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Memorizzare a Bridge (6): Doris Fischer e Margit Schwarz

Posted on 18 December 2014

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Paolo Enrico Garrisi 03Due settimane fa ho iniziato un corso di bridge nel Circolo Cittadino di Ascoli Piceno. I miei tre allievi, Cinzia, Giampaolo e Valentina non sapevano nulla del gioco, era veramente la loro prima volta al tavolo. Ho distribuito le carte, scoprendo l’ultima, e ho iniziato a spiegare il Whist, rimarcando la necessità di osservare attentamente e ricordare ogni carta. Più tardi, a casa, ho ricevuto un’email da uno di loro, Giampaolo; scriveva a proposito del ricordarsi le carte e mi chiedeva:
…Ci sono tecniche per sviluppare la memoria specifica?… Si può fare una selezione finalizzata a ricordare solo quello che è maggiormente utile?
A mio giudizio la domanda di Giampaolo verteva su una delle chiavi principali del pensare a bridge, e meritava molte risposte, non una sola; perciò l’ho inoltrata ad altri. Ecco le risposte di Doris Fischer e Margit Schwarz.

 

Margit SchwarzDoris e Margit: Insegnare Bridge – Margit insegna ai ragazzi. Doris sta insegnando agli juniores che vogliono giocare nella squadra nazionale e in tornei per giocatori avanzati. Secondo noi è molto importante sapere che tipo di memoria ha una persona. Qualcuno ricorda meglio quando legge, qualcuno quando ripete ad alta voce, qualcuno quando prende appunti delle cose che vuole ricordare. E per tutti è importante esercitar0si nella pratica dei nuovi argomenti.

Cosicché noi usiamo tutte queste tecniche quando insegniamo ai nostri giovani studenti. Noi obblighiamo gli juniores a compilare quanto prima una carta delle convenzioni internazionale e a mettere per iscritto le diverse parti del loro sistema. Usiamo esercizi di ripetizione orali e scritti in formula di quiz. Inoltre li facciamo fisicamente spostare da un posto all’altro, dove loro trovano differenti tipi di esercizi. Loro ricordano meglio in questo modo che non rimanendo fermi tutto il tempo nello stesso posto.

All’inizio di ogni nuova lezione li facciamo ripetere i vecchi argomenti in differenti modi. Per esempio, loro ricevono da noi le mani di nord e sud in uno specifico tema, e devono dichiarare queste mani. Loro amano queste sfide licitative perché prendono punti in dipendenza del contratto che raggiungono. Apprezzano la competizione tra loro stessi, e sentire il nostro giudizio positivo “Avete appreso molto bene!” davanti agli altri è molto importante per loro.

Doris FischerDoris: Tecniche per esercitare la propria memoria – Non c’è molta differenza rispetto ai metodi usati da altri giocatori, buoni o migliori [di noi]. Io qualche volta sono un po’ pigra, oppure non mi concentro a sufficienza sulle cartine degli avversari quando sono dichiarante. Così se la mano non è facile o se c’è più di un modo per giocarla mi ripeto la prima presa nella memoria. Dopo quattro prese faccio lo stesso, così mi sarà più facile non perdermi un sei o un cinque che potrebbero essere importanti alla settima presa.

Quando attacco, appena scende il morto conto immediatamente i punti del morto e quelli che probabilmente ha il dichiarante. Così so già alla prima presa, approssimativamente, i punti del compagno. E non devo ricavarmeli durante il gioco. È un automatismo molto utile.

Io e li mio compagno lavoriamo sempre sul nostro sistema eliminando sequenze e introducendone di nuove. Ricordo tutto al meglio quando metto giù per iscritto. Mi aiuta più che leggere diverse volte.

Ci sono alcune sequenze nel mio sistema che ricordo sempre benché siano difficili e non ricorrano spesso. Ma sfortunatamente ce ne sono alcune – anche non difficili – che mi causano sempre problemi. Per una ragione o per l’altra non mi sembrano logiche. Devo ripetermele a mente prima di un torneo importante, e uso alcuni bizzarri “collegamenti” come questo: in certe situazioni specifiche la dichiarazione di un controllo a salire indica il massimo; così io mi ricordo il collegamento tra la “a” di salire con la “a” di massimo [Nell’originale inglese le due “a” sono quelle delle parole “ascending” e “maximum”].

***

Memorizzare a Bridge – Una rubrica di Paolo Enrico Garrisi

Parte VI: Doris Fischer e Margit Schwarz

 

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