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L’opinione di John Carruthers sul progetto Zimmermann

Posted on 26 June 2011

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John Carruthers è uno dei più noti giocatori canadesi ed è altrettanto famoso come giornalista e scrittore di bridge. Attualmente dirige il Bollettino IBPA (Associazione Stampa Internazionale di Bridge). Sul numero di Febbraio scorso del Bollettino, riservato ai membri IBPA, John Carruthers ha dedicato il suo editoriale al progetto Zimmermann: “Una cosa è certa – scrive-indipendentemente da come la faccenda sarà risolta, sarà una storia interessante da seguire”. Il suo articolo presenta molti spunti interessanti di riflessione, pertanto ne pubblichiamo qua di seguito l’edizione integrale a beneficio dei nostri lettori.

C’è stato, a nostro avviso, un sorprendente e significativo sviluppo nel mondo del bridge. Per vedere di che si tratta, leggete il comunicato della Federazione Bridge di Monaco (FMB). (per leggere il comunicato clicca qua >>)

 Lo sviluppo è che la FMB propone di inserire la squadra di Pierre Zimmermann (Svizzera)-Franck Multon (Francia), Tor-Helness Geir Helgemo (Norvegia) e Claudio Nunes, Fulvio Fantoni (Italia) come sua rappresentante ai prossimi Campionati Europei e Mondiali. Nessun dettaglio finanziario e logistico è stato rivelato.

Alla prima lettura del comunicato, ho pensato che questa fosse una terribile svolta. Parte della mistica del Campionato del Mondo consiste nel fatto che si tratta di una competizione di Paese contro Paese e leggere che l’Islanda ha vinto la Bermuda Bowl nel 1991 o la Cina la Venice Cup del 2009 è emozionante. Lo è meno leggere che il Team Smith batte il Team Jones, senza offesa per Smith o Jones. Vi ricordate chi ha vinto una qualsiasi Rosenblum transnazionale, per esempio? Ci si ricorda, tuttavia, che la Polonia ha sconfitto il Brasile nella prima  Rosenblum (1978), prima dell’avvento del “transnazionalismo”.

Quando ho mostrato il comunicato FMB, senza commenti, a poche persone di cui rispetto opinioni, tutte hanno concordato con la mia valutazione iniziale. Uno ha detto: “E’ come comprarsi un’isola tutta per sè, solo più conveniente.”

Poi ho avuto un ripensamento, considerandolo nient’altro che un altro passo avanti lungo il continuum di professionalità crescente del Campionato Mondiale di bridge. La genesi è avvenuta nei primi giorni di Ely Culbertson e il suo team ‘professionale’,  la fioritura successiva c’è stata con Ira Corn e gli Assi di Dallas nel 1970. Ora abbiamo gli sponsor che vincono i Campionati del Mondo con giocatori provenienti da diversi paesi e  con squadre che portano il loro nome piuttosto che quello di Italia o Stati Uniti. È così diverso?

Uno si domanda, però, ciò che EBL (European Bridge League) e WBF (World Bridge Federation) faranno a riguardo. Ci sono, dopo tutto, la residenza e, in alcuni casi, immigrati e/o richieste di cittadinanza per rappresentare il proprio paese. Nel passato, abbiamo avuto Bob Slavenburg (Paesi Bassi) a rappresentare il Marocco, Buratti-Lanzarotti (Italia) a giocare per la Spagna, e ultimamente Zia (Pakistan) nel team USA. Tutti avevano almeno la residenza nel loro paese di adozione, anche se solo temporanea.

 Sullo sfondo di tutta la faccenda aleggia lo spettro del Comitato Olimpico Internazionale. Credo che il suo parere sarà richiesto. Se la Federazione Mondiale di Bridge (WBF) ha ancora speranze di vedere il bridge alle Olimpiadi nel prossimo futuro, la gestione di tale questione potrebbe compromettere definitivamente la possibilità che questo accada.

Da qui, la questione si presenta come la prima sfida importante della presidenza di Gianarrrigo Rona. Una cosa è certa, indipendentemente da come la faccenda sarà risolta, sarà una storia interessante da seguire.

John Carruthers

Se volete conoscere meglio John Carruthers, vi consigliamo di leggere l’articolo di Ross Taylor: “An interview with John Carruthers”.

***

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