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Norberto Bocchi: la Teoria del Big Bang (Parte II)

Posted on 28 January 2014

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Norberto Bocchi Nel corso della sua ultima intervista, Norberto Bocchi aveva accennato al ” Big Bang” , il sistema che gioca con Agustin Madala e che da poco hanno adottato anche i suoi compagni di squadra Giorgio Duboin e Alejandro Bianchedi. Dato l’interesse e la curiosità suscitati da quell’intervista, abbiamo chiesto a Norberto di illustrarci meglio le linee guida del suo nuovo sistema e di approfondirne alcuni punti essenziali.

In poche parole, qual è la principale innovazione del Bocchi Big Bang System?

Il cardine del sistema è la vulnerabilità, ovvero cambiare il modo di giocare a bridge a seconda della vulnerabilità.

 

Come spiegheresti la filosofia del Big Bang ad un giocatore medio?

La reale innovazione del sistema non consiste semplicemente nell’adozione di sistemi differenti a seconda della zona, cosa che è praticata già da tempo. La mia idea consiste nel lasciare intatta la base del sistema ma cambiare il modo di dichiarare a seconda della zona.

Alcune coppie italiane e straniere, ad esempio, giocano alternando il Fiori Forte ed il Naturale a seconda della vulnerabilità. Ma ritengo che questo sia già un concetto un po’ superato. Il Big Bang, invece, lascia intatta la base del sistema modificando in modo più aggressivo alcune aperture quando si è in prima.

L’esempio più chiaro è nell’apertura a senza atout che varia da 10-12, 12-14, 15-17 punti a seconda della situazione di zona. L’idea guida del Big Bang consiste nell’approfittare di una situazione su quattro, in prima contro zona, per giocare un bridge molto aggressivo ed ai limiti dell’esasperazione; la situazione in prima contro prima, invece, prevede un bridge mediamente aggressivo; in zona contro zona un bridge ‘normale’, regolare, equilibrato.

 

Nel Big Bang c’è una sola apertura forzante di manche, 2 (game forcing o bilanciata 23+ punti)…

Esattamente, e immagino quello che stai per dirmi… Questo è forse il “difetto” del sistema. Ma ora ti spiego in che modo si articola nel sistema il mio 2.

Le aperture forzanti di manche generalmente (8-9 volte su 10) indicano delle mani bilanciate e in questo caso non ci danno alcun problema: la licita va regolarmente; ad esempio abbiamo la sequenza 2-2; 2NT e si prosegue serenamente. Ma una o due volte su dieci può capitare l’apertura forzante con una mano sbilanciata. In questo caso, anche se il nostro sistema è sviluppato accuratamente, non raggiunge ancora livelli ottimali e ci sono altre coppie che sicuramente in questa circostanza hanno sviluppi migliori del nostro. Ad esempio già l’apertura di 2 è migliore perché dà molto più spazio licitativo.

Ma perché abbiamo scelto di mettere solo il 2 quadri come apertura forcing game? Perché abbiamo avvantaggiato l’apertura di 2 con 18-19 bilanciata (che in altri sistemi è riservata al 2)? La nostra scelta è stata dettata da un attento esame statistico: su 100 mani che rispondono all’apertuta di 2 (di 18-19), o 2 (forzante a manche), 96-97 sono del genere 2 e 3-4 sono 2. Facendo un calcolo delle probabilità, allora, è meglio avvantaggiare l’apertura più ricorrente (2), perché l’apertura di 2 dà molte più possibilità di sviluppo: avendo a disposizione anche un solo gradino licitativo in più, si possono descrivere un numero quasi infinito di mani in più.

L’apertura forcing game a 2 dà vantaggio solo nello sviluppo delle mani sbilanciate, perché con mani bilanciate la sequenza licitativa è la medesima in entrambi i casi. Ma quante mani sbilanciate forcing game ti capita di aprire? Più o meno saranno 1 su 500, ovvero un numero trascurabile. E’ un vantaggio, pertanto, al quale statisticamente possiamo ben rinunciare, in favore della scelta di riservare il 2 ad aperture più ricorrenti. L’impostazione del sistema, dunque, nasce da un lungo ed attento studio del calcolo delle probabilità.

 

Nella versione precedente del tuo sistema, invece, anche le apertura di 2 e 2 erano forcing manche. Come mai le avete cambiate?

Perché un’apertura forzante a livello 2  o 2 picche ci occupava troppo spazio licitativo per poche mani. Nell’attuale versione del sistema giochiamo 2 e 2 in zona come normale sottoapertura, mentre in prima le aperture 2 e 2 sono riservate alle bicolori. Le monocolori in sottoapertura le apriamo a livello di 3 o a livello di 4.

La scelta di giocare le aperture 2 e 2 differenziate a seconda della zone è uno dei fattori che determinano l’aggressività del sistema. Dalle nostre analisi è risultato che le aperture a livello di tre danno quindici volte più fastidio che le aperture a livello di due: oramai con tutte le convenzioni che si possono adottare le aperture a livello due danno ben poco filo da torcere agli avversari. Se io apro 3 e l’avversario ha una mano di 23 punti, quest’ultimo sarà costretto a dire 3NT; il compagno, anche se ha 12 punti, sarà obbligato a dire passo. La linea avversaria ha 7NT di battuta ma non ha modo di arrivare al contratto giusto! L’apertura di 2 invece, darebbe tutti gli spazi per far dichiarare agli avversari lo slam. Uno dei punti sui quali stiamo lavorando molto è proprio lo sviluppo della prima contro zona ed anche della prima contro prima.

 

Le aperture di livello tre le fate spesso anche con sei carte nel colore, vero?

Sì, spessissimo. Non distinguiamo molto tra sei o sette carte. Con la settima quando la mano è troppo bella cerchiamo tendenzialmente di aprire a livello quattro. Ma 6 volte su 10 le aperture a livello tre, in prima contro zona, le facciamo con sei carte. Agustin Madala ha aperto a livello tre anche con cinque carte, ad esempio con la sequenza KQJ10x.

 

Uno dei motivi per cui hai chiamato “Big Bang” questo sistema risiede nel suo continuo sviluppo: praticamente è un sistema in perenne evoluzione.

Certamente, lo studio e la ricerca per migliorare il sistema è costante. Come ho spiegato altre volte, noi italiani, in particolare Lorenzo Lauria ed io, abbiamo sempre lanciato innovazioni nella tecnica licitativa, ma via via anche gli altri hanno ripreso e sviluppato le nostre sequenze e convenzioni, pertanto c’è sempre la necessità di andare oltre per sorprendere e superare la tecnica avversaria.

 

Nel momento in cui avete deciso il cambiamento nell’apertura 2, avete considerato anche l’ipotesi di adottare il Fiori Forte? Nel caso, perché l’avete scartata?

Personalmente ritengo il Fiori Forte un sistema oggi superato. Il bridge è diventato talmente aggressivo che dopo l’apertura di 1 gli avversari intervengono con qualsiasi cosa, e, quindi, il Fiori Forte ha perso molti dei potenziali vantaggi che aveva in passato. L’idea di adottare il Fiori Forte sarebbe per noi un autogol perché l’intervento avversario toglie i gradini necessari alla descrizione della mano.

Vedi, nel bridge di trent’anni fa le cose erano diverse, il Fiori Forte andava benissimo perché gli avversari intervenivano solo con mani forti e con sequenze solide. Oggi gli avversari intervengono con qualsiasi cosa e con pochissimi punti: così facendo disturbano in modo efficace la tua licita, togliendoti spazio per descrivere la mano. L’apertura di 1 del Fiori Forte spesso dà solo la forza perché gli interventi avversari impediscono, a volte, anche di chiarire il tuo colore.

 

L’uso delle convenzioni transfer è un carattere tipico del tuo stile – lo usavi anche nel sistema Bocchi-Duboin – e diffuso tra gli italiani, ma mi chiedo: non offre troppo spazio all’intervento?

Ormai sono quindici anni che le transfer sono usate da tutte le coppie. Noi le giochiamo in modo esasperato al fine di far giocare il compagno che ha la mano più forte o che è meglio messa a ricevere l’attacco. In realtà le transfer non danno molti vantaggi agli avversari, perché lo spazio lasciato all’intervento è minimo e poco utilizzabile. L’uso della transfer non è arbitrario ma una scelta obbligata, visto l’enorme vantaggio che dà al dichiarante rispetto a quello che può prendersi l’avversario: direi che la percentuale di vantaggio è 97 a 3 per il dichiarante.

 

Agustin Madala (Elisabeth van Ettinger - NIB)Qual è stato il contributo di Giorgio Duboin a questo sistema? E qual è stato quello di Agustin Madala?

Ho portato nel Big Bang alcune idee già sviluppate nel sistema Bocchi-Duboin. Se confronti i due sistemi troverai molte cose simili. Però l’idea base del nuovo sistema è abbastanza differente dal Bocchi-Duboin. Nella costruzione iniziale del Big Bang non ho consultato Giorgino. Ma da quando Giorgino ha iniziato la sua partnership con Bianchedi e ha cominciato a giocare con lui il Big Bang, ha cominciato anche a lavorare al perfezionamento del sistema Devo dire che questa partnership ha davvero dato grande entusiasmo a Giorgio, che si sta dedicando con passione al sistema che ormai sente anche suo, e quasi ogni giorno ci sentiamo per studiare modifiche e perfezionamenti.  Il ruolo di Agustin, sin dall’inizio, è stato più che altro quello di verificare ed approvare le modifiche che io di volta in volta gli sottopongo, e, ovviamente, di proporre cosa cambiare e cosa introdurre . Uno dei suoi contributi più proficui è stato quello di mettere a punto la nostra convenzione Gazzilli: il particolare sviluppo della Gazzilli che giochiamo oggi è merito di Agustin. Ma Giorgino è ormai irrefrenabile e sta mettendo mano anche su questo…

 

Quanto inventa, e quanto crea Madala al tavolo, distaccandosi dalla norma del sistema, e come reagisci tu alle sue ‘irregolarità’?

Agustin è uno dei pochi giocatori al mondo che ha la capacità di andare fuori dagli schemi e di inventare al momento. Quando lo fa, io non reagisco mai negativamente, perché se Agustin va fuori dagli schemi lo fa a ragion veduta. Mi spiego: non puoi arrabbiarti con un compagno che inventa al tavolo se la maggior parte delle volte che lo fa trova la mossa vincente. Agustin è un fenomeno che ha il bridge nel sangue e le sue intuizioni si rivelano vincenti 8-9 volte su 10. Quelle rare volte che perdiamo punti per le sue invenzioni, io sto zitto perché mi ricordo di tutte le altre cose che le sue ‘estemporaneità’ ci hanno fatto vincere. Agustin è uno che “sa” inventare e va assecondato. Vedi, l’alchimia di una coppia si costruisce modellandosi uno sull’altro fino a diventare perfettamente complementari. Nella coppia Duboin-Bocchi ero io quello che inventava e Giorgino quello più regolare. Adesso sono io che tendo ad essere regolare e ad assecondare le invenzioni di Madala. Una coppia in cui entrambi i partner inventano sarebbe una follia, bisogna invece saper ridisegnare il proprio ruolo nella partnership a seconda del carattere del compagno.

 

 

Tom Hanlon Qualche giorno fa ho avuto occasione di realizzare una breve intervista con il campione irlandese Tom Hanlon, e mi sono fatta suggerire una domanda da inserire nella nostra intervista. La domanda è la seguente:

“Hugh McGann ed io abbiamo sviluppato il nostro sistema durante gli ultimi 23 anni ed è ancora in costruzione e così stiamo cercando nuove idee. Ti chiedo: perdere le deboli a livello due è un handicap? E qual è la parte del sistema più efficiente a portare imps?”

Non considero un handicap perdere le aperture deboli a livello di due. Bisogna sviluppare idee nuove, perché, come ho già detto prima, le sottoaperture classiche a livello due non sono più così vantaggiose e hanno perso molto del loro carattere aggressivo. Per quanto riguarda la parte del sistema più efficace in termini di imps, rispondo dicendo che tutto dipende dal tipo di bridge che vuoi giocare.  Guardiamo Lauria- Versace: il loro bridge è stupendo, a volte può apparire noioso, ma la loro regolarità fa sì che regalino poco o niente e gli imps vengono puntualmente dell’errore avversario. Accumulano punti giocando il loro bridge classico e regolare, attendendo pazientemente l’errore avversario. Un sistema che invece vuole portare punti di suo deve giocoforza essere aggressivo, sorprendente al punto da mettere fuori strada gli avversari. E la parte del sistema che oggi offre un maggiore margine di creatività penso siano le aperture di barrage: lavorando in questa direzione si possono trovare soluzioni efficaci a portare punti. L’idea base è quella di alzare il livello dell’intervento avversario I sistemi possono essere perfetti se gli avversari ti lasciano parlare, perché puoi sviluppare tutte le tue più accurate sequenze. Ed a certi livelli tutte le coppie ormai hanno sviluppato ormai sistemi molto accurati. Nel bridge tutto è perfettibile, però una coppia forte può arrivare ad una percentuale di accuratezza vicino al 95 per cento. Una coppia più debole può sviluppare un sistema preciso all’85 per cento: non è sufficiente questo 10 di differenza a farti vincere. Quello che fa la differenza è la capacità di sviluppare barrage ed interferenze che mettano in crisi anche il migliore dei sistemi avversari.

Il bridge moderno si misura sugli interventi: tali interventi implicano sempre una certa dose di rischio e quello che fa davvero la differenza è la capacità di sapere rischiare e di sapere quando, come, e fin dove può spingersi l’azzardo.

Penso che il bridge del futuro sarà sempre più distruttivo in prima e costruttivo in zona.

***

Laura Camponeschi

 

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