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Memorizing at Bridge (5): Giorgio Duboin and Mark Horton

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Paolo Enrico Garrisi 03Two weeks ago I started a class of bridge at Ascoli Piceno’s Circolo Cittadino (City Club); my three pupils, Cinzia, Giampaolo and Valentina didn’t know anything of the game, it was their very first time at the table. I dealt a deck, turning up the last card, and I started to explain the Whist. I pointed out that it needed to carefully watch and remember any card. Later, at home, I received an email from Giampaolo; he wrote about card memorizing and asked me:
…Are there techniques to develop some specific memory?… Could be possible to make a choice of what might be more useful to memorize?
In my opinion, Giampaolo’s asking dealt with a main key of bridge thinking, and it deserved many responses, not one only; therefore I forwarded it to others. Today the responses from Giorgio Duboin and Mark Horton.

 

Giorgino-Duboin-Elisabeth-van-Ettinger 02Giorgio Duboin  I have been always distract, one who passes a good part of the day looking for objects and documents which he can’t remember where himself had put them. If I have a meeting, I must note down it, otherwise I often risk to forget it; if in the evening, emptying out pockets I find I have little money, almost always I don’t remember how I did spent what I had, and the like. My visual memory works better indeed, though; if a memory is linked to an image, any kind of, usually it remains stamped my memory. For what deals with cards, I think my brain is now used to memorize them automatically. Keep in mind that I started playing since when I was child, and bridge around nine years aged, so that cards are part of my life since ever. The only technique of memorization I use, but in absolutely spontaneous way, is that for recollect, for example, the sequences of my bidding system I write them; if I only study them after a little the memory fades, if I write it’s more lasting, thus it suffices a brief revision to make it surfacing again.

 

Mark Horton  Not easy! What a tough question. It is clear that a good player attempts to play all 52 cards rather than the 26 which are on view. A player who does not attempt to reconstruct the hidden hands will never be better than fair.

There are two issues ‒ do you need to remember every card, or only some of them along with the distribution?

MHAfter the opening lead the distribution of a suit is frequently established immediately and almost for certain when it is played a second time. For a defender it is usually possible to form a picture of the distribution at a relatively early stage. It is not so easy for declarer, who generally has less to go on.

To make any progress one has to be capable of making simple observations (declarer has played three rounds of hearts and everyone has followed, so only one card is left in the suit etc). However, do you need to remember the specific cards and if so how to do it?

The answer is probably somewhere in the middle and to some extent may come from experience at the table. For example if West leads out the AKQ of a suit to the first three tricks that is easy to remember, but will you have taken as much notice of East’s cards (and for that matter those in dummy and your own hand)?

A key element is the ability to maintain total concentration – get distracted for a moment and you will miss a card that was played in the sense that you haven’t recorded the denomination in your memory bank.
I think this process of recalling the cards can be acquired, but for many it takes much time and effort, while for a gifted minority, it comes naturally.

One observation: When I took the game seriously I could write down all the hands from a session, usually down to the spots. For example West held ♠AK942 AJ54 1093 ♣7. Nowadays West would have ♠AKxxx AJxx xxx ♣x.

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Memorizing at Bridge – by Paolo Enrico Garrisi

Part 5: Giorgio Duboin and Mark Horton

Memorizzare a Bridge (5): Giorgio Duboin e Mark Horton

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Paolo Enrico Garrisi 03Due settimane fa ho iniziato un corso di bridge nel Circolo Cittadino di Ascoli Piceno. I miei tre allievi, Cinzia, Giampaolo e Valentina non sapevano nulla del gioco, era veramente la loro prima volta al tavolo. Ho distribuito le carte, scoprendo l’ultima, e ho iniziato a spiegare il Whist, rimarcando la necessità di osservare attentamente e ricordare ogni carta. Più tardi, a casa, ho ricevuto un’email da uno di loro, Giampaolo; scriveva a proposito del ricordarsi le carte e mi chiedeva:
…Ci sono tecniche per sviluppare la memoria specifica?… Si può fare una selezione finalizzata a ricordare solo quello che è maggiormente utile?
A mio giudizio la domanda di Giampaolo verteva su una delle chiavi principali del pensare a bridge, e meritava molte risposte, non una sola; perciò l’ho inoltrata ad altri. Ecco le risposte di Giorgio Duboin e Mark Horton.

 

Giorgino-Duboin-Elisabeth-van-Ettinger 02Giorgio Duboin Personalmente sono sempre stato distratto, uno di quelli che passa buona parte delle giornate a cercare oggetti o documenti che non ricorda dove possono essere stati messi da lui stesso. Se ho un appuntamento me lo devo annotare altrimenti spesso rischio di dimenticarmene, se la sera svuotando le tasche mi ritrovo pochi contanti quasi sempre non ricordo in quale modo possa aver speso quello che avevo e altre cose di questo genere. Però la mia memoria visiva funziona in maniera molto migliore; se un ricordo è legato ad una immagine, di qualsiasi tipo, normalmente rimane impresso nella mia memoria. Per quel che riguarda le carte credo che il mio cervello si sia abituato a memorizzarle automaticamente. Tieni presente che ho cominciato a giocare a carte sin da bambino e a bridge intorno ai 9 anni per cui le carte fanno da sempre parte della mia vita. L’unica tecnica di memorizzazione che adopero ma assolutamente in maniera spontanea, è che per ricordarmi ad esempio le sequenze del sistema dichiarativo preferisco scriverle, se studio solamente dopo un po’ il ricordo si offusca, se scrivo è più duraturo e quindi mi basta un veloce ripasso per farlo riaffiorare.

 

Mark Horton Non facile! È una domanda tosta. È chiaro che un buon giocatore tenta di giocare con tutte le 56 carte invece delle sole 26 che vede. Un giocatore che non tenta di ricostruire le mani nascoste non sarà mai più che discreto. Ci sono due questioni principali ‒ è necessario ricordare ogni carta, o solo alcune e la distribuzione?
Dopo l’attacco la distribuzione di quel colore è frequentemente individuata subito, e quasi sempre accertata se viene giocato di nuovo. Per un difensore è spesso possibile formarsi il quadro della distribuzione con relativa precocità. Non è altrettanto facile per il dichiarante, che generalmente ha meno elementi di valutazione.

MHPer fare progressi uno deve essere capace di fare semplici osservazioni (il dichiarante ha giocato tre giri di cuori e tutti hanno risposto, così è rimasta una sola carta nel colore, etc). Tuttavia rimane che bisogna ricordare le carte specifiche, e allora come fare?

La risposta è probabilmente da qualche parte là in mezzo, e fino ad un certo punto può venire dall’esperienza al tavolo. Per esempio, se Ovest attacca da AKQ di un colore nelle prime tre prese questo è facile da ricordare, ma avrete preso nota con altrettanta cura delle carte scartate da Est (e nella misura in cui ha importanza di quelle del morto e della vostra stessa mano)?

Un elemento chiave è l’importanza di mantenersi concentrati ‒ un momento di distrazione e perdete una carta, nel senso che non avete registrato la sua denominazione nei vostri banchi di memoria. Penso che il processo di richiamare in mente le carte può essere acquisito, ma per molti richiede molto tempo e molta fatica, mentre per un minoranza dotata arriva naturalmente.

Un’osservazione: quando io m’impegnavo seriamente nel gioco, potevo mettere giù le mani di un’intera sessione, normalmente fino alle cartine. Per esempio, Ovest aveva ♠AK942 AJ54 1093 ♣7. Al giorno d’oggi invece Ovest avrebbe ♠AKxxx AJxx xxx ♣x.

 

Memorizzare a Bridge – Una rubrica di Paolo Enrico Garrisi

Parte V: Giorgio Duboin e Mark Horton

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Italian style 02The Neapolitan Club staff is honoured to welcome a new illustrious contributor: Giorgino Duboin. The great Italian champion will write a series of articles mostly dedicated to his international bridge activities. Duboin’s Column »

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MyWay-logoThe great Italian champion Norberto Bocchi contributes articles on a regular basis to Neapolitan Club. Norberto refers in his column ‘My Way’ to political issues which may arise in the bridge world and sometimes he describes interesting hands. Read Bocchi’s column»   Read Bocchi’s interviews»

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Silvio Sbarigia

 

SILVIO SBARIGIA is a pharmacist; he was born in Rome and lives there. He has won the European championship in 1975 with legendary Blue Team, runner up at 1974’s and at Olympic games of 1976.  Sbarigia is member of Neapolitan Club Technical Commettee. His bridge problems aren’t difficult; just we need to think on a plan and to avoid the instinctive playing. Bridge quizzes by Sbarigia »

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