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Bridge alle Canarie

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tenerife logoLe isole Canarie fanno parte della Spagna, una decina di isole vulcaniche nell’oceano atlantico, 100 km al largo del Marocco. Il clima è bello tutto l’anno: la temperatura media giornaliera va dai 18 di gennaio ai 24 di agosto; infatti ci vanno 12 milioni di turisti all’anno, un terzo dei quali sono britannici. Ci vivono poco più di due milioni di abitanti, 85 per cento spagnoli e gli altri soprattutto inglesi, tedeschi e marocchini.

Il bel clima e i paesaggi da sogno non sono le sole ragioni per cui in tanti vanno là; le Canarie sono zona a basso carico fiscale, ma non un paradiso fiscale come alcuni piccoli stati europei o caraibici: così è stato stabilito dalla Commissione Europea, l’organo esecutivo dell’Unione Europea, per migliorare l’economia dell’arcipelago salvaguardando il suo ambiente naturale.

La comunità italiana residente nelle Canarie non è così numerosa come quelle tedesche ed inglesi; sono circa 25.000, però molti di più hanno una casa dove vengono spesso; non residenti ma più che turisti occasionali.

Quando parliamo di Bridge alle Canarie, prima di tutto dobbiamo citare la squadra Orange 1, vincitrice dei Campionati Europei Open del 2005, un evento transnazionale che si tenne a Tenerife: Jan Jansma, Jr Louk Verhees, Ton Bakkeren, Huub Bertens, Bauke Muller, Simon De Wijs. Tutti olandesi. Nella stessa isola, quattro anni prima l’Italia aveva vinto la quarta della sua fila di otto vittorie consecutive europee: erano Dano De Falco, Guido Ferraro, Lorenzo Lauria, Alfredo Versace, Norberto Bocchi, Giorgio Duboin.

Da questo mese, la comunità italiana ha una propria rivista mensile cartacea, [email protected], diretta da Franco Leonardi e pubblicata dall’associazione culturale “Gli amici di Tenerife”.

Laura Camponeschi, fondatrice di Neapolitan Club e membro della International Bridge Press Association (IBPA), dirige la rubrica di bridge nella rivista. Nel primo numero ha scritto: “Ho accettato con entusiasmo la proposta di curare una pagina dedicata al bridge…”, e questo entusiasmo è espressione della sua volontà di essere sempre vicina a chi gioca a bridge, non ha importanza dove o quanti siano. Perchè dove c’è bridge, Neapolitan Club c’è.

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Paolo Enrico Garrisi

09/02/2013

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