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Memorizing at Bridge (7): “Practice and Talent”

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Paolo Enrico Garrisi 03Two weeks ago I started a class of bridge at Ascoli Piceno’s Circolo Cittadino (City Club); my three pupils, Cinzia, Giampaolo and Valentina didn’t know anything of the game, it was their very first time at the table. I dealt a deck, turning up the last card, and I started to explain the Whist. I pointed out that it needed to carefully watch and remember any card. Later, at home, I received an email from Giampaolo; he wrote about card memorizing and asked me:
…Are there techniques to develop some specific memory?… Could be possible to make a choice of what might be more useful to memorize?
In my opinion, Giampaolo’s asking dealt with a main key of bridge thinking, and it deserved many responses, not one only; therefore I forwarded it to others. Today the responses from Norberto Bocchi, Michael Becker, Michael Rosenberg, John Swanson and Silvio Sbarigia.

 

 

Norberto BocchiNorberto Bocchi  I think the memory only develops with practice and the Godsend, I honestly the cards I remember all them without any effort, that is I store them in the mind in automatic way.

 

Michael BeckerMichael Becker (ACBL) – To be honest I don’t remember how I remember! Remembering the cards came to me after playing hundreds, then thousands of hands. I started playing bridge when I was 13 years old. Two years later, while I was playing a hand I could remember all the cards played. And I could remember all the hands from a 26 board session for at least a day. Now I am 70 years old. I occasionally miss a spot card played. I cannot remember all the hands from a session without a little help. Hand records are great!

 

M Rosenberg (Peggy Kaplan)Michael Rosenberg  I happen to have an excellent memory, but don’t use any techniques. I understand that there are memory competitions, and these people use ‘memory palaces.’ But I don’t think I can personally help you much – I am just lucky that I have this talent.

 

John SwansonJohn Swanson – I am a bridge expert but not a memory expert; I have no good understanding of how memory works. About 60 years ago I went to a lecture on how one develops a method for remembering, but I don’t remember much about it. I would guess that you will get a much better answer if you pose your questions to a memory expert.

 

Silvio Sbarigia Silvio Sbarigia  In my opinion memorizing is a skill that is part of the card-player’s talent, that is automatically watching the cards and immediately setting the vision of them into the memory. I have always had such a skill. But if a student would learn to count opponents’ hand, he should start at once a method of picturing to himself the hidden cards, and, therefore, he would also improve the mnemonic part of inserting the plugs, i.e. the cards themselves, and with a lot of patience also improving the ability to remember the cards already played. But this isn’t worth for all. If he want to become at least good player he have to toil in order to train that part of memory which he is not even aware of having. Besides, it is better to learn basic techniques and percentages, and not to go too much soon at the table, which is backfiring because the student might think that the game were too much difficult and being dismayed. And it also must be held that bridge is paining and studying. Because the bridge isn’t a joke. It is a whole of logic, psychology, character, politeness, and more.

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Memorizing at Bridge – by Paolo Enrico Garrisi

Part 7: “Practice and Talent”

Memorizzare a Bridge (7): “Pratica e Talento”

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Paolo Enrico Garrisi 03Due settimane fa ho iniziato un corso di bridge nel Circolo Cittadino di Ascoli Piceno. I miei tre allievi, Cinzia, Giampaolo e Valentina non sapevano nulla del gioco, era veramente la loro prima volta al tavolo. Ho distribuito le carte, scoprendo l’ultima, e ho iniziato a spiegare il Whist, rimarcando la necessità di osservare attentamente e ricordare ogni carta. Più tardi, a casa, ho ricevuto un’email da uno di loro, Giampaolo; scriveva a proposito del ricordarsi le carte e mi chiedeva:
…Ci sono tecniche per sviluppare la memoria specifica?… Si può fare una selezione finalizzata a ricordare solo quello che è maggiormente utile?
A mio giudizio la domanda di Giampaolo verteva su una delle chiavi principali del pensare a bridge, e meritava molte risposte, non una sola; perciò l’ho inoltrata ad altri. Ecco le risposte di Norberto Bocchi, Michael Becker, Michael Rosenberg, John Swanson e Silvio Sbarigia.

 

Norberto BocchiNorberto Bocchi Credo che la memoria si sviluppa solo con la pratica e il dono di Dio, io onestamente le carte le ricordo tutte senza nessun sforzo cioè le immagazzino nella mente in modo automatico.

 

Michael BeckerMichael Becker (ACBL) – Per essere onesti non ricordo come ho imparato a ricordare! Ricordare le carte mi è venuto dopo aver giocato centinaia, poi migliaia di mani. Ho cominciato a giocare a bridge quando avevo 13 anni. Due anni dopo, mentre giocavo una mano potevo ricordare tutte le carte giocate. E potevo ricordare tutte le mani di una sessione di 26 boards per almeno un giorno. Adesso ho 70 anni. Talvolta dimentico una cartina uscita. Non riesco a ricordare tutte le mani di una sessione senza un piccolo aiuto. Le registrazioni delle mani sono una gran cosa!

 

M Rosenberg (Peggy Kaplan)Michael Rosenberg – Ho una memoria eccellente, ma non uso alcuna tecnica. So che ci sono gare di memoria, e che queste persone usano “palazzi della memoria”, ma non penso di poterti aiutare molto. Sono solo fortunato ad avere questo talento.

 

John SwansonJohn Swanson – Sono un esperto di bridge, ma non di memoria; non ho idea di come lavori la memoria. Circa 60 anni fa mi andai a leggere qualcosa su come sviluppare un metodo per ricordare, ma non ricordo molto di quello che c’era scritto. Direi che potresti ottenere una risposta decisamente migliore se poni la domanda ad un esperto di memoria.

 

Silvio Sbarigia Silvio Sbarigia – Secondo me memorizzare è una dote che fa parte del talento di un cartaro, cioè la meccanizzazione della visione delle carte e l’immediata collocazione nella memoria. È una dote che ho sempre avuto. Ma se uno studente imparasse a contare la mano degli avversari, subito comincerebbe a sviluppare un metodo di ricostruzione. Inserendo nella ricostruzione anche le carte svilupperebbe anche di più la parte mnemonica inerente i tasselli, cioè le carte stesse, e con molta pazienza aumenterebbe la capacita di ricordare le carte uscite. Ma non è eguale per tutti. Se uno vuole diventare un giocatore di bridge decente deve faticare ad esercitare quella parte di memoria che neanche sa di avere. Inoltre la cosa migliore è imparare la tecnica di base alla perfezione e conoscere le percentuali, e non andare troppo presto al tavolo, che è controproducente perché lo studente potrebbe pensare che sia un gioco troppo difficile e si deprime. E deve essere tenuto a mente che il bridge è sofferenza, se uno vuole emergere. E studio. Perché il bridge non è un gioco; è un insieme di logica, psicologia, carattere, educazione, e altro.

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Memorizzare a Bridge – Una rubrica di Paolo Enrico Garrisi

Parte VII: “Pratica e Talento ”

 

2014 Spingold – Italians in Las Vegas: Day 2

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2day 2014 Spingold Knockout Teams. All Italian top players move to Round of 32. In the Round of 64 Lavazza defeated Eythorsdottir by 131-63; Cayne defeated Fourcadout by 182-113; Assael-Sementa defeated Narasimhan –India National Team by 163 -96; and Monaco defeated Litvack by 166-122.

Today’s matches (Round of 32 –Day 3 – Wednesday, July 23):

Lavazza  (Giorgio Duboin, Zia Mahmood, Alejandro Bianchedi, Agustin Madala, Norberto Bocchi) vs Mazurkiewicz (Marcin Mazurkiewicz, Piotr Gawrys, Krzysztof Jassem, Michal Klukowski)

Cayne (James Cayne, Michael Seamon, Alfredo Versace, Lorenzo Lauria, Thomas Bessis, Cedric Lorenzini) vs McAllister (John McAllister, Sartaj Hans, Peter Gill, Sam Lev)

Assael  (Antonio Sementa,  Alexander Smirnov, Josef Piekarek, Mustafa Cem Tokay) vs Street (Paul Street, Ira Chorush, Marc Bompis, Jean Quantin, Ishmael Delmonte, Curtis Cheek)

Monaco (Pierre Zimmermann, Franck Multon, Geir Helgemo, Tor Helness, Fulvio Fantoni, Claudio Nunes) vs Koneru (Venkatrao Koneru, John Schermer, Tezcan Sen, Yalcin Atabey)

The winning teams move to Round of 16 scheduled tomorrow, Thursday July 24.

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Spingold 2014 – Italiani a Las Vegas: Secondo Giorno

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day 2Spingold Knockout Teams 2014. Tutti i campioni italiani passano al Round of 32: nel Round of 64 Lavazza ha sconfitto Eythorsdottir 131 a 63; Cayne ha sconfitto Fourcadout 182-113; la squadra Assael-Sementa ha sconfitto Narasimhan-India National Team 163 a 96;  Monaco ha sconfitto Litvack 166-122.

Questi gli incontri di oggi (Round of 32 – Giorno 2, mercoledì 23 luglio):

Lavazza  (Giorgio Duboin, Zia Mahmood, Alejandro Bianchedi, Agustin Madala, Norberto Bocchi) vs Mazurkiewicz (Marcin Mazurkiewicz, Piotr Gawrys, Krzysztof Jassem, Michal Klukowski)

Cayne (James Cayne, Michael Seamon, Alfredo Versace, Lorenzo Lauria, Thomas Bessis, Cedric Lorenzini) vs McAllister (John McAllister, Sartaj Hans, Peter Gill, Sam Lev)

Assael  (Antonio Sementa,  Alexander Smirnov, Josef Piekarek, Mustafa Cem Tokay) vs Street (Paul Street, Ira Chorush, Marc Bompis, Jean Quantin, Ishmael Delmonte, Curtis Cheek)

Monaco (Pierre Zimmermann, Franck Multon, Geir Helgemo, Tor Helness, Fulvio Fantoni, Claudio Nunes) vs Koneru (Venkatrao Koneru, John Schermer, Tezcan Sen, Yalcin Atabey)

Le squadre vincitrici passano agli ottavi di finale (Round of 16) in programma domani, giovedì 24 luglio.

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Norberto Bocchi: A Guido

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Norberto e Guido

Non rivedrò più Guido Ferraro? Sembra impossibile crederci, ancora più difficile descriverlo. Guido era un uomo decisamente intelligente,vivace, sempre allegro, di grande talento bridgistico ma sopratutto un grandissimo AMICO, che se ne va troppo presto, davvero troppo presto… E so che questa volta non è uno dei tanti scherzi che in 37 anni che lo conosco mi ha fatto.

Il suo carisma e la sua perspicacia erano riconosciuti in ogni angolo del mondo: tutte le volte che stavo con lui io mi consideravo solo un’ombra per tutto quello che sapeva trasmettere.

La nostra squadra, a cominciare da Maria Teresa Lavazza, sentirà un vuoto davvero incolmabile. Sostuire Guido sarà più che difficile, sarà impossibile.

Cara Cinzia, capisco il vuoto che sentirai, non saprei come confortarti perché nemmeno con me stesso non trovo parole di conforto: Guido mancherà molto a noi tutti e non voglio pensare nemmeno per un momento quanto mancherà a te.

Un grande uomo ci lascia.

Guido, la nostra vita sarà più grigia, più triste, più noiosa, molto più vuota e molto meno divertente senza di te, però so bene che tu – con il tuo modo di intendere la vita – ci diresti di ricordarti solo nell’allegria, e noi cercheremo di fare il possibile per accontentarti anche se sarà difficile.

Guido: sarai in paradiso a prendere per i fondelli in modo elegante – come sempre hai fatto – tutti i santi e, dopo aver riabbracciato il tuo caro papà e la tua cara mamma domanderei al primo che ti passa vicino se da quelle parti c’è un bel campo di golf :-))))

Ti voglio bene.

Adiòs y hasta muy pronto

Norberto

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Norberto Bocchi: To Guido

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Norberto e Guido

I will never see Guido Ferraro again? It seems impossible to believe this, and it is even more difficult to describe it.   Read the full story

Norberto Bocchi: The Big Bang Theory (Part II)

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Norberto Bocchi During his last interview, Norberto Bocchi mentioned the “Big Bang”, a system he plays with Agustin Madala. Recently Giorgio Duboin and Alejandro Bianchedi have been playing Big Bang as well. Given the interest and curiosity generated by that interview, we asked Norberto to better illustrate the guidelines of his new system and to explain its essential points.

 

Please, Norberto, tell us in a few words what is new in Bocchi’s Big Bang System.

The main innovation is the focus on vulnerability. The bidding style changes depending on vulnerability.

 

How would you unfold the philosophy of Big Bang to intermediate players?

The core innovation of the system does not simply consist in adopting different systems depending on vulnerability: this has been done for a while. My idea is to have one system, but to change the way one bids, depending on vulnerability.

Some Italian and foreign pairs, for example, alternate a Strong Club and Natural system depending on vulnerability. But I think that this strategy is already outdated. On the contrary, Big Bang consists of one basic system at all vulnerabilities. Only some opening bids are more aggressive, when non-vulnerable.

The clearest example is the 1NT opening which ranges from 10-12, 12-14, 15-17 points depending on the vulnerability. Big Bang’s idea is to exploit one of the four vulnerability situations, that of favourable, to bid very aggressively, to the point of exasperation; at love all it is fairly aggressive, and at game all it reverts to “normal”, stable, balanced.

 

In Big Bang there is only one forcing opening bid, 2 (game forcing or balanced 23+)

Exactly, and I can guess what you are telling me… this is perhaps the “defect” of the system. But I willll now explain the way 2 works within the system.  Eight or nine times out of ten, game forcing opening bids show balanced hands, and in such cases they do not create any problems: the auction runs smoothly. For instance, we have the auction 2-2♥-2NT and it develops normally. But one or two times out of ten you might have a game forcing unbalanced hand. In this case, even if our system has been worked out accurately, it is still not perfectly accurate, and there are other pairs who surely have better sequences than ours, in this case. For example, the 2♣ opening bid is better because it gives more bidding room.

But why did we decide to use 2 as the only game forcing opening bid? Why did we choose to use 2♣ to show balanced 18-19 hands, which are shown via 2in other systems? Our choice is motivated by a careful statistical study: out of one hundred hands which fit into the parameters of the 2♣ opening (18-19) or 2 (game forcing), 96-97 are 2♣ openers, and only 3-4 are 2openers. Therefore, the calculus of probability shows that it is better to use the 2♣ opening bid to show the more common hand pattern, because it leaves more bidding room: even one extra bidding step allows to show an almost infinite number of additional hands.

On the contrary, using 2♣ as game forcing works better with distributional hands, because with balanced ones the bidding sequence is almost the same. But how many unbalanced game forcing hands do you pick up? Roughly one out of five hundred, i.e. a negligible number. Thus we can easily give up this small advantage and use 2♣ for more common openings. The system set up, then, comes from a deep and careful study of the calculus of probabilities.

 

In the previous edition of your system, even 2 and 2 openings were game forcing. Why did you change them?

Because a game forcing 2 or 2 opening bid took too much bidding room for too few hands. In the current version we play 2 and 2 as natural weak opening bids, when vulnerable, whereas 2 and 2 show two-suited hands when non vulnerable. Weak one-suited hands are opened at the three or four level, in these circumstances.

The choice to assign different meanings to 2and 2 opening bids, depending on vulnerability, is one of the elements which determine the aggressiveness of the system. Our analysis shows that three-level openings are fifteen times as annoying as two-level ones. At the moment, weak twos do not make life that much harder for the opponents, because many conventions are available to defend against them. If I open 3 and west has a 23 point hand, he will be forced to bid 3NT; his partner, even with 12 points, must pass. The opponents can make 7NT but have no way to get to theright contract! The 2♠ opening, instead, would leave them all the room they need to bid the slam. At the moment, we are working hard on the development of bidding when favourable and at love all.

 

You often open at the three level even with six card suits, is that true?

Yes, we do, very often. We are not too fussy about the length, six or seven cards. With a seven card suit and a good hand we usually open at the four level. But six times out of ten, we open single-suited hands with a six card suit at the three level when favourable. Agustin Madala opened at the three-level even with five cards, for instance KQJ10x.

 

One of the reasons why you have called your system “Big Bang” is that it is in continuous development; in practice, it continuously evolves.

Sure, study and research to improve the system is never ending. As I explained other times, Italians, especially Lorenzo Lauria and I, have always launched innovations in the bidding technique, but as others have been using and developing our sequences and conventions, we need to evolve in order to surprise and overcome opponents’ improvements.

 

When you decided to change the 2 opening, did you consider adopting Strong Club? If so, why did you decide not to go for it?

I think Strong Club system is outdated. Bridge has become so aggressive that after 1♣ opponents interfere with anything, and as a consequence Strong Club lost much of the advantages that it had in the past. Adopting this system would be an own goal, because opponents’ overcalls would take away the steps which we need to describe the hand.

You see, bridge was different thirty years ago, Strong Club worked very well because opponents only overcalled with strong hands and solid suits. Today, opponents overcall with anything and very few points: thus they effectively obstruct your auction, taking away the room you need to describe the hand. The 1♣ opening in Strong Club only shows the hand’s strength, because opponents’ overcalls often do not even allow to show your suit.

 

The use of transfers is a typical feature of your style – you used them even in the Bocchi-Duboin system – and it is widespread among Italians, but I wonder: does it not leave too much room to intervention?

Transfers have been used by all pairs for fifteen years. We play it in an exasperate manner in order to let the stronger hand play or let the most suitable hand get the lead. Actually transfers do not help opponents much because the space left to overcall is narrow and not much can be done with it. The use of transfers is not a random choice, but a necessity, because the advantages for declarer heavily outrank opponents’: I would say that the proportion between declarer’s and opponents’ benefit from transfers is 97-3 for the bidder.

 

Agustin Madala (Elisabeth van Ettinger - NIB)How much did Giorgio Duboin contribute to this system?And Agustin Madala?

I carried over into Big Bang some ideas already developed in Bocchi-Duboin system. You will find many similarities between the two systems, if you compare them. However the core idea of the new system is fairly different from Bocchi-Duboin’s. When I started building the Big Bang I did not consult Giorgino, but since he started playing with Bianchedi and began to use Big Bang, he also started improving the system.

I must say that this new partnership has given Giorgio great enthusiasm; he iss dedicating himself with passion to the system, which he already feels his own, and almost every day we talk to study modifications and improvements.

Agustin’s role, from the beginning, was mostly to check and approve the changes I proposed, and, of course, to suggest what he wanted to change and bring into the system. One of his most important contributions was to tune up our Gazzilli convention: the specific Gazzilli we are playing today is Agustin’s. But Giorgino is now unstoppable and is getting his hands even on this…

 

How much does Madala invent or create at the table, breaking away from the system’s norm, and how do you react to his “irregularities”?

Agustin is one of the few players in the world capable of exiting the schemes and of inventing on the spot. When he does it, I never react negatively because he always does it for good reasons. To be clear: you cannot get angry with a partner who invents at table, if he finds the winning move most of the times. Agustin is a phenomenon who has bridge into the blood, and his ideas are the winning ones eight-nine times out of ten. In those rare circumstances when we lose points because his inventions, I do not say anything, because I recall all the situations where his improvisations won us points. Agustin knows how to invent and you should go along with him. You see, a pair’s chemistry lies in the capacity to pattern after one another, until you become perfectly complementary. In the partnership Bocchi-Duboin I was the one who invented and Giorgino was more balanced. Now I am the one who tends to be balanced and to go along with Madala’s inventions. A pair where both partners are inventors would be madness; one needs to redesign one’s role in a partnership, according to the partner’s character.

 

Some days ago I briefly interviewed the Irish champion Tom Hanlon, and I asked him to suggest a question for our interview with you. The question is the following:

Tom Hanlon “Hugh and myself have developed our system over the last 23 years and it is still a work in progress, so we are always looking for new ideas. I was wondering if losing a 2h/2s weak opening is a handicap? Also, what is the most effective part of Bocchi-Madala’s system to score IMPs?”

I do not think that losing weak twos in the majors is a problem. As I was saying earlier, we need to develop new ideas because the classic weak twos are not as effective as they used to be, and have lost much of their aggressiveness. For what concerns that most effective part of the system, it all depends on the kind of bridge you want to play. Let’s look at Lauria-Versace: their bridge is stunning, sometimes it might appear boring, but their steadiness gives away few or no gifts, and the IMPs come from opponents’ mistakes. They gather points playing their stable and classic bridge, patiently waiting for opponents’ mistakes.

If instead you prefer a system that brings points in, you have to be aggressive and surprising, up to the point of putting opponents off road. The system’s part which offers the widest margin to creativity is the pre-emptive opening bids: working in that direction can create effective solutions to bring points in. The basic idea is to raise the level of opponents’ auction. Systems would be perfect if opponents let you speak, because you could unfold all your most accurate sequences. And in a measure all pairs have by now developed very accurate systems. In bridge all is perfectible, but a strong pair could get a percentage of accuracy next to 95 per cent. A weaker pair can bid with a percentage of 85 per cent, but it is not the 10 per cent difference that makes you win. What makes the difference is the skill to build up pre-empts and overcalls that obstruct even the best opponents’ systems.

Modern bridge is characterised by interferences: such interferences always involve some risk, and what makes the difference is indeed the ability to know how to risk, when and how far one can push.

I think that bridge in future will be more and more destructive when non vulnerable and constructive when vulnerable.

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Laura Camponeschi

 

Norberto Bocchi: la Teoria del Big Bang (Parte II)

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Norberto Bocchi Nel corso della sua ultima intervista, Norberto Bocchi aveva accennato al ” Big Bang” , il sistema che gioca con Agustin Madala e che da poco hanno adottato anche i suoi compagni di squadra Giorgio Duboin e Alejandro Bianchedi. Dato l’interesse e la curiosità suscitati da quell’intervista, abbiamo chiesto a Norberto di illustrarci meglio le linee guida del suo nuovo sistema e di approfondirne alcuni punti essenziali.

In poche parole, qual è la principale innovazione del Bocchi Big Bang System?

Il cardine del sistema è la vulnerabilità, ovvero cambiare il modo di giocare a bridge a seconda della vulnerabilità.

 

Come spiegheresti la filosofia del Big Bang ad un giocatore medio?

La reale innovazione del sistema non consiste semplicemente nell’adozione di sistemi differenti a seconda della zona, cosa che è praticata già da tempo. La mia idea consiste nel lasciare intatta la base del sistema ma cambiare il modo di dichiarare a seconda della zona.

Alcune coppie italiane e straniere, ad esempio, giocano alternando il Fiori Forte ed il Naturale a seconda della vulnerabilità. Ma ritengo che questo sia già un concetto un po’ superato. Il Big Bang, invece, lascia intatta la base del sistema modificando in modo più aggressivo alcune aperture quando si è in prima.

L’esempio più chiaro è nell’apertura a senza atout che varia da 10-12, 12-14, 15-17 punti a seconda della situazione di zona. L’idea guida del Big Bang consiste nell’approfittare di una situazione su quattro, in prima contro zona, per giocare un bridge molto aggressivo ed ai limiti dell’esasperazione; la situazione in prima contro prima, invece, prevede un bridge mediamente aggressivo; in zona contro zona un bridge ‘normale’, regolare, equilibrato.

 

Nel Big Bang c’è una sola apertura forzante di manche, 2 (game forcing o bilanciata 23+ punti)…

Esattamente, e immagino quello che stai per dirmi… Questo è forse il “difetto” del sistema. Ma ora ti spiego in che modo si articola nel sistema il mio 2.

Le aperture forzanti di manche generalmente (8-9 volte su 10) indicano delle mani bilanciate e in questo caso non ci danno alcun problema: la licita va regolarmente; ad esempio abbiamo la sequenza 2-2; 2NT e si prosegue serenamente. Ma una o due volte su dieci può capitare l’apertura forzante con una mano sbilanciata. In questo caso, anche se il nostro sistema è sviluppato accuratamente, non raggiunge ancora livelli ottimali e ci sono altre coppie che sicuramente in questa circostanza hanno sviluppi migliori del nostro. Ad esempio già l’apertura di 2 è migliore perché dà molto più spazio licitativo.

Ma perché abbiamo scelto di mettere solo il 2 quadri come apertura forcing game? Perché abbiamo avvantaggiato l’apertura di 2 con 18-19 bilanciata (che in altri sistemi è riservata al 2)? La nostra scelta è stata dettata da un attento esame statistico: su 100 mani che rispondono all’apertuta di 2 (di 18-19), o 2 (forzante a manche), 96-97 sono del genere 2 e 3-4 sono 2. Facendo un calcolo delle probabilità, allora, è meglio avvantaggiare l’apertura più ricorrente (2), perché l’apertura di 2 dà molte più possibilità di sviluppo: avendo a disposizione anche un solo gradino licitativo in più, si possono descrivere un numero quasi infinito di mani in più.

L’apertura forcing game a 2 dà vantaggio solo nello sviluppo delle mani sbilanciate, perché con mani bilanciate la sequenza licitativa è la medesima in entrambi i casi. Ma quante mani sbilanciate forcing game ti capita di aprire? Più o meno saranno 1 su 500, ovvero un numero trascurabile. E’ un vantaggio, pertanto, al quale statisticamente possiamo ben rinunciare, in favore della scelta di riservare il 2 ad aperture più ricorrenti. L’impostazione del sistema, dunque, nasce da un lungo ed attento studio del calcolo delle probabilità.

 

Nella versione precedente del tuo sistema, invece, anche le apertura di 2 e 2 erano forcing manche. Come mai le avete cambiate?

Perché un’apertura forzante a livello 2  o 2 picche ci occupava troppo spazio licitativo per poche mani. Nell’attuale versione del sistema giochiamo 2 e 2 in zona come normale sottoapertura, mentre in prima le aperture 2 e 2 sono riservate alle bicolori. Le monocolori in sottoapertura le apriamo a livello di 3 o a livello di 4.

La scelta di giocare le aperture 2 e 2 differenziate a seconda della zone è uno dei fattori che determinano l’aggressività del sistema. Dalle nostre analisi è risultato che le aperture a livello di tre danno quindici volte più fastidio che le aperture a livello di due: oramai con tutte le convenzioni che si possono adottare le aperture a livello due danno ben poco filo da torcere agli avversari. Se io apro 3 e l’avversario ha una mano di 23 punti, quest’ultimo sarà costretto a dire 3NT; il compagno, anche se ha 12 punti, sarà obbligato a dire passo. La linea avversaria ha 7NT di battuta ma non ha modo di arrivare al contratto giusto! L’apertura di 2 invece, darebbe tutti gli spazi per far dichiarare agli avversari lo slam. Uno dei punti sui quali stiamo lavorando molto è proprio lo sviluppo della prima contro zona ed anche della prima contro prima.

 

Le aperture di livello tre le fate spesso anche con sei carte nel colore, vero?

Sì, spessissimo. Non distinguiamo molto tra sei o sette carte. Con la settima quando la mano è troppo bella cerchiamo tendenzialmente di aprire a livello quattro. Ma 6 volte su 10 le aperture a livello tre, in prima contro zona, le facciamo con sei carte. Agustin Madala ha aperto a livello tre anche con cinque carte, ad esempio con la sequenza KQJ10x.

 

Uno dei motivi per cui hai chiamato “Big Bang” questo sistema risiede nel suo continuo sviluppo: praticamente è un sistema in perenne evoluzione.

Certamente, lo studio e la ricerca per migliorare il sistema è costante. Come ho spiegato altre volte, noi italiani, in particolare Lorenzo Lauria ed io, abbiamo sempre lanciato innovazioni nella tecnica licitativa, ma via via anche gli altri hanno ripreso e sviluppato le nostre sequenze e convenzioni, pertanto c’è sempre la necessità di andare oltre per sorprendere e superare la tecnica avversaria.

 

Nel momento in cui avete deciso il cambiamento nell’apertura 2, avete considerato anche l’ipotesi di adottare il Fiori Forte? Nel caso, perché l’avete scartata?

Personalmente ritengo il Fiori Forte un sistema oggi superato. Il bridge è diventato talmente aggressivo che dopo l’apertura di 1 gli avversari intervengono con qualsiasi cosa, e, quindi, il Fiori Forte ha perso molti dei potenziali vantaggi che aveva in passato. L’idea di adottare il Fiori Forte sarebbe per noi un autogol perché l’intervento avversario toglie i gradini necessari alla descrizione della mano.

Vedi, nel bridge di trent’anni fa le cose erano diverse, il Fiori Forte andava benissimo perché gli avversari intervenivano solo con mani forti e con sequenze solide. Oggi gli avversari intervengono con qualsiasi cosa e con pochissimi punti: così facendo disturbano in modo efficace la tua licita, togliendoti spazio per descrivere la mano. L’apertura di 1 del Fiori Forte spesso dà solo la forza perché gli interventi avversari impediscono, a volte, anche di chiarire il tuo colore.

 

L’uso delle convenzioni transfer è un carattere tipico del tuo stile – lo usavi anche nel sistema Bocchi-Duboin – e diffuso tra gli italiani, ma mi chiedo: non offre troppo spazio all’intervento?

Ormai sono quindici anni che le transfer sono usate da tutte le coppie. Noi le giochiamo in modo esasperato al fine di far giocare il compagno che ha la mano più forte o che è meglio messa a ricevere l’attacco. In realtà le transfer non danno molti vantaggi agli avversari, perché lo spazio lasciato all’intervento è minimo e poco utilizzabile. L’uso della transfer non è arbitrario ma una scelta obbligata, visto l’enorme vantaggio che dà al dichiarante rispetto a quello che può prendersi l’avversario: direi che la percentuale di vantaggio è 97 a 3 per il dichiarante.

 

Agustin Madala (Elisabeth van Ettinger - NIB)Qual è stato il contributo di Giorgio Duboin a questo sistema? E qual è stato quello di Agustin Madala?

Ho portato nel Big Bang alcune idee già sviluppate nel sistema Bocchi-Duboin. Se confronti i due sistemi troverai molte cose simili. Però l’idea base del nuovo sistema è abbastanza differente dal Bocchi-Duboin. Nella costruzione iniziale del Big Bang non ho consultato Giorgino. Ma da quando Giorgino ha iniziato la sua partnership con Bianchedi e ha cominciato a giocare con lui il Big Bang, ha cominciato anche a lavorare al perfezionamento del sistema Devo dire che questa partnership ha davvero dato grande entusiasmo a Giorgio, che si sta dedicando con passione al sistema che ormai sente anche suo, e quasi ogni giorno ci sentiamo per studiare modifiche e perfezionamenti.  Il ruolo di Agustin, sin dall’inizio, è stato più che altro quello di verificare ed approvare le modifiche che io di volta in volta gli sottopongo, e, ovviamente, di proporre cosa cambiare e cosa introdurre . Uno dei suoi contributi più proficui è stato quello di mettere a punto la nostra convenzione Gazzilli: il particolare sviluppo della Gazzilli che giochiamo oggi è merito di Agustin. Ma Giorgino è ormai irrefrenabile e sta mettendo mano anche su questo…

 

Quanto inventa, e quanto crea Madala al tavolo, distaccandosi dalla norma del sistema, e come reagisci tu alle sue ‘irregolarità’?

Agustin è uno dei pochi giocatori al mondo che ha la capacità di andare fuori dagli schemi e di inventare al momento. Quando lo fa, io non reagisco mai negativamente, perché se Agustin va fuori dagli schemi lo fa a ragion veduta. Mi spiego: non puoi arrabbiarti con un compagno che inventa al tavolo se la maggior parte delle volte che lo fa trova la mossa vincente. Agustin è un fenomeno che ha il bridge nel sangue e le sue intuizioni si rivelano vincenti 8-9 volte su 10. Quelle rare volte che perdiamo punti per le sue invenzioni, io sto zitto perché mi ricordo di tutte le altre cose che le sue ‘estemporaneità’ ci hanno fatto vincere. Agustin è uno che “sa” inventare e va assecondato. Vedi, l’alchimia di una coppia si costruisce modellandosi uno sull’altro fino a diventare perfettamente complementari. Nella coppia Duboin-Bocchi ero io quello che inventava e Giorgino quello più regolare. Adesso sono io che tendo ad essere regolare e ad assecondare le invenzioni di Madala. Una coppia in cui entrambi i partner inventano sarebbe una follia, bisogna invece saper ridisegnare il proprio ruolo nella partnership a seconda del carattere del compagno.

 

 

Tom Hanlon Qualche giorno fa ho avuto occasione di realizzare una breve intervista con il campione irlandese Tom Hanlon, e mi sono fatta suggerire una domanda da inserire nella nostra intervista. La domanda è la seguente:

“Hugh McGann ed io abbiamo sviluppato il nostro sistema durante gli ultimi 23 anni ed è ancora in costruzione e così stiamo cercando nuove idee. Ti chiedo: perdere le deboli a livello due è un handicap? E qual è la parte del sistema più efficiente a portare imps?”

Non considero un handicap perdere le aperture deboli a livello di due. Bisogna sviluppare idee nuove, perché, come ho già detto prima, le sottoaperture classiche a livello due non sono più così vantaggiose e hanno perso molto del loro carattere aggressivo. Per quanto riguarda la parte del sistema più efficace in termini di imps, rispondo dicendo che tutto dipende dal tipo di bridge che vuoi giocare.  Guardiamo Lauria- Versace: il loro bridge è stupendo, a volte può apparire noioso, ma la loro regolarità fa sì che regalino poco o niente e gli imps vengono puntualmente dell’errore avversario. Accumulano punti giocando il loro bridge classico e regolare, attendendo pazientemente l’errore avversario. Un sistema che invece vuole portare punti di suo deve giocoforza essere aggressivo, sorprendente al punto da mettere fuori strada gli avversari. E la parte del sistema che oggi offre un maggiore margine di creatività penso siano le aperture di barrage: lavorando in questa direzione si possono trovare soluzioni efficaci a portare punti. L’idea base è quella di alzare il livello dell’intervento avversario I sistemi possono essere perfetti se gli avversari ti lasciano parlare, perché puoi sviluppare tutte le tue più accurate sequenze. Ed a certi livelli tutte le coppie ormai hanno sviluppato ormai sistemi molto accurati. Nel bridge tutto è perfettibile, però una coppia forte può arrivare ad una percentuale di accuratezza vicino al 95 per cento. Una coppia più debole può sviluppare un sistema preciso all’85 per cento: non è sufficiente questo 10 di differenza a farti vincere. Quello che fa la differenza è la capacità di sviluppare barrage ed interferenze che mettano in crisi anche il migliore dei sistemi avversari.

Il bridge moderno si misura sugli interventi: tali interventi implicano sempre una certa dose di rischio e quello che fa davvero la differenza è la capacità di sapere rischiare e di sapere quando, come, e fin dove può spingersi l’azzardo.

Penso che il bridge del futuro sarà sempre più distruttivo in prima e costruttivo in zona.

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Laura Camponeschi

 

Norberto Bocchi: La teoria del Big Bang (intervista)

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Norberto Bocchi [Elisabeth van Ettinger - NIB]La squadra Allegra di Torino (Lavazza) ha vinto per la quarta volta volta consecutiva il Campionato italiano per Società sportive. Ho chiamato Norberto Bocchi per congratularmi di questo ennesimo successo e, ovviamente, non ho perso l’occasione di parlare con lui della straordinaria prestazione italiana a Bali.

 

Norberto, appena rientrato da Bali sei venuto in Italia, a Salsomaggiore (Parma) per giocare con il tuo club i campionati societari: hai trovato un’atmosfera festosa?

Certamente sì. Tutti i giocatori che erano a Salsomaggiore ci hanno fatto molti complimenti ed erano impressionati da questa nostra vittoria così limpida. Tutti quanti ci hanno detto di essere rimasti strabiliati a vederci giocare per la qualità tecnica del bridge che abbiamo esibito. Devo dire che queste belle considerazioni sono venute da molte parti, anche dai nostri amici stranieri. Mi ha fatto molto piacere ricevere, ad esempio, un entusiastico messaggio dai campioni olandesi Brink e Drjver con il quale si complimentavano con l’Italia proprio per l’incredibile prestazione offerta.

 

In effetti quello che ho sentito dire un po’ da tutti, tifosi ed addetti ai lavori, è che in questo mondiale l’Italia ha mostrato una tecnica davvero impressionante. Mi puoi spiegare in cosa consiste a tuo avviso questa superiorità tecnica del team azzurro?

La forza di questa squadra dipende da una concomitanza di fattori positivi, che sentivamo di possedere dentro di noi, ma che non eravamo riusciti, fino ad oggi, ad esprimere compiutamente. Quello che ci impediva di giocare al nostro meglio era il clima poco idilliaco che s’era creato fra noi giocatori e facevamo fatica a fare dei buoni risultati. Quest’anno siamo arrivati ai mondiali con un atteggiamento diverso, abbiamo parlato a lungo fra di noi sia all’interno di ciascuna coppia che all’interno della squadra tutta. Ci siamo detti con franchezza che per vincere dovevamo fare uno sforzo sul piano caratteriale e psicologico, mettendo ciascuno da parte i propri difetti e personalismi e lavorando tutti per la squadra. In sostanza, se volevamo vincere dovevamo fare gruppo ed esercitare una grande autodisciplina. E così è stato.

 

Riusciamo ad analizzare quali sono i fattori vincenti di questa squadra?

I fattori sono molti. Innanzi tutto abbiamo il vantaggio di avere in squadra tutti ottimi giocatori. In secondo luogo, siamo tutti professionisti che studiano e si allenano costantemente. Poi, abbiamo coppie fra loro molto affiatate: Lauria e Versace giocano insieme da vent’anni, ma ormai possiamo considerare ben rodate anche le coppie Duboin-Sementa e Bocchi-Madala. Un’altra caratteristica peculiare della nostra squadra è l’aver saputo mescolare un bridge moderno e aggressivo con uno stile più classico. Ogni coppia presenta caratteristiche diverse ma che insieme hanno formato un mix vincente. Per usare una metafora calcistica direi che Alfredo e Lorenzo sono i nostri centrocampisti, Agustin ed io siamo gli attaccanti, Giorgino e Antonio sono i nostri difensori. Come vedi abbiamo una squadra equilibrata e ben congeniata.

 

Mi spieghi un po’ meglio questa metafora calcistica? Perchè Lauria e Versace li definisci ‘centrocampisti’?

Lauria e Versace sono due caterpillar, giocatori dalla impressionante solidità che ti assicurano sempre degli score non negativi, sono molto regolari. Inoltre, in questo ultimo anno Lauria ha mostrato maggiori aperture verso un bridge più moderno ed aggressivo. Sono una coppia che dà molta garanzia: quando giochi sapendo che nell’altra sala sono seduti questi due, ti senti tranquillo perché sai che sicuramente non faranno mai sfracelli. Questo è un grosso vantaggio soprattutto per me ad Agustin che invece giochiamo un sistema più rischioso.

 

Tu ed Agustin siete gli attaccanti: che significa?

Facciamo un bridge molto diverso dagli altri che può portarci in una mano a perdere o a vincere tanti punti. Sostanzialmente abbiamo maturato un concetto di bridge che ci porta ad essere molto aggressivi e questo vuol dire anche rischiare molto.

 

Quali sono gli elementi tecnici che rendono aggressivo il vostro stile di gioco?

Alla base del nostro sistema c’è la distinzione tra zona e prima. Sostanzialmente giochiamo due sistemi diversi a seconda se siamo in prima o vulnerabili. In zona giochiamo un bridge ponderato, quasi ‘normale’, quando siamo in prima ci trasformiamo, un po’ come il dottor Jackyll e mister Hyde. Questa metamorfosi tocca poi tutte le sfaccettature della licita: cambiamo non solo le aperture ma anche tutte le sequenze licitative e le convenzioni, e cambiamo anche il tipo di interventi.

 

Mi fai un esempio di questa diversità di aperure tra prima e zona?

L’apertura di 2 picche in prima è molto aggressiva: significa che abbiamo una bicolore 5-4 nei minori e costringiamo comunque l’avversario a parlare a livello di tre. Quando siamo in zona, invece, la giochiamo come normale sottoapertura. Quando siamo in zona nella licita cerchiamo soprattutto di mostare le nostre carte, impiegando uno stile di bridge che potrei definire classico o all’antica. In prima ci trasformiamo in guerrieri e andiamo all’attacco. Ti faccio un altro esempio chiarificatore: per l’apertura di 1 senza abbiamo ben tre modalità differenti. In prima contro zona apriamo di 1 senza con 10-13 punti, in prima apriamo con 12-14 ed in zona apriamo con 15-17 punti. Tutto il meccanismo del nostro sistema, dalle aperture più semplici alle sequenza più complesse, è basato sulla differenza tra prima e zona. Lavoriamo con impegno al sistema, la nostra partnership è basata su un sistema accurato e sofisticato in costante evoluzione che abbiamo sviluppato da soli e che abbiamo chiamato il “Big Bang”. Ma quando abbiamo dei dubbi ci consultiamo anche con Lauria.

 

E Lorenzo cosa pensa del vostra sistema, il cosiddetto ‘ Big Bang’?

Per me il futuro del bridge risiede proprio nella distinzione di stile tra prima e zona. Quando parlavo con Lorenzo, fino ad un paio di anni fa, lui stesso non ci credeva molto. Adesso invece si sta quasi convincendo che questo tipo di bridge può essere vincente. Mi piace pensare che il nostro sia un bridge futuristico: noi italiani, del resto, abbiamo sempre anticipato i tempi e credo molto in questo nuovo modo di pensare il bridge. A dire il vero, anche altre coppie adottano uno stile diverso a seconda che siano in prima o in zona ma lo fanno in modo un po’ più semplicistico, mentre noi italiani lavoriamo sempre in modo molto tecnico.

 

Norberto Bocchi (Elisabeth van Ettinger - NIB) 02Il vostro è un sistema sofisticato, complesso e in continuo movimento: vi è capitato mai di dimenticare qualche sequenza?

Concedimi una metafora un po’ cruenta ma che forse rende bene l’idea. Il sistema è come un’ arma. Immagina la differenza tra un coltello ed un’arma a fuoco molto sofisticata. Nel secondo caso puoi fare una strage ma c’è anche la possibilità che l’arma si inceppi e allora sono guai. Se hai in mano un coltello, di certo non si inceppa mai ma la forza distruttiva è sempre infinitamente minore. Dimenticare è il rischio che si corre a giocare un sistema molto complesso, ma fa parte del gioco. Se una volta ti dimentichi il sistema pigli uno zero, ma alla lunga hai i tuoi vantaggi. Quest’anno a Bali siamo arrivati molto preparati e concentrati e abbiamo dimenticato davvero poco.

 

Tornando alla tua metafora calcistica, hai definito Duboin e Sementa i difensori della squadra: perchè?

Sebbene Sementa sia un giocatore eclettico e fantasioso per natura, il loro sistema di gioco e profondamente regolare, la loro tattica consiste nello sbagliare il meno possibile ed attendere l’errore avversario. E questo stile di bridge ‘attendistico’ può portare anche molti punti alla squadra.

 

Quando hai sentito con sicurezza che avresti vinto davvero la Bermuda Bowl?

Durante tutto il campionato abbiamo giocato sereni e ci sentivamo in forma: ma lo stress della competizione è altissimo e la sicurezza della vittoria non ce l’hai mai fino alla fine. Ad esempio quando ci siamo ritrovati la Polonia in semifinale eravamo abbastanza preoccupati: contro l ‘Olanda i polacchi avevano giocato benissimo ed espresso grande solidità e, francamente ci avevano spaventato. Invece poi abbiamo vinto con uno score molto vantaggioso.

 

Eravate preoccupati anche prima della finale con Monaco?

Monaco non è tra le squadre che ci preoccupava maggiormente: Agustin ed io abbiamo una tradizione fortunata e vincente contro le coppie della rappresentativa monegasca e, pertanto, prima della finale eravamo sereni. Mi avrebbe preoccupato di più incontrare una squadra come USA1 perchè gioca un bridge fortemente aggressivo ai limiti dell’azzardo.

 

A Bali la squdra italiana aveva un nuovo coach (Giuseppe Failla) ed un nuovo capitano (Gianni Medugno): quanto ti è mancata la Signora Lavazza?

Per quanto riguarda Failla e Medugno erano al loro primo mandato con la nazionale e ci tenevano moltissimo a far bene, ci sono stati sempre vicini e ci hanno sostenuto. In particolare Gianni era molto emozionato. Per quanto riguarda Maria Teresa Lavazza sottoscrivo quanto Alfredo Versace ha già dichiarato proprio nell’intervista che ti ha rilasciato qualche giorno fa: questa vittoria è sua perché questa è la squadra che lei ha fortemente voluto e creato. Dietro a noi giocatori ci sono sempre gli sponsor che ci danno l’opportunità di lavorare sereni, di studiare e dunque di arrivare in nazionale sempre molto preparati e concentrati. Maria Teresa è stata una grande capitana e ci ha insegnato molto: se oggi sappiamo come comportarci in nazionale lo dobbiamo a lei.

 

Si dice che squadra vincente non si cambia. Però per i prossimi Europei la federazione italiana ha già annunciato che si faranno le selezioni a squadre. Le coppie Bocchi-Madala e Lauria-Versace, come è noto, giocano per club diversi (Lavazza e Angelini): che succederà?

I giocatori italiani più forti giocano per sponsor diversi e, pertanto, temo che l’Italia non potrà più schierare una formazione in grado di vincere un campionato del mondo ed anche qualificarsi, entrando tra le prime otto in Europa, sarà molto faticoso. Ti dirò di più: non sempre le selezioni le vince la squadra oggettivamente più forte, e potremmo anche non essere più tra le prime otto in Europa. Capisco che la mia risposta può sembrarti dura, ma come sai io sono abituato a parlare con franchezza e lo scenario che si prospetta non sembra ottimistico per l’open azzurro: mi chiedo come sia possibile qualificarsi ai mondiali con una squadra che non abbia al suo interno almeno due coppie di livello mondiale. Ritengo che se la squadra vincente a Bali sarà divisa, come sembra inevitabile, le chances di vittoria del team azzurro diminuiranno drasticamente.

 

Non credi che dopo la vittoria di Bali la federazione italiana possa ripensarci e rivedere questa faccenda delle selezioni a squadre?

No, perché le selezioni erano uno dei punti cardine del programma elettorale di Medugno e penso che il neoeletto presidente abbia l’obbligo di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale.

 

Per concludere, Norberto, quali sono i tuoi prossimi impegni?

Giocherò il Torneo Città di Roma – Angelini, poi il Cavendish a Monaco, la Coppa Campioni a Opatija e subito dopo i National amercani a Phenix. Come vedi mi aspettano due mesi di lavoro intenso.

 

Allora… In bocca al lupo e buon lavoro!

 

 

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Laura Camponeschi

 La Teoria del Big Bang Parte II >>

Norberto Bocchi: The Big Bang Theory (interview)

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Norberto Bocchi [Elisabeth van Ettinger - NIB]Allegra team from Turin (Lavazza) won for the fourth time in a row the Italian Clubs Teams Championships. I called Norberto to congratulate him and I did not miss a chance to have a chat about the Italian’s extraordinary performance in Bali.

 

Norberto, as soon as you came back from Bali you went to Salsomaggiore (Parma, Italy) to play the team championships: did you find a joyful atmosphere?

Certainly yes. All players in Salsomaggiore congratulated us and were very impressed by our clear victory. All said they were amazed by the technical quality of our bridge. I have to say that these compliments came from many players, including our foreign friends. I was very pleased to receive, for instance, an enthusiastic message from Dutch champions Brink and Drjver, about our incredible performance.

 

Indeed, what I heard from everybody, fans and players, is that Italy demonstrated an amazing technique. Can you explain me why the Italian team is technically superior to others?

The strength of this team lies in the concurrence of positive factors, which we already had inside us, but we did not manage to express until now. What prevented us from playing at our best was the slightly conflicting atmosphere between the players, and we were struggling to deliver good results. This year we reached the World Championships with a different attitude, we talked a lot within the team and within the individual partnerships. We acknowledged that in order to win we needed to make a joint psychological effort, putting aside our idiosyncrasies and issues, and working for the team all together. Basically, if we wanted to win we needed to play as a team and be rigorous. And so it happened.

 

Can we analyse what are the winning features of this team?

There are many factors that contributed to victory. First of all, the team members are all good players. Secondly, we are all professionals who study and train constantly. Furthermore, we have solid partnerships: Lauria and Versace have been playing together for twenty years, and also Duboin-Sementa and Bocchi-Madala are now consolidated partnerships. Another feature that gives Italy the winning edge is knowing how to match modern and aggressive bridge with a classic style. Each partnership has different characteristics, but together they are a winning mix. With a metaphor from football we could say that Alfredo and Lorenzo are our mid fields, Agustin and I are strikers, Giorgino and Antonio are defenders. As you can see, we have a balanced and well-organised team.

 

Can you explain this metaphor better? Why are Lauria and Versace midfields?

Lauria and Versace are two bulldozers, very solid players who guarantee plus scores, they are stable. In this last year Lauria has adopted a more modern and aggressive bridge. This pair is a warranty: when you play and they are in the other room, you feel safe because you know they will not make a mess. This is a great advantage especially for Agustin and me who play a risky system.

 

Agustin and you are strikers: what does this mean?

We generate swings on many boards, this can make us lose or win many points. Basically we play very aggressively and this involves some risk.

 

What are the technical elements that make your bridge aggressive?

The basic concept is the distinction between being vulnerable or not. We play two different systems depending on the vulnerability. When red we play a conservative bridge, nearly “normal”. When green we transform,  like Dr Jakyll and Mr Hyde: the openings are different, and so are the bidding sequences, conventions, and overcalls.

 

Can you show me one example of this difference between green and red?

The 2 spade opener is very aggressive when non-vulnerable: it shows a two-suited hand 5-4 in the minors, and we force opponents to bid at the three level. When we are vulnerable we play it as a normal weak opener. When we are vulnerable we mostly try to show our hands, using a traditional or old-style bidding. When green we turn into warriors. Another example: we have three different types of 1NT opening bids. When green against red, 1NT is 10-13, at love all we open 12-14, and when vulnerable we open 15-17. The whole mechanism of the system, from the basic openings to the more complex sequences, is based on the vulnerability. We work hard on the system, our partnership is based on an accurate and complex system, called “Big Bang”,which we developed. But when we are not sure about something we also ask Lauria.

 

What does Lorenzo think of your system, called “Big Bang”?

I think that bridge in the future will acknowledge more the importance of the difference between green and red. When I was talking about it with Lorenzo, until a couple of years ago, even he would not believe it. Now he is nearly convinced that this bridge can have the winning edge. I like to think that our bridge is a pioneer: Italians have always been avant guard and I strongly believe in this new way of thinking about bridge. To be honest, other pairs play differently depending on vulnerability as well, but they do it in a simplistic way, whereas we work on it meticulously.

 

Norberto Bocchi (Elisabeth van Ettinger - NIB) 02Your system is sophisticated, complex and always changing: have you ever forgotten a sequence?

Let me use a strong metaphor, which should give you the right idea. The system is like a weapon. Imagine the difference between a knife and a sophisticated gun. In the second case you could make a slaughter, but the gun could also get jammed and this would be a problem. If you hold a knife, it cannot get jammed but you have less damage potential. Forgetting is a risk, but it is a part of the game. If you forget the system once, you score a bottom, but in the long run you benefit from it. This year in Bali we were really focused and we forgot very little.

 

Let us go back to the metaphor, you called Duboin and Sementa the defenders, why?

Even though Sementa is a naturally creative player, their style is solid, their strategy is to make as few mistakes as possible and wait for opponents’ mistakes. This type of “waiting” bridge can bring in many points.

 

When did you feel that you were going to win the Bermuda Bowl?

During the whole Championships we were calm and were feeling in great shape: however, the stress levels are very high and you cannot be sure until the end. For instance, against Poland in the semifinal we were quite worried: against the Netherlands they played very well and proved to be very solid, so I have to say we were scared. But in the end we beat them by a lot.

 

Were you worried before the final against Monaco?

We were not that worried about Monaco: Agustin and I have a lucky winning record against Monaco players, so we were calm. I would have been more worried to play against USA1, because they play an aggressive bridge, nearly gambling.

 

In Bali the Italian team had a new coach (Giuseppe Failla) and a new captain (Gianni Medugno): how much did you miss madam Lavazza?

Failla and Medugno accompanied the national team for the first time and really wanted to do well, they were close to us and supported us. In particular Gianni was very excited.I agree with what Alfredo Versace says about Maria Teresa Lavazza in the interview he gave you a couple of days ago: this victory belongs to her because this is the team she wanted and created. Behind the players are the sponsors, who give us the opportunity to play, study and reach the big competitions in the best frame of mind. Maria Teresa is a great captain and taught us a lot: if today we know how to behave in the national team, we owe it to her.

 

They say that one should not change a winning team. However, for the next European Championships the Italian federation has already announced that there will be trials. Bocchi-Madala and Lauria-Versace play for different sponsors (Lavazza and Angelini, respectively): what is going to happen?

The strongest Italian players play for different sponsors, so I am afraid that Italy will not be able to line up a strong enough team to win the World Championships, and even qualifying for it will be hard. Trials do not always select the strongest team, and we may end up outside the top 8 in Europe. I can imagine that my answer may sound harsd, but I always speak frankly and the scenario is not promising: I wonder how it is possible to qualify for the World Championships without at least two world class pairs. I believe that if Bali’s team will be broken up, as it seems likely, the chances of winning will drop drastically.

 

Don’t you think that after this victory the Italian federation may reconsider its decision about trials?

No, because trials were a crucial point of the election programme of Medugno and I think the new president should fulfil the promises made during the electoral campaign.

 

To bring this interview to a close, Norberto what are your forthcoming commitments?

I will play the City of Rome – Angelini tournament, then Cavendish in Monaco, the Champions’ Cup in Opatija and the US National in Phoenix. Two months of hard work!

 

So…good luck and enjoy!

 

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Laura Camponeschi

 

[English edition by Laura Cecilia Porro for Neapolitan Club & NewInBridge]

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Catalona wins the “Desafio”

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desafido 2The first edition of the “Desafio Madrid – Cataluña “ was held at Eurobridge Club in Madrid (Spain) from 17 to 19 May, 2013.  The “Desafio” is a challenge match between the BCM (Bridge Comunidad de Madrid) and the ACB (Associatión Catalan de Bridge). The aim is to promote bridge using the traditional sports rivalry between Madrid and Barcelona.

Format. Both sides have 3 teams: Open, Women, Seniors. Each team plays against the opposing team in their own category a match of 6 rounds of 16 boards. All categories play the same hands. The result is determined by the sum of the points set by the various categories.

The “Desafio” ia an annual event: It will be hosted in Madrid in odd years and in the even ones in Barcelona.

Catalona is the winner of  the 2013 challenge : They defeated Madrid for 543 to 527. Among the Catalan players there is the Italian star Norberto Bocchi, who has been living in Barcelona for many years.desafido 3

Full teams roster:

CATALOGNA – Open:Juan Carlos Ventín (pc), Norberto Bocchi, Carlos Fernández, José Crehueras, Ignacio Jover, Jordi Ballesté Doldi. Women: Nuria Almirall (pc), Marta Almirall, Ana Vilella, Cuca Viola. Seniors: Francisco Marimón (pc), Xavier Masana, Juan Esteruelas , Aurelio Gracia, José Monguió y Kiko Viola.

MADRID –Open: Luis Lantarón (pc), Federico Goded, Arturo Wasik, José ignacio Torres (harold), Antonio Francés, Enrique Basabe. Signore: Ana Francés (pc), Marina Castells, Laura Castells, Eugenia Hernández, Marga Fernández, Carmen Cafranga. Seniors: Juan Jiménez Huertas (pc), Jesús Isla, Enrique García de Oteyza, Pilar Gonzalez-Hontoria, Pilar Bustillo, Iñaki García de Oteyza.

Info & Results at official site: : http://madridbridge.com/desafio-madrid-barcelona/

More pictures of the event at Bridge Valladolid Facebook page: click here >>

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La Catalogna vince la “Desafio”

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desafido 2Si è svolta dal 17 al 19 maggio 2013, presso la sede dell’ Eurobridge Club di Madrid (Spagna),  la prima edizione della “Desafio Madrid – Cataluña”. Si tratta di un duello a colpi di carte tra la rappresentativa della BCM (Bridge Comunidad de Madrid) e quella della ACB (Associación Catalana de Bridge), organizzato allo scopo di promuovere il bridge sfruttando la tradizionale rivalità sportiva tra Madrid e Barcellona.

La formula del torneo prevede che ciascuna delle due contendenti presenti una formazione di massimo sei giocatori per categoria: Open Signore e Seniores. Ogni squadra gioca contro la squadra avversaria della rispettiva categoria 6 round di 16 mani per un totale di 96 smazzate nell’arco di tre giornate. Le mani giocate sono le stesse per tutte e tre le categorie.

Il risultato è determinato dalla somma dei punti riportati nelle diverse categorie.

L’evento sarà annuale: si giocherà negli anni dispari a Madrid ed in quelli pari a Barcellona.

Quest’anno ha vinto la ABC (Barcellona, Catalogna) per 543 a 527: tra i giocatori catalani anche il nostro Norberto Bocchi, che da anni, come è noto, vive a Barcellona.desafido 3

Ma ecco tutte le formazioni:

CATALOGNA – Open:Juan Carlos Ventín (pc), Norberto Bocchi, Carlos Fernández, José Crehueras, Ignacio Jover, Jordi Ballesté Doldi. Signore: Nuria Almirall (pc), Marta Almirall, Ana Vilella, Cuca Viola. Seniores: Francisco Marimón (pc), Xavier Masana, Juan Esteruelas , Aurelio Gracia, José Monguió y Kiko Viola.

MADRID -Open: Luis Lantarón (pc), Federico Goded, Arturo Wasik, José ignacio Torres (harold), Antonio Francés, Enrique Basabe. Signore: Ana Francés (pc), Marina Castells, Laura Castells, Eugenia Hernández, Marga Fernández, Carmen Cafranga. Seniores: Juan Jiménez Huertas (pc), Jesús Isla, Enrique García de Oteyza, Pilar Gonzalez-Hontoria, Pilar Bustillo, Iñaki García de Oteyza.

Info e risultati sul sito dell’evento: http://madridbridge.com/desafio-madrid-barcelona/

L’album completo delle foto dell’evento è disponibile alla pagina facebook di Bridge Valladolid: clicca qui >>

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My way – Norberto Bocchi’s Column (no. 9): Sepp Blatter is not the boss

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Norberto BocchiControlled Psychs. The organisation of International Tournament Directors have a duty, amongst other things, to protect ethical standards and good practices. One aspect that deserves special attention is the use of the so called ‘controlled psychs’*.

All tournament players are aware of the proliferation of such bids, knowing that nowadays these are common practise and that therefore penalties, if any, go no further than a warning, let alone a ruling or a subsequent penalty. That I was told as much when playing the US Nationals held in Saint Louis when this happened at our table: one of my opponents opened 1S and his partner raised to 2S. Over this sequence they play long suit trial bids. Opener rebids 3D and his partner bid to game, 4S. Even if responder had tried to sign off in 3S, opener would probably have bid game in spades. Opponents gave us the same explanation, on both sides of the screen, Agustin, my esteemed partner, and I placed declarer with a single-suited hand with at least three diamonds. Naturally we ended up misdefending because opener had started with a singleton diamond. This is a clear and frankly an all too typical case of a controlled psych. Opener didn’t need help from partner in diamonds, he was always going to bid 4S. He just was anticipating a potential force in diamonds so decided to muddy the waters. There is virtually no risk attached to such tactics.

I am in favour of using psychs, they add an extra dimension to the game. The reason is that there is always a risk for the perpetrator. If there is little or no risk to those employing such tactics – and used constantly without any possible redress – then I would prefer to see such bids banned.

 

Vanderbilt, St. Louis (Spring NABC 2013). This year the tournament was won by a team that was far from the bookmakers favourite. My congratulations go to the winners; Sabine Auken, Roy Welland, Morten and Dennis Bilde. This team reached the round of 4 after winning an appeal against the much fancied team from Monaco (Zimmermann, Multon, Fantoni, Nunes, Helgemo, Helness). As usual, Neapolitan Club and NewInBridge promptly and accurately followed the facts and opinions on the matter. I do not intend to discuss the specific nature of the appeal, but I find it peculiar to say the least, that the rules laid down by the WBF and the ACBL have such differences. Appeal committees do not exist anymore with the exception of the US. Does it imply that US TDs are not good enough to make rulings about relatively complex matters at the table? US TDs have always proven to be more than competent in my experience, many of whom are considered to be the best in the world; why not leave rulings to them? I firmly believe that good TDs, together with good players, can give correct rulings on hands requiring fine judgment and deliberation without having to consult with the ruling bodies.

One wonders whether this scenario would be tolerated in other sports, where the governing body was able to overrule a director or a referee. If the FIFA President, ‘Sepp’ Blatter, cancelled a penalty kick after the match, it would have a detrimental effect on the game opening it up to universal derision.

Changing the topic ever so slightly, let me pass on some ‘transfer’ news. Duboin and Sementa are leaving the Cayne team after many years of service and will now play for Mahaffey. In their place Jimmy has hired the Israeli pair, Ginossar and Pachtman.

 

NEC Bridge Festival and The Yeh Brothers Cup 2013. Soon the bridge spotlight will be on Yokohama, where two different tournaments will be held at the same location. The first one is the NEC Bridge Festival, April 16-23, organised by the Japan Bridge Federation and sponsored by the Nippon Electric Company. This is a high level competition, with five days of elimination rounds and a final knock out phase. At least ten of the teams entered have a real chance of winning the title, but who knows, just as in the Vanderbilt, one of the outsiders might just upset the apple cart and snatch victory the ante post favourite.

The second tournament is The Yeh Brothers Cup, April 23-27, organised by the eponymous Mister Yeh; he personally invites national teams or those with an important sponsor to participate. This is considered a mini world championship. Not quite all of the best players are there, certainly the array of talent on show is impressive. This is a very pleasant tournament, not only for the lovely atmosphere, it has the added bonus of significant prize money, which for one reason or another attracts many players from around the world, making this an altogether special event.

 

Adios y hasta muy pronto

 

Norberto

 

*Note of the Author. A protected psychic is a bid that does not expose the bidder to any risks. For example. I open 2S (weak), my partner responds 3H and over my 3S rebid he bids 4S. It didn’t matter if he had bid 3H on two small, because the final contract was always going to be 4S.

 

[English translation by Laura Cecila Porro for Neapolitan Club and NewInBridge] 

A modo mio. L’editoriale di Norberto Bocchi (9): Sepp Blatter non è il boss

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Norberto BocchiPsichiche protette. Vi sono alcuni punti sui quali le organizzazioni arbitrali internazionali, che hanno il compito di tutelare il gioco del bridge, dovrebbero rivolgere maggiore attenzione ed adottare misure più severe. Uno di questi è la questione delle cosiddette “psichiche protette”. Tutti noi giocatori sappiamo quali sono le psichiche protette* e sappiamo altresì che possiamo farle senza incorrere in penalità alcuna, o, per meglio dire, cavarcela con una semplice ammonizione, come mi è stato spiegato a Saint Louis in occasione degli ultimi national americani.

Vi racconto cosa è successo. Uno dei miei avversari apre di 1 picche ed il compagno lo appoggia a 2 picche. A questo punto la coppia è d’accordo che qualsiasi altro colore dichiarato è una trial di colore lungo. L’apertore ridichiara 3 quadri ed il compagno chiude a 4 picche; ma anche se il rispondente avesse riportato a 3 picche l’apertore ne avrebbe dette 4. Le spiegazioni che gli avversari ci offrono sono le stesse da tutte e due le parti del sipario: Agustin ed io, pensando ad una mano monocolore con almeno 3 carte di quadri, sbagliamo il controgioco e regaliamo il contratto di 4 picche agli avversari: l’apertore, infatti, aveva a quadri una sola carta. Questo è un caso evidente di psichica protetta: per l’apertore non è importante la trial di quadri perchè avrebbe comunque concluso a 4 picche, ma le difese sono all’oscuro di tutto mentre gli avversari dichiarano carte che non hanno senza rischiare assolutamente in licita.

Personalmente sono d’accordo all’uso delle psichiche, ma queste licite devono comportare rischi per chi le gioca, altrimenti tutti son capaci a farle… In casi come quelli che vi ho descritto credo dovrebbero essere vietate tassativamente e punite con la massima penalizzazione della mano.

 

Vanderbild St. Louis (Spring NABC 2013). Quest’anno il torneo è stato vinto da una squadra più che outsider: onore ai vincitori che sono Sabine Auken, Roy Welland, Morten e Dennis Bilde. La squadra Auken è passata ai quarti dopo un appello vinto contro la squadra di Monaco (Zimmermann, Multon, Fantoni, Nunes, Helgemo, Helness), e come spesso accade in queste circostanze non è mancato uno strascico polemico; né è mancato il puntuale approfondimento giornalistico offerto da Neapolitan Club e da NewInBridge.

Non entrerò nel merito dell’appello ma trovo quantomeno singolare che vi siano regolamenti tanto differenti tra la WBF e la ACBL. Le giurie oramai sono state eliminate dappertutto tranne che negli Stati Uniti: questo sta a significare che gli Americani non dispongono di buoni arbitri per giudicare al tavolo le mani complicate? Gli arbitri americani sono preparatissimi, molti di loro sono tra i migliori arbitri del mondo: perché non lasciano a loro le valutazioni? Sono convito che buoni arbitri, affiancati da buoni giocatori, possano dare giudizi autorevoli su questioni squisitamente tecniche – non di regolamento – ed emettere pareri definitivi senza ricorsi ad altri organi giudicanti. Mi chiedo in quale altro sport un organo superiore possa cancellare un verdetto arbitrale: pensate se il Presidente della FIFA, Joseph “Sepp” Blatter, dicesse a posteriori che il rigore fischiato dall’arbitro in partita non è più valido: ridicolo!

Per cambiare argomento pur restando nell’ambito dei national americano, vi anticipo qualche novità di bridge-mercato. I nostri Duboin e Sementa dopo un lungo sodalizio lasciano la squadra di Cayne per andare a giocare nella squadra di Mahaffey. Al loro posto, Jimmy ha ingaggiato la coppia israeliana Ginossar – Pachtman.

 

Nec Bridge Cup e Yeh Brothers Cup 2013. Presto il carrozzone del bridge si trasferirà nell’Impero del Sol Levante, a Yokohama, dove il programma prevede due tornei differenti ma nella stessa location. Il primo è il NEC, evento organizzato dalla federazione giapponese e sponsorizzato dalla stessa NEC Corporation (Nippon Electric Company). Si tratta di un torneo di alto livello che prevede ben 5 giornate di gara con fase eliminatoria e vari ko finali. Fra le squadre iscritte quest’anno almeno una decina sulla carta possono aspirare al titolo, senza tener conto degli outsider: Vanderbilt docet!

Il secondo torneo, la Yeh Bross Cup, è organizzato privatamente da Mister Yeh: è un evento ad inviti e Mr Yeh invita personalmente varie squadre nazionali o di sponsor molto importanti. Dagli addetti ai lavori questo evento è considerato un piccolo campionato del mondo: non ci sono proprio tutti i migliori giocatori del mondo ma certo che il calibro dei partecipanti è di livello impressionante. E’ un torneo particolarmente piacevole: sia per l’atmosfera familiare che vi si trova, sia per il ghiotto montepremi, che a molti giocatori non dispiace affatto.

 

 Adios y hasta muy pronto

Norberto

 

* psichica protetta: si tratta di una psichica che non implica nessun rischio per il suo autore, Esempio: apro 2 picche (sottoapertura debole) il mio compagno risponde 3 cuori naturale, e sul mio successivo 3 picche o quattro cuori lui conclude a 4 picche. Ora, se il 3 cuori viene da 2 cartine non ha importanza perche il contratto finale sarà sempre 4 picche [Nota dell’Autore].

The Cardinal Virtues according to Norberto Bocchi: Prudence (interview)

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Norberto BocchiWe have got Norberto Bocchi coming from the victory in Montegrotto International Team (with M.T. Lavazza, Ferraro, Duboin, Sementa), and just before leaving for Saint Louis (MO), to play the Vanderbilt Trophy with Madala and Mustafa Cem Tokay

Between congratulations and good luck there had been only time for three bridge questions. We talked about the Prudence.

A) Interference from West: The Recklessness of Forquet. Como, 1958 Bermuda Bowl, first hand of the match Italy-USA. Love all, South opened 1; Pietro Forquet in West overcalled 1♠ with:

♠107653 KQ8 KQ ♣1083

whereas B. Jay Becker, the other table’s West, had passed. This is not exactly a “lead directing” style, and, what’s more, the interference of Forquet was hazardous even because the opponents were Tobias Stone and Alvin Roth with their very sound system: opening from 14 HCPs and unlimited strength (as today Fantoni-Nunes).

I ask you, Norberto: wasn’t Forquet too reckless with that poor suit and against such a sound Opener? But also I have to ask you: how much really do matter the heads in the overcalling suit?

Norberto Bocchi: I would say that, for the bridge played in those times, this 1♠ overcall was very aggressive; but isn’t the case, maybe, that Forquet was forerunner in 1958?

About holding heads in the interference suit I think – and I hold that it’s an opinion shared by many strong players – that the one level overcall could be done, at limit, even without heads in the suit, because the advantages of overcalling sometimes are much greater than the risk to suggest a wrong lead.

But I admit that there are exaggerations; I remember an overcall by Antonio Sementa, he had ♠Qxxxxx Jxxx xx ♣x and was vulnerable: on 1♣ opening, Sementa interfered by 1♠. But also I remember that Alfredo Versace upheld this kind of overcall saying that it was almost due, whereas I and others were bewildered. As you can see, all was lacking in that hand: the heads in the overcalling suit, the points, and the advantage love to vulnerable!

 

B) East’s Intervention: The Prudence of Mike Lawrence. In his “The complete book on overcall in Contract Bridge” (1979 Hardy, Hawthorne CA), Mike Lawrence bore this example: South opened 1 in a standard like system, West passed, North responded 1♠; sitting East, you hold:

♠862 QJ3 AKQ87 ♣K3

What would you call? Lawrence recommended to pass; 2 could work in a pair tourney, he wrote, but it would be dreadfully exaggerated in IMP. He explained: you have the worst cards you could have in the response’s suit, three deuces; you have non-heads honours in opening suit; the opponents have already told their major suits, therefore there is little to gain, tactically.

Do you agree with him?

Norberto Bocchi: Technically, Lawrence is right: with a 5332 without a biddable major, the three douces in the opening suit don’t promise well: there’s the risk that the partner held a ten of point and you could make 3NT but… in this specific hand I agree with Lawrence that it’s better to pass.

The best alternative is 1NT even without spade stopper: if I had to enter, it would do it for the best earnings. If I bid 2 instead, my partner might pass and we might have had a cool 3NT contract without any chance to call it.

 

C) Joe (Moose) Musumeci (1921-2004), non player captain of the Dallas Aces, defined the Seven Deadly Sins, which were: 1) Bidding without values 2) System violations; 3) Unilateral actions; 4) No-win declarer play; 5) No-win defensive play; 6) Impulsive play; 7) Mechanical errors (pulling the wrong card, revoking, etc.). From “At the table”, 1994 DBM Publications, Memphis, Tennessee. This book is the autobiography that Bob Hamman wrote with Brent Manley; Hamman commented: “Avoiding the first three sins was very important for maintaining partnership confidence and harmony”.

In which of these sins do you fall more often, and what does more tempt you?

Norberto Bocchi:  I might get into mistakes only playing impulsively, none of these deadly vices really tempts me… however, let’s analyze the Musumeci’s list.

1) Bidding without values. It’s highly subjective, it depends on pair’s agreements and on how they think bridge: there are pairs less or more aggressive. In brief, it’s a matter of style.

2) System violations. A good pair rarely violates the system; if the worst comes to the worst a player can make an “upgrade”, for example opening 1NT with good 14 points; or when the pre-emptive openings are allowed by many hands, thus rarely falling in violation. All the rest might exists, but it would be the classic own goal.

3) Unilateral actions. Sometimes the unilateral initiatives come from good players’ intuitions, thus in this case the deadly vice is transformed in virtue, except when these initiatives become too much frequent.

4) No-win declarer play; 5) No-win defensive play. A true good Player – with the case P – plays bridge not to show to be good but with the purpose to not get wrong; that is, he always tries to make the right move even if it could appear odd; he doesn’t fear to make a poor figure but always try to make the contract. You can play even passively, but most times it might be winning bridge.

6) Impulsive play. It’s a vice more of players who feel sure rather than the ones who are perplexed. It’s sure that this isn’t the kind of mistake which happens to the very slow player, but also it’s matter of pros and cons: the fast player tires much less than the slow one; at the end of a bridge day, with many hands and great stress, the crispness of the fast player is far greater than the slow one’s.

7) Mechanical errors (pulling the wrong card, revoking, etc.). The lack of concentration or the weariness push to such kind of mistakes, at high level they have to be avoided: that’s which makes the difference between the champion and the not-champion.

Adios y hasta muy pronto, Norberto!

***

Laura Camponeschi

(Photo: Norberto Bocchi kindly did up as golfer – he’s a good player − for the Laura Camponeschi article published on the paper magazine “Leggo a Tenerife”. This is the magazine of the Italian community in Canary Islands; that article just treated of bridge and golf)

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Le Virtù Cardinali secondo Bocchi: Prudenza (intervista)

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Norberto BocchiAbbiamo intercettato Norberto Bocchi appena tornato dalla vittoria nell’Internazionale a squadre di Montegrotto (con M.T. Lavazza, Ferraro, Duboin, Sementa), e giusto prima che volasse verso Saint Louis (Missouri), per giocare il Trofeo Vanderbilt con Madala e Mustafa Cem Tokay.

Tra un complimento ed un in bocca al lupo c’è stato tempo solo per tre domande.  Abbiamo parlato di Prudenza.

A) Interferenza da Ovest: La Noncuranza di Forquet. Como, Bermuda Bowl del 1958, prima mano della sfida Italia-USA. Tutti in prima, Sud aprì 1; Pietro Forquet in Ovest interferì 1♠ con:

♠107653KQ8 KQ ♣1083

laddove B. Jay Becker, Ovest all’altro tavolo, era passato. Questo non è esattamente lo stile per “suggerire l’attacco”, e, oltretutto, l’interferenza di Forquet fu azzardata anche perché gli avversari erano Tobias Stone e Alvin Roth col loro solidissimo sistema: apertura con minimo di 14 e senza limite superiore (come oggi Fantoni-Nunes).

Ti chiedo, Norberto: non fu Forquet troppo noncurante, col suo povero colore e contro apertura così solida? E però bisogna che ti chieda anche: quanto realmente conta avere le teste nel colore d’interferenza?

 

Norberto Bocchi: Direi che per il bridge che si giocava a quel tempo l’intervento di 1 picche potrebbe essere considerato molto aggressivo: ma non e’ che per caso Pietro Forquet fosse già avanti nel 1958?

Riguardo al possesso delle teste nel colore di interferenza, credo – e ritengo sia opinione condivisa da molti giocatori forti – che un intervento a livello uno possa essere fatto al limite anche senza avere le teste nel colore d’interferenza, perché i vantaggi che a volte si creano intervenendo sono molto maggiori rispetto al rischio di dare un attacco sbagliato.

Ma ovviamente anche per me ci sono interventi esagerati: a questo proposito ricordo un intervento di Antonio Sementa. Aveva in mano ♠Qxxxxx Jxxx xx ♣x ed era in zona. Sull’apertura di 1♣ Sementa intervenne licitando 1♠. Ma ricordo anche che Alfredo Versace difendeva questo tipo di intervento sostenendo che era quasi obbligatorio, mentre io ed altri giocatori eravamo sbigottiti. Come vedi in quella mano mancava tutto: le teste nel colore di intervento, i punti ed il vantaggio di essere in prima!

 

B) Intervento di Est: La Prudenza di Mike Lawrence. Nel suo “Il libro completo delle interferenze” (1979 Hardy, Hawthorne CA; 1991 Mursia), Mike Lawrence porta questo esempio: Sud apre 1 in un sistema tipo standard, Ovest passa, Nord risponde 1♠; seduto in Est, tu hai:

♠862 QJ3AKQ87 ♣K3

Ti chiedo: quale sarebbe la tua licita? Lawrence raccomanda di passare; 2 potrebbe funzionare in un torneo a coppie, scrive, ma sarebbe “spaventosamente esagerato” in duplicato. Lui spiega: avete le peggiori carte che potreste avere nel colore di risposta, tre cartine; avete onori non di testa nel colore d’apertura; gli avversari hanno già detto i loro nobili, perciò avete poco da guadagnare tatticamente. Sei d’accordo con lui?

Norberto BocchiTecnicamente ha ragione Lawrence: con una 5-3-3-2 senza un colore nobile dichiarabile, le tre cartine nel colore di apertura non promettono bene: c’è il rischio che il tuo compagno possieda una decina di punti e tu possa realizzare 3NT ma… in questa situazione specifica concordo con Lawrence che sia meglio passare.

L’alternativa migliore è dichiarare 1NT anche senza il fermo a picche: se devo proprio intervenire lo faccio per avere il massimo profitto. Se invece dico 2 il mio compagno potrebbe passare e potremmo avere un contratto di 3NT sul tavolo senza aver avuto la possibilità di chiamarlo.

 

C) Joe (Moose) Musumeci (1921-2004), capitano non giocatore degli Assi di Dallas, definì i Sette Peccati Capitali: 1) Dichiarare senza valori; 2) Violazione del sistema; 3) Iniziative unilaterali; 4) Gioco col morto a non vincere; 5) Gioco difensivo a non vincere; 6) Gioco impulsivo; 7) Errori meccanici (tirare la carta sbagliata, fare renounce, etc.). Ripresi e tradotti da “At the table” – 1994 DBM Publications Memphis, Tennessee. Il libro è l’autobiografia che Bob Hamman ha scritto con Brent Manley. Hamman commenta: “Evitare i primi tre peccati era molto importante per mantenere l’armonia e la fiducia nella coppia”.

Ti chiedo: in quale di questi peccati tu cadi più spesso, e cosa t’induce maggiormente in tentazione?

Norberto BocchiPersonalmente posso incappare in errore solo quando gioco in modo impulsivo, nessuno di questi vizi capitali in realtà m’induce in tentazione… tuttavia facciamo l’analisi dei punti elencati da Musumeci.

1) Dichiarare senza valori. E’ molto soggettivo, dipende dagli accordi di coppia e da come s’intende il bridge: ci sono coppie più o meno aggressive. Insomma è una questione di stile.

 2) Violazione del sistema. Raramente una buona coppia viola il sistema, al limite un giocatore può fare un “upgrade”, ad esempio considerando 14 punti belli si può aprire di 1NT; oppure quando il barrage ti dà un ampio ventaglio di mani da dichiarare difficilmente incappa nella violazione. Il resto potrebbe esserlo, e allora significa fare il classico autogol!

 3) Iniziative unilaterali. Le iniziative unilaterali alcune volte sono fonti di intuizioni che i buoni giocatori possono avere, dunque in questo caso il vizio capitale si trasforma in una virtù, a meno che queste iniziative siano troppo frequenti.

 4) Gioco col morto a non vincere; 5) Gioco difensivo a non vincere. Un giocatore bravo con la B maiuscola gioca a bridge non per dimostrare di essere bravo ma con l’intento di non sbagliare: cerca, cioè, di fare sempre la giocata giusta anche se può essere impopolare; non si preoccupa di fare una brutta figura ma cerca sempre di fare il contratto. Si può anche giocare in modo passivo, ma il più delle volte può essere un bridge vincente.

 6) Gioco impulsivo. È un vizio in cui incappano di più giocatori che hanno una certa sicurezza nel gioco piuttosto che coloro che nutrono perplessità. Sicuramente non capita ad un giocatore eccessivamente lento un errore di questo genere, però si tratta anche di un dare ed avere: il giocatore veloce si stanca molto meno di un giocatore lento, alla fine di una giornata di bridge di stress e di tante mani giocate la freschezza di un giocatore veloce è molto maggiore di quella di un giocatore lento.

 7) Errori meccanici (tirare la carta sbagliata, fare renounce, etc). La mancanza di concentrazione o stanchezza portano ad errori di questo tipo, credo che ad alti livelli sarebbe meglio evitarli. E’ questo che fa la differenza tra un campione e un non campione.

Adios y hasta muy pronto, Norberto!

***

Laura Camponeschi

 

(Foto: Norberto Bocchi si è gentilmente vestito da golfista – è un buon giocatore − per l’articolo di Laura Camponeschi pubblicato sulla rivista cartacea “Leggo a Tenerife”. Questa rivista è edita dalla comunita italiana delle Isole Canarie; quell’articolo trattava appunto di bridge e golf)

Norberto Bocchi’s interviews (9): Mustafa Cem Tokay

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Norberto - Baba

As announced on Neapolitan Club, Norberto Bocchi and his partner Agustin Madala will play the next cycle of US Nationals (starting 2013 summer) together with Gromov-Dubinin and Narkiewicz-Buras. There is also some news about the forthcoming Spring US Nationals (Spring 2013 North American Bridge Championships), which will be held from 14th to 24th of March 2013 in Saint Luis (MO, USA): Norberto and Agustin will play with the team of Mustafa Cem Tokay. Read the full story

Le interviste di Norberto Bocchi (9): Mustafa Cem Tokay

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Norberto  & Baba

Come annunciato da Neapolitan Club, a partire dalla prossima estate, Norberto Bocchi e Agustin Madala giocheranno i Nationals americani insieme a Gromov-Dubinin e Narkiewicz- Buras. Ma c’è una novità anche per gli imminenti campionati di Primavera (Spring 2013 North American Bridge Championships) che si terranno dal 14 al 24 marzo 2013 a Saint Luis (MO, USA): in questa occasione Norberto ed Agustin giocheranno con la squadra di Mustafa Cem Tokai. Read the full story

Le interviste di Norberto Bocchi (8): Grzegorz Narkiewicz

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Norberto & Grzeg

A partire dall’estate prossima (Spingold 2013) Norberto Bocchi e Agustin Madala giocheranno i Nationals americani in squadra con la coppia russa Gromov-Dubinin e i polacchi Buras-Narkiewicz. Read the full story

Norberto Bocchi’s Interviews (8): Grzegorz Narkiewicz

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Norberto & GrzegIn the next cycle (starting with 2013 Spingold) Norberto Bocchi and Agustin Madala will play in the US Nationals with a new team: Russian Gromov-Dubinin and Poles Buras-Narkiewicz.

Grzegorz Narkiewicz is a raising star of Polish bridge. Together with Krzysztof Buras he obtained excellent results in the Junior and Open categories, including the silver medal in Ostend European Championships 2010 and in Lille World Bridge Games 2012.

Norberto Bocchi describes him thus: “Grzeg and his partner Krzysztof Buras belong to the next generation of Polish bridge: under the guide of Cezary Balicki and Adam Żmudziński they improved until they became one of the best rated pairs on the international market. Grzeg is a very friendly and a nice guy, always happy to joke and smile. At the table he tends to get upset, especially with his partner: I think his best quality is his table presence”.

Norberto Bocchi interviews Grzegorz Narkiewicz

Norberto Bocchi: How have you been captured by bridge?

Grzegorz Narkiewicz: In school at age 13.

*

NB:  Which system do you play with your partner?

GN: We play a natural system with multiple transfers in competition.

*

NB:  How would you describe your bridge style?

GN: It depends on the opponents’ style.

*

NB: Which is the first bridge book you read?

GN: The first is, of course, The bridge Stories by Edwin Kantar.

*

NB:  Is there a player who influenced your game?

GN: Probably not, but there are many I like to watch.

*

NB: Which is the best quality a partner can have?

GN: Probably to be calm and quick at analysing.

*

NB:  Which is your favourite tournament?

GN: The hardest is the Bermuda Bowl. The most pleasant is Juan les Pins.

*

NB: What is your most memorable happy moment at the bridge table?

GN: On 28/02/2003 at 4pm, I was playing in the Polish league and my son was born!

*

NB: Apart from your regular partner, who would you like to play with in an important tournament?

NG: There are many great players with whom I would like to play.

*

NB: Which teammates would you like to have (2 pairs)?

GN: At the moment we often play with Bobby Levin and Steve Weinstein, we are very happy to play with them. In July Krzysztof and I start playing with Agustin and you, and Andrej Gromov & Alexander Dubinin. I am sure we will be a fantastic team.

*

NB: Is there anything you do to avoid bad luck at the bridge table?

GN: If you play well then you also get lucky!

*

NB:  What is your favourite music? Apart from bridge books, which authors do you enjoy reading?

GN: I like listening to what I enjoy!  I like reading book by Lee Child and Harlan Coben.

*

NB:  Are you a sports fan, e.g. football?

GN: Of course Barcelona!

*

NB: Which is your favourite actor and actress?

GN: Tom Cruise and  Meg Ryan.

*

NB:  What do you do in your spare time when you are not playing bridge?

GN: Children, children, children!!!

*

Muchas gracias, Grzeg!

Adios y hasta muy pronto

Norberto

***

(English edition by Laura Cecilia Porro for Neapolitan Club)

Grzegorz Narkiewic’s picture is courtesy of Elisabeth van Ettinger (NewInBridge)

Febraury 10, 2013

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Giorgino Duboin’s column

Italian style 02The Neapolitan Club staff is honoured to welcome a new illustrious contributor: Giorgino Duboin. The great Italian champion will write a series of articles mostly dedicated to his international bridge activities. Duboin's Column »

Norberto Bocchi’s column

MyWay-logoThe great Italian champion Norberto Bocchi contributes articles on a regular basis to Neapolitan Club. Norberto refers in his column ‘My Way’ to political issues which may arise in the bridge world and sometimes he describes interesting hands. Read Bocchi's column»   Read Bocchi's interviews»

Rhoda Walsh Notes

Rhoda_WalshWalsh No Trump Notes by Rhoda Walsh: a study on No Trump openings with their developments  in uncontested and contested auctions. Table of Contents »
Annotations by Rhoda Walsh on the 1 Notrump game forcing  response in the "2 over 1 game forcing system" (Walsh System).Table of Contents»

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Momorizing at Bridge

Are there techniques to develop some specific memory? Could be possible to make a choice of what might be more useful to memorize? Read what the champions say: open »

Silvio Sbarigia

 

SILVIO SBARIGIA is a pharmacist; he was born in Rome and lives there. He has won the European championship in 1975 with legendary Blue Team, runner up at 1974’s and at Olympic games of 1976.  Sbarigia is member of Neapolitan Club Technical Commettee. His bridge problems aren’t difficult; just we need to think on a plan and to avoid the instinctive playing. Bridge quizzes by Sbarigia »

Laura Cecilia Porro

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