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NEC Cup 2013: La Mano di Yokohama

Posted on 19 April 2013

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18° NEC Bridge Festival – Yokohama 16-21 aprile 2013. La mano di cui ci accingiamo a parlare è stata giocata nel terzo turno del torneo svizzero di qualificazione. Pharon (Inghilterra, Irlanda) giocava contro Yoshida (Giappone); alla mano 10, tutti in zona, le carte erano:

Yokohama hand 1

In sala aperta sedevano: Jason Hackett, Masaru Yoshida, Justin Hackett, Tina Cho; la loro licita è stata:

Yokohama 2

L’apertura di Sud appare normale di questi tempi, tuttavia ha solo due prese difensive, l’asso e 0,5 di ciascun re, mentre è raccomandabile averne almeno 2,5. Il rischio è di venire forzato a ripetere il colore sulla risposta 1♠ o 1NT, una sequenza che potrebbe indurre il compagno a salire troppo in alto fidando su una mano buona o almeno su un colore compatto. Il Fiori Napoletano e altri sistemi solidi, cioè poco aggressivi, hanno le aperture due deboli “costruttive”, vale a dire nel rango 7-12, appunto per comprendervi queste mani belle ma povere di forza difensiva.

In sala chiusa c’erano: Kim Sun Young, Paul Hackett, Takeshi Higashiguchi, Tom Hanlon; la licita è andata diversamente:

Yokohama 3

Qui il premio di aggressività non è per l’apertura ma per l’intervento: l’intervento due su uno con la quinta abbisogna normalmente di un colore buono, AQ432 per esempio, e anche di buoni tredici punti. Le aspettative di sicurezza per l’Interferente sono di trovare nel compagno due carte d’appoggio e nessuna vincente, e con questo pagare -2 in zona o -3 in prima; la mano di Ovest, Kim Sun Young – la riscriviamo qui: ♠10653 4 KQ932 ♣KQ8 – potrebbe essere troppo costosa, -800 o persino peggio.

L’attacco è stato K in ambedue i tavoli. In aperta Justin ha messo l’otto e Cho ha lisciato, eseguendo il Colpo di Bath; è un colpo nato nell’era del Whist nella cittadina termale di Bath, nel sud dell’Inghilterra, amena località che sin dal settecento è meta turistica della classe inglese benestante (là Catherine, protagonista del romanzo L’Abbazia di Northanger di Jane Austen, incontrò il suo amore in una sala da ballo).

L’otto di Justin sull’attacco di re appare carta alta, quindi incoraggiante negli accordi dei gemelli di Manchester, e perciò Jason non ha avuto modo di leggere il corretto messaggio: era da A-8? Oppure era da singolo? Oppure, come in effetti era, da miserevole 10-8?

Deve essere anche notato che Ovest aveva il nove, quindi l’otto scartato da Est gli appariva come la più alta nel set delle ordinarie carte di segnale, dal 2 al 9; tuttavia sarebbe stato lo stesso scambiando il nove con una delle carte più basse del Dichiarante, in quanto quest’ultimo l’avrebbe scartato proprio per mostrarlo ad Ovest e confondere i segnali: “Vedi, caro? L’otto del tuo compagno è appunto la sua carta più alta; lui vuole fortemente che tu continui nel colore.”. La regola dello scarto fuorviante è come segue: mostra all’avversario in presa la carta che segnala nei loro accordi quello che tu vuoi per i tuoi scopi.

Jason avrebbe potuto deviare in altro colore, aspettando che il compagno entrasse in presa e tornasse lui a quadri, ma non solo il compagno poteva essere singolo a quadri, c’era anche il problema delle fiori: K-Q sotto A-J appare una piattaforma per lo scarto di una perdente, come infatti era. Così Jason, in Ovest, ha continuato con piccola quadri, concedendo due prese nel colore e permettendo a Tina Cho di mantenere il contratto.

In sala chiusa, con lo stesso attacco, il dichiarante Tom Hanlon ha preso immediatamente; non ha fatto il Colpo di Bath a causa della licita: Tom – riteniamo – avendo l’asso ed il fante nel colore d’intervento non si aspettava che fosse solo quinto; perciò dal suo punto di vista la mano dipendeva solo dalla posizione dell’asso di cuori; lo avesse avuto Est, non sarebbe stato in grado di ridare la mano al compagno perche lo facesse tagliare.

Dopo l’inatteso taglio a quadri, Tom ha ancora avuto la presenza di spirito per un ultimo disperato tentativo: una compressione ♣KQ-♠QJ10, che naturalmente è fallita. Ma vale la pena di vedere il finale che si sarebbe verificato se Ovest avesse avuto ♠QJ103 invece di ♠10653:

Yokohama 4

A prima vista la compressione appare diretta solo su Ovest perché la minaccia isolata (♣J) si trova opposta alla carta comprimente, ma grazie al ♠K, un ingresso supplementare, e al ♣10, si configura una “compressione degli assi secchi” allargata, atta a colpire ambedue gli avversari (si batta l’asso di picche e la si riconoscerà nella forma essenziale). Ma ovviamente era solo teorica perché Est non poteva avere tutti quei punti.

La sola carta chiave ♣10, indipendentemente dal ♠K che può anche essere battuto, permetteva poi di realizzare una manovra ancora più elegante, sbloccando in anticipo l’asso di fiori e pervenendo ad un altro finale:

Yokohama 5

Adesso la minaccia isolata non è più il ♣J, che sarà scartato sulla cuori, ma il ♣10, e la compressione colpisce ambedue gli avversari ma è divenuta automatica. Questo è il vero Colpo di Vienna, esattamente lo sblocco per trasferire la minaccia.

Questa mano era veramente straordinaria, tanto che pensiamo meriti un nome; “La Mano di Yokohama”, per esempio. Ci sono sette grandi temi in essa:

– L’Apertura Solida connessa a quella debole ma costruttiva a livello due

– La forza del colore d’intervento e le sue aspettative

– Il Colpo di Bath

– Il Gioco Fuorviante

– Tre tipi di compressione: diretta sul fianco sinistro, degli Assi Secchi, e il Colpo di Vienna.

***

Paolo Enrico Garrisi

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