Memorizzare a Bridge (7): “Pratica e Talento”

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Paolo Enrico Garrisi 03Due settimane fa ho iniziato un corso di bridge nel Circolo Cittadino di Ascoli Piceno. I miei tre allievi, Cinzia, Giampaolo e Valentina non sapevano nulla del gioco, era veramente la loro prima volta al tavolo. Ho distribuito le carte, scoprendo l’ultima, e ho iniziato a spiegare il Whist, rimarcando la necessità di osservare attentamente e ricordare ogni carta. Più tardi, a casa, ho ricevuto un’email da uno di loro, Giampaolo; scriveva a proposito del ricordarsi le carte e mi chiedeva:
…Ci sono tecniche per sviluppare la memoria specifica?… Si può fare una selezione finalizzata a ricordare solo quello che è maggiormente utile?
A mio giudizio la domanda di Giampaolo verteva su una delle chiavi principali del pensare a bridge, e meritava molte risposte, non una sola; perciò l’ho inoltrata ad altri. Ecco le risposte di Norberto Bocchi, Michael Becker, Michael Rosenberg, John Swanson e Silvio Sbarigia.

 

Norberto BocchiNorberto Bocchi Credo che la memoria si sviluppa solo con la pratica e il dono di Dio, io onestamente le carte le ricordo tutte senza nessun sforzo cioè le immagazzino nella mente in modo automatico.

 

Michael BeckerMichael Becker (ACBL) – Per essere onesti non ricordo come ho imparato a ricordare! Ricordare le carte mi è venuto dopo aver giocato centinaia, poi migliaia di mani. Ho cominciato a giocare a bridge quando avevo 13 anni. Due anni dopo, mentre giocavo una mano potevo ricordare tutte le carte giocate. E potevo ricordare tutte le mani di una sessione di 26 boards per almeno un giorno. Adesso ho 70 anni. Talvolta dimentico una cartina uscita. Non riesco a ricordare tutte le mani di una sessione senza un piccolo aiuto. Le registrazioni delle mani sono una gran cosa!

 

M Rosenberg (Peggy Kaplan)Michael Rosenberg – Ho una memoria eccellente, ma non uso alcuna tecnica. So che ci sono gare di memoria, e che queste persone usano “palazzi della memoria”, ma non penso di poterti aiutare molto. Sono solo fortunato ad avere questo talento.

 

John SwansonJohn Swanson – Sono un esperto di bridge, ma non di memoria; non ho idea di come lavori la memoria. Circa 60 anni fa mi andai a leggere qualcosa su come sviluppare un metodo per ricordare, ma non ricordo molto di quello che c’era scritto. Direi che potresti ottenere una risposta decisamente migliore se poni la domanda ad un esperto di memoria.

 

Silvio Sbarigia Silvio Sbarigia – Secondo me memorizzare è una dote che fa parte del talento di un cartaro, cioè la meccanizzazione della visione delle carte e l’immediata collocazione nella memoria. È una dote che ho sempre avuto. Ma se uno studente imparasse a contare la mano degli avversari, subito comincerebbe a sviluppare un metodo di ricostruzione. Inserendo nella ricostruzione anche le carte svilupperebbe anche di più la parte mnemonica inerente i tasselli, cioè le carte stesse, e con molta pazienza aumenterebbe la capacita di ricordare le carte uscite. Ma non è eguale per tutti. Se uno vuole diventare un giocatore di bridge decente deve faticare ad esercitare quella parte di memoria che neanche sa di avere. Inoltre la cosa migliore è imparare la tecnica di base alla perfezione e conoscere le percentuali, e non andare troppo presto al tavolo, che è controproducente perché lo studente potrebbe pensare che sia un gioco troppo difficile e si deprime. E deve essere tenuto a mente che il bridge è sofferenza, se uno vuole emergere. E studio. Perché il bridge non è un gioco; è un insieme di logica, psicologia, carattere, educazione, e altro.

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Memorizzare a Bridge – Una rubrica di Paolo Enrico Garrisi

Parte VII: “Pratica e Talento ”

 

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