, giochiamo a bridge da una marea di anni: forse qualcosa ne sappiamo e potremmo dare un contributo, un consiglio in merito alle formule di gioco, e anche in merito alla location ed a tutta l’organizzazione. Il motivo di questa mia intervista è proprio lanciare un appello. Il prossimo anno andremo a fare un Campionato Europeo Open al Circolo Polare Artico, a Tromsø (Norvegia), che è una delle città considerate tra le prime tre più care d’Europa. Adesso spiegatemi chi viene al Circolo Polare Artico a spendere 20 euro per una bibita? Il mio rammarico è vedere il bridge diventare uno sport ad esclusivo appannaggio delle squadre professionistiche.

 

Camponeschi – Alfredo, tu hai toccato una questione che sta molto a cuore a Norberto, che da anni invoca una sorta di sindacato’ dei giocatori, ovvero un maggior peso dell’opinione dei giocatori nelle decisioni della Federazione mondiale per quanto attiene alle formule e alle sedi di gara.

Bocchi – Noi giocatori non siamo mai interpellati, ed è proprio per questo che qualche anno fa ipotizzai la fondazione di un ‘sindacato’ dei giocatori che possa denunciare questi disagi. Quello che noi chiediamo è di poter dare la nostra consulenza e penso che la nostra esperienza sarebbe davvero utile alla Federazione europea (EBL) e mondiale (WBF). Ci piacerebbe poter collaborare per il bene del bridge, invece oggi come oggi tutte decisoni vengono prese senza considerarci. Il nostro obiettivo è quello di realizzare questo tipo di venti con 250 squadre, in un posto dove la gente possa venire spendendo poco e divertendosi molto. Inoltre, se si riuscissero a fare molte squadre, allora ci sarebbero le entrate sufficienti per invitare a spese della Federazione molte squadre juniores. Bisogna cercare di ripensare il bridge, un gioco che così sta morendo. Alfredo ed io abbiamo fatto la nostra carriera ormai, bisogna pensare ai giovani, ad una reale promozione.

 

Camponeschi – E tu, Alfredo, tu che proproni per migliorare la situazione in futuro?

Versace – Propongo di tornare a fare queste manifestazioni dove si facevano in passato. Le altre quattro Rosenblum sono state fatte a Verona, a Lille, Montreal e Filadelfia, cioè in città pronte ad accogliere qualunque tipo di numeri e di organizzazione e soprattutto accessibili a tutti: giocatori, addetti ai lavori e accompagnatori. Inoltre, se si trovano gli sponsor, utilizziamoli per rendere la partecipazione più agevole ai giocatori, a tutti i giocatori: anche a quelli che per una volta possono misurarsi coi campioni. Se continuiamo ad aumentare i costi, tra qualche anno questi campionati li faremo in 30 squadre.

Ribadisco che il mio è un appello per il bridge. Ovvio che giocatori come Norberto e me non hanno problemi a trovare uno sponsor. Noi siamo professionisti, ma parliamo per quelli che a Sanya non sono potuti venire. Parliamo per il futuro, perchè ci sia una maggiore razionalizzazione nell’organizzzione. Forse in passto le cose si facevano meglio. Ci sono stati in questi ultimi tempi troppi errori. Lasciami tirare in ballo anche la nostra Federazione italiana (FIGB) che ha organizzato il torneo di Roma in una cornice  – lo Stadio Olimpico – davvero eccezionale, in concomitanza con il misto di Sanya: per questo molti giocatori forti non hanno potuto partecipare.

 

Camponeschi – I prossimi Mondiali a Squadre Nazionali si giocheranno a Chennai, in India….

Bocchi – Questo è un discorso del tutto diverso, perchè appunto si tratta di mondiali per nazioni, dove solo determinate squadre acquisiscono il diritto a partecipare. In questo caso, in cui non si tratta di eventi ‘open’ la location è meno determinante. Lo scopo di una Rosenblum è, invece, incentivare la partecpazione del maggior numero di giocatori possibili.

Versace – Ritengo che sia sempre controproducente organizzare qualsiasi mondiale in location poco accessibili, considerando che anche durante i mondiali per nazioni c’è sempre un evento transnazionale in contemporanea.

 

Camponeschi – L’Italia, come è noto, non si è qualificata per la prossima Bermuda Bowl di Chennai. Alfredo e Norberto, voi giocherete comunque il transnazionale?

Versace – Non ci pensiamo nemmeno. Per una volta i mondiali ce li vedremo in vugraph!

Norberto – Fare il transnazionale mentre gli altri giocano il torneo più bello, la Bermuda Bowl, sarebbe fare come i bambini poveri che guardano i giocattoli in vetrina senza poterli toccare.

Versace – Confermo! L’ho fatto solo una volta, di partecipare al transnazionale senza poter giocare il campionato principale: è stato come spiare dal buco della serratura.

 

Camponeschi – Ma se il Blue Team non sarà alla Bermuda Bowl di Chennai, di chi è la colpa: di Alfredo o di Norberto?

Versace – La colpa è sicuramente di Alfredo perchè non ce l’ha fatta a qualificarsi. Un po’ anche di Norberto, perchè non è venuto ad aiutare la squadra a qualificarsi. Insomma lasciami dire che la colpa va ripartita tra tutti e due, seppure la responsabilità maggiroe resta la mia.

Bocchi – La colpa non è né mia né di Alfredo. Noi giocatori alla fine non è che contiamo poi molto, le decisioni le prendono altri. Da parte mia posso dire che non avendo partecipato con la mia squadra (Lavazza) alle selezioni per la nazionale europea, non potevo poi andare a giocare per un altro sponsor (Angelini): sarebbe stato incoerente e scorretto. Diciamo che la nostra federazione (FIGB) non ci ha messo in condizione di poter giocare insieme.

Versace – Vorrei aggiungere una parola su questo argomento. Non mi pare la fine del mondo se per una volta non andiamo ai mondiali. E’ successo a tanti giocatori forti, anche Meckstroth e Rodwell hanno saltato qualche mondiale e sicuramente ne hanno vinti  più di noi. A me ovviamente dispiace molto non prendere parte da protagonista a quella che è la competizione più affascinante e bella del bridge, la Bermuda Bowl. Tuttavia non ci strappiamo i capelli! Diciamo che dovrò trovare qualcosa da fare in quei giorni per non soffrire troppo…

 

Camponeschi – Qualcosa da fare? Penso sarete ingaggiati come commentatori, no?

Versace – Sì, ammesso che qualcuno non si compri i diritti di quegli incontri e poi non ce li faccia nemmeno vedere…

 

Camponeschi – La presenza di Norberto mi spinge a fare un’ulteriore domanda ad Alfredo: Sicuramente avrai appreso della lettera con la quale Bocchi, Duboin e Madala dichiaranno la loro indisponibilità ad essere convocati per i prossimi europei. Qual è la tua reazione, Alfredo?

Versace – Voglio pensare che sia uno scherzo. Questa cosa mi ha fatto molto dispiacere: non posso pensare per il futuro ad una nazionale dove non ci siano Norberto, Giorgino o Agustin. Insieme abbiamo vinto tutti tanto, ed è talmente un grosso dolore questa notizia che io non voglio pensare che sia vera. Per il bene del bridge italiano lasciami pensare che questo annnuncio sia solo uno scherzo.

Bocchi – E’ come quando al marito dicono che la moglie gli ha messo le corna… Il marito non ci vuole mai credere ma il più delle volte è davvero cornuto.

Versace – E’ proprio così. Norberto ed io ci conosciamo da una vita, abbiamo giocato cinque anni come coppia e sono 25 anni che siamo in nazioanle insieme… Io voglio continuare a credere che si tratta di uno scerzo.

Norberto – Ma tanto scherzo non è …

 

Versace & TokayCamponeschi – Alfredo, mi confermi che il vostro amico e compagno di squadra Mustafa Cem Tokay sta prendendo la nresidenza in Italia?

Versace – Ti confermo che Tokay molto presto prenderà la residenza italiana. E’ un compagno di squadra nel team Angelini ed un grande amico: di questa sua scelta siamo tutti davvero molto contenti, anche perchè si tratta un giovane talento che può ancora crescere molto.

Camponeschi – La residenza italiana consentirà a Tokay di essere scherato nel Blue Team ai prossimi Europei ?

Versace – Certamente sì. Come è stato per Madala, potrebbe succedere per Tokay.

Bocchi – Vedi che c’è già chi ci ruba il posto in nazionale? Allora facciamo bene a ritirarci (ridendo, n.d.r.).

***

Laura Camponeschi

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