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Pietro Forquet (intervista)

Posted on 20 December 2010

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 1. Autocontrollo di ghiaccio. L’Official Encyclopedia della ACBL (American Contract Bridge League), scrive di lei: “…Famoso per il suo atteggiamento calmo e mai scomposto, apparentemente immune al nervosismo che affligge molti campioni…”. Infatti ai campionati europei di Stoccolma, nel 1956, fu questa sua calma che diede la vittoria all’Italia. In finale contro la Francia, Roger Trezel contrò un 7♠. Era fattibile ma Guglielmo Siniscalco, il suo compagno di allora, deviò a 7NT, anche contrate ma non fattibili: il controllo a cuori era di vuoto, e una colonna di sei prese a cuori marciò indisturbata sul tavolo. Lei proseguì a giocare “…Placidamente…e questa prova di ottimo carattere permise a Siniscalco di riprendersi…” (Carl’Alberto Perroux – “Il Blue Team nella storia del Bridge”, pag. 68. Mursia 1973). Il suo carattere però è tutt’altro che serafico; come ottiene un tale dominio di sé al tavolo?

Al tavolo occorre conservare sempre la calma. Conosciamo e stimiamo il nostro compagno, altrimenti non ci giocheremmo assieme, e sappiamo che a tutti capita di sbagliare. Ammesso che il mio carattere è “tutt’altro che serafico”, vuol dire che al tavolo da gioco riesco a controllarmi.

2. Una risposta impertinente. Molti pensano che i sistemi altamente convenzionali debbano essere limitati o completamente proibiti. Dicono: “Perché dovrei studiare quello che fanno gli altri anche se è sbagliato?” Carl’Alberto Perroux, allora capitano del Blue Team, raccomandava invece di studiare i metodi degli avversari. Qualcuno gli rispose che non aveva tempo di studiare il suo, di sistema, figurarsi gli altri. Chi diede questa risposta sfacciata? Lei, forse? Qual è il suo punto di vista sulla faccenda?

Ai vecchi bei tempi non c’era tanto bisogno di studiare i sistemi degli avversari. Allora quasi tutto era, diciamo, naturale. Oggi, con i relais, le risposte convenzionali, le dichiarazioni in sottocolore e mille gadget sarebbe indispensabile avere sempre un buon coach che studi le convenzioni avversarie e prepari delle adeguate contromisure.

3. Il nuovo acquisto. Impegni di lavoro obbligano Siniscalco a lasciare il bridge nel 1961; aveva portato all’Italia tre Bermuda Bowl e quattro titoli europei. Il suo posto fu preso da Benito Garozzo, napoletano come lei, Siniscalco e Chiaradia. La coppia Forquet-Garozzo è stata forse la più forte di tutti i tempi (così Time Magazine nel 1997).

Ecco lo splendido sestetto dal 1961: D’Alelio-Chiaradia, Forquet-Garozzo, Belladonna-Avarelli. Ed ecco cos’hanno scritto, su Buenos Aires 1961, Henry Francis e Brian Senior in “The all time Bermuda Bowl best deals” [1999 Five aces books, Wycombe, En. Pag. 69]:

“…Gli spettatori non avevano bisogno della sfera di cristallo per prevedere il dominio degli italiani nella manifestazione nel corso degli anni a venire”.

L’aveva previsto anche lei? Qual è la migliore qualità di Garozzo come partner? Quale il suo peggior difetto?

Garozzo era il migliore sia nel gioco della carta sia in dichiarazione. Il suo difetto? Quello di cambiare continuamente il sistema…

4. Aperture deboli costruttive. Gli stessi Francis e Senior annotano la filosofia degli italiani sulle aperture di sbarramento: semi costruttive piuttosto che distruttive. In effetti, nel Fiori Napoletano le aperture deboli a livello due sono nel rango 7-12. Quali ne sono i vantaggi? Lei pensa che il trattamento costruttivo possa essere usato anche nel bridge di oggi?

Col tempo i nostri barrages non sono più semicostruttivi come una volta.

5. Contro e dubbio. 1° dubbio: Contro d’Appoggio. Sud apre 1, Nord risponde 1, Est interviene con 1♠. Il contro di Sud, adesso, mostrerebbe appoggio di tre carte a cuori. Questo è il Contro d’Appoggio di Eric Rodwell:

http://www.bridgetopics.com/topics-collection

Perché giocarlo? Perché no?

Usiamo il contro d’appoggio per mostrare una buona mano a prescindere dall’appoggio di tre carte.

6. Contro e dubbio. 2° dubbio: Contro Takeout. Michael Lawrence dice che la “mano perfetta” per il contro è la 4441, e che con tale distribuzione bastano 11 punti per intervenire su qualsiasi apertura a livello uno. Sud ha aperto 1; in Ovest, Lawrence contra con:

♠A10946 K982 ♣K1094: dieci punti di testa e solidi. Per lei bastano?

E se avessimo: ♠6 A1094 K982 ♣K1094, in zona e con l’apertura di 1♠? Contrerebbe egualmente? A questa domanda hanno già risposto diversi campioni: http://neapolitanclub.altervista.org/itl/la-mano-perfetta-per-il-contro-takeout.html

Perfettamente d’accordo sia nel primo che nel secondo esempio.

7. Pietro, che diavolo di sistema stai giocando?! Il Sistema di Forquet e Garozzo, il Fiori Blue Team, fu pubblicato nel 1967. In quell’edizione era un sistema solido come il Fiori Napoletano di Chiaradia, ambedue con quarta nobile, principio di preparazione e contro punitivo sull’intervento di Ovest. Quando cominciaste a giocarlo? Apriamo di nuovo “Bermuda Bowl best deals”: c’è una strana licita da Buenos Aires 1965.  

forquet

 Il libro riporta questa mano solo per il differente svolgimento del gioco: lei mantenne il contratto, mentre all’altro tavolo l’attacco di Avarelli mandò sotto Shenken. La licita fu identica in ambedue i tavoli; sembra un normale standard, ma era normale per gli americani, non per gli italiani: il Fiori Napoletano non ha mai previsto questo modo di dichiarare, né era consentito nell’edizione 1967 del Fiori Blue Team.

In ambedue i sistemi, infatti, lei doveva passare: ci sono solo due prese difensive, gli onori sono sparsi e la ♣Q è poco protetta. Supponendo che fosse stato costretto ad aprire perché aveva bisogno di un risultato strano (ma l’Italia vinceva), avrebbe dovuto dire 1: le cuori sono più forti delle quadri ed è anche preferibile anticipare il nobile. Per di più, aprendo 1 lei era preparato alla risposta 2♣: avrebbe potuto dichiarare 2 perché il principio di preparazione supera la convenzione lungo-corto. Infine, il suo 2NT sul 2♣ di Garozzo ha mostrato una mano di buoni 13 o 14 punti.

Fu un gesto d’indisciplina, forse? Che sistema giocava con Garozzo nel 1965?

Non vedo alcunché di strano nella sequenza riportata. Cuori seguito da quadri mostrava almeno nove carte ed era ambiguo. 2NT al secondo giro era passabile. Oggi abbiamo un po’ naturalizzato le sequenze (allorché le fiori non sono coinvolte) dell’apertore e del rispondente

8. Chiaradia. Carl’Alberto Perroux, il Capitano, lasciò fuori Eugenio Chiaradia nelle Olimpiadi del 1964. Quella nuova squadra vinse quel titolo e molti altri negli anni successivi. Erano: D’Alelio-Pabis Ticci, Forquet-Garozzo, Belladonna-Avarelli.

Detta in questi termini, sembra una semplice sostituzione di Chiaradia con Camillo Pabis Ticci, ma le cose furono più complicate. È necessario almeno sapere che Mimmo D’Alelio, in precedenza partner di Chiaradia, iniziò a giocare il Fiori Romano con Belladonna ed Avarelli, quindi nel 1963 il Team non era più costituito da tre coppie ma da due terne: la sua era con Garozzo e Chiaradia. Ma negli ultimi tempi lei e il secondo eravate “…Fatti apposta per stare lontani…” come scrisse Perroux nel suo libro.

C’è altro che non sappiamo? Può riempire gli spazi vuoti?

Eugenio Chiaradia era un grande ed è stato il primo a dare un cambiamento al bridge che si giocava un tempo. Purtroppo al tavolo era troppo emotivo. “Fatti apposta per stare lontani” è poi soltanto una battuta di Carlo Alberto…

9. Carl’Alberto Perroux. Nel suo libro, il Capitano non riuscì a nascondere un profondo affetto per lei. Può disegnarne un breve ritratto?

Perroux era un maestro nel reggere gli equilibri della squadra. E’ vero che nella squadra regnava una grande amicizia, ma è vero anche che di tanto in tanto qualche piccolo ingranaggio andava pure lubrificato.

 ***

Paolo Enrico Garrisi

(Grazie per la foto a Claire Martel – Pietro Forquet al Festival del bridge di Deauville 2007)

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SILVIO SBARIGIA is a pharmacist; he was born in Rome and lives there. He has won the European championship in 1975 with legendary Blue Team, runner up at 1974’s and at Olympic games of 1976.  Sbarigia is member of Neapolitan Club Technical Commettee. His bridge problems aren’t difficult; just we need to think on a plan and to avoid the instinctive playing. Bridge quizzes by Sbarigia »

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