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Schapiro Spring Foursomes: Cuore e Sentimento

Posted on 13 April 2014

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shapiro 2Avevamo già annunciato che la squadra Lavazza – Alejandro Bianchedi, Norberto Bocchi, Giorgio Duboin, Agustin Madala, e naturalmente Maria Teresa Lavazza – andrà allo Schapiro Spring Foursomes (Stratford-upon-Avon, 2-6 maggio), il più importante ed il più duro torneo a squadre delle Isole Britanniche nella formula Congress, cioè in una sola sessione di cinque giorni.

Vediamo ora la materia più da vicino.

Il torneo fu istituito nel 1962 con una coppa donata da Robert Provost, il proprietario del Crockford’s Club; allora si chiamava solo Spring Foursomes (torneo a squadre di primavera). Nei primi tempi si svolgeva in una sola sessione ad Eastbourne, ma crebbe, e negli anni 70 si svolgeva in due gironi, nord e sud, con finalissima tra le due squadre vincitrici; per un paio d’anni fu aggiunta anche una terza sessione a Bath. Nel 1992 tornò ad essere girone unico in una sola sede, più centrale.

Il nome corrente fu dato nel 2004, quando Helen, la vedova di Boris Schapiro, cominciò a dare sostegno economico per aumentare i premi, come ancora fa. Ma Boris Shapiro non aspettò il 2004 per legare in qualche modo il suo nome al torneo; lui vinse già la seconda edizione, nel 1963, con altri tre grandi campioni: Terence Reese, Fritzi Gordon e Rixi Markus. Reese fu il suo compagno nella Bermuda Bowl del 1955, vinta contro gli USA; Markus e Gordon formarono la coppia femminile più forte di tutti i tempi.

I detentori del titolo in carica sono Janet de Botton, David Burn, Thomas Charlsen, Thor Erik Hoftaniska, Artur Malinowski e Nick Sandqvist; Lavazza è probabilmente la prima squadra italiana che lo gioca; nessun italiano ha mai vinto il titolo.

Lo Schapiro Spring Foursome era eccezionalmente duro anche prima dell’arrivo della Lavazza, e non solo perché questo è il regno dei più forti giocatori britannici e dei loro amici – Robson, gli Hackett, Forrester, Welland, Auken, i Senior, Penfold, Holland, e altri – ma anche per la formula di gioco.

La formula del torneo è a doppia eliminazione; le squadre, normalmente una cinquantina ma questa volta saranno di più, sono ordinate secondo la loro forza, e le più forti, con numero più basso, sono accoppiate con le più deboli. Nel primo round ci saranno alcuni gironcini a tre squadre oltre ai normali incontri faccia a faccia; saranno necessari per rettificare il numero delle squadre alla potenza di due (2-4-8-16-32-64 etc). Gli incontri sono di trentadue mani, e se ne disputano due al giorno, ma uno solo il giorno d’inizio, venerdì 2.

Ora: che succede quando perdiamo un incontro? Null’altro che l’orgoglio ferito, per il momento. La squadra che perde un incontro, solo uno, entra nel campo delle Squadre con Una sola Sconfitta, seguitando a giocare contro le altre sconfitte una sola volta, mentre le vincitrici vanno avanti nel loro campo delle squadre senza sconfitta. Dopo alcuni turni il cui numero dipende dal numero di partecipanti (l’anno scorso al turno 6), ci sarà una finale tra le ultime due imbattute e cinque incontri tra le dieci sconfitte una volta. Le cinque vincenti di questi incontri (stiamo ancora descrivendo quello che accadde nel 2013 come esempio), più la perdente della finale giocheranno l’una contro l’altra; le tre vincenti e l’ultima delle imbattute faranno normali semifinali e finale, solo che l’imbattuta avrà il diritto di allungare il suo match di otto mani se stava perdendo alla 32a

E’ abbastanza chiaro? Non del tutto? Non c’è problema; l’importante è di sapere che, dopo aver battuto tutti, bisogna ancora fare i conti con diverse squadre sconfitte, arrabbiate e in cerca di vendetta. E soprattutto bisogna stare attenti a non diventare Squadra con Due Sconfitte, altrimenti saremmo eliminati. C’è tuttavia un “paradiso” per i caduti; contemporaneamente allo Schapiro si svolge un altro torneo a squadre, il Punchbowl. È una competizione sussidiaria per le squadre eliminate da quella principale; una vittoria qui non è per niente disprezzabile, dal momento che per coglierla bisognerà battere almeno una finalista dell’altro. E l’ultimo giorno c’è ancora un altro torneo, l’Hamilton Cup, che raccoglie i profughi dallo Schapiro Spring Foursomes e dal Punchbowl.

Riassumendo, a Stratford-upon-Avon ci saranno cinque sostanziosi giorni densi di bridge; c’è sempre un tavolo di bridge, carte e avversari che aspetteranno chi non riesce a trovare la strada vincente.

Proviamo ora a rispondere al nocciolo della questione: perché lo Schapiro Spring Foursome, con la doppia eliminazione, è più duro della semplice eliminazione diretta? Questo avviene, suppongo, perché quando perdiamo una volta il nostro orgoglio è ferito e la fiducia in noi stessi è incrinata; ma nell’eliminazione diretta siamo fuori, e possiamo rasserenarci con rincuoranti fantasie sulla fortuna degli avversari e sulla casualità delle nostre distrazioni. Nella formula a doppia eliminazione, invece, siamo obbligati a lottare ancora, benché feriti.

Nella squadra di Anita Sinclair c’è un campione che può suggerici come affrontare certe prove. Zia Mahmood, nel suo libro “Bridge a modo mio”, ha scritto che quando era giovane qualcuno gli insegnò a giocare a bridge con cuore e sentimento. Fu Boris Schapiro, ha scritto Zia, colui che lo guidò.

Ringraziamenti. Devo ringraziare Elena Jeronimidis, Jeremy Dhondy e Paul Gipson per le informazioni che mi hanno dato sul torneo e la sua storia, e Hanan Sher per la revisione dell’articolo.

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Paolo Enrico Garrisi

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