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Nell’ultimo numero di Bridge World, ho letto che…

Posted on 29 May 2010

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 The Bridge World magazine raccontato da  Paolo Garrisi

Gli editori Henry Copeland e Herbert De Bower un giorno bussarono alla porta di Ely Culbertson, a New York; volevano proporgli una serie di articoli di base, un affare di pochi dollari per un lavoro da copista o poco più. Ely però era di parere differente:

“Signori – disse – come volete fare un milione di dollari?”, e iniziò ad esporre idee ed idee.

“Parlai con tanta convinzione” – scrisse Culbertson nella sua biografia – “che De Bower fu impressionato dalla mia assoluta determinazione, se non dalla mia logica”.

“Mr. Culbertson” – chiese l’editore – “Siamo pratici: quale sarebbe il suo primo passo?”

“Anzitutto”, stabilii, “dobbiamo lanciare una rivista di bridge”.

 

In ottobre del 1929 nacque Bridge World; pesava trentadue pagine. Da quel giorno, milioni e milioni di giocatori di bridge hanno detto o scritto: “Nell’ultimo numero di Bridge World, ho letto che…”.

 

Nell’ultimo numero di Bridge World – siamo a maggio 2010 – vado subito a leggere la rubrica “Cinquant’anni fa”; la storia mi piace. Nel match Inghilterra-Usa, alle Olimpiadi del 1960, Shenken aprì 1, l’inglese Shapiro intervenne con 2♣; Ogust aveva queste carte:

♠Vuoto AQJ52 K9872 ♣Q82.

Dichiarò 2NT, e la psichica seppellì il fit a picche degli inglesi. La cosa interessante è che questa psichica era “Uno stratagemma trito negli USA”, ma poco noto in Inghilterra – scrisse Alphonse Moyse, allora direttore della rivista.

 

Di ritorno nel 2010, ora sono sul Master Solvers’ Club, sulle soluzioni dei problemi pubblicati un mese fa.

Problema A: IMPs, tutti in zona. Noi, in Sud, abbiamo:

♠A107 K96543 8 ♣A97

South West North East

1♣ Pass
1 2 *Pass Pass

?

 

   

*Nel Bridge World Standard (BWS), il contro avrebbe mostrato tre carte di cuori.

La mia risposta, un mese fa, era stata 3: prende solo quattro voti. Il contro ne ha presi sedici. A dispetto del mediocre risultato, sono contento: Russell Eklebad spiega le buone ragioni di 3, e anche Jeff Rubens ha dichiarato come me (Jeff Rubens è l’attuale director of Bridge World; lui dovrebbe sapere bene come regolarsi: non venitemi a dire che il Direttore non ha avuto qualche soffiata sulle carte di Nord!).

 

A pagina tre c’è un lungo articolo di Bart Bramley sulla Bermuda Bowl del 2009. E’ in due parti: in questo numero fino alle semifinali; in giugno racconterà la finale Italia – Usa. Nel suo articolo, Bramley fa una digressione sulla scala dei Victory Points adottata vent’anni fa dalla WBF (World Bridge Federation): la trasformazione da imp a VP non è equilibrata. Lui contesta che “…Si ottiene un risultato migliore vincendo un match di venticinque imp e perdendone uno di cinque piuttosto che vincendone due di dieci. Come può questo essere giusto?”.

 

Un momento, prego: fatemi contare. Nel primo caso, +25 e -5, il risultato complessivo sarà 35-25 VP; nell’altro (due vittorie da dieci), il risultato sarà peggiore: 34-26. Questo non può essere giusto. Due vittorie da 10 dicono che la mia squadra è forte; una vittoria da 25 ed una sconfitta da -5 dicono che la mia squadra è forte solo con le schiappe.

 

Devo scrivere immediatamente a Josè Damiani, presidente della WBF, per segnalargli l’errore…oh, è gia qui! A pagina due c’è una lettera del Signor Damiani: è un pochino irritato perché, in un precedente numero di Bridge World, lui ha letto che…

***

Paolo Enrico Garrisi

11/09/201o

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SILVIO SBARIGIA is a pharmacist; he was born in Rome and lives there. He has won the European championship in 1975 with legendary Blue Team, runner up at 1974’s and at Olympic games of 1976.  Sbarigia is member of Neapolitan Club Technical Commettee. His bridge problems aren’t difficult; just we need to think on a plan and to avoid the instinctive playing. Bridge quizzes by Sbarigia »

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