La parola a Giorgio Duboin – (intervista Parte Seconda)

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(Seconda Parte) – Approfittiamo della sua disponibilità per chiacchierare ancora insieme di bridge. Neapolitan Club ha letto e recensito il testo sul sistema Bocchi-Duboin edito dalla Mursia proprio quest’anno. Sistema che mi è sembrato abbastanza complicato, a dire il vero… Su questo la fermo subito. E’ chiaro che non è un sistema per principianti o per giocatori medio-bassi. Ma se due giocatori di media categoria hanno intenzione di costituire una coppia e di lavorare un pochettino insieme è molto più facile adottare un sistema molto convenzionale, chiuso, rigido e con degli schemi fissi come quello che giocavo con Norberto, piuttosto che giocare un naturale infarcito di convenzioni che richieda scelte sempre personali.

Adoperando un sistema convenzionale, c’è sempre spazio ovviamente per le scelte personali, ma in alcune sequenze si è molto più istradati su dei binari fissi. Pertanto è più facile: la difficoltà può essere se mai nella necessità di memorizzare il sistema. Però uno se studia poi lo impara, prova e poi i risultati saranno sicuramente migliori. Il Bocchi-Duboin è un sistema che possono giocare tutti. Due fuoriclasse giocano bene a bridge qualsiasi sistema tu  metta loro  in mano. Due giocatori medi, invece, devono trovare un sistema che vada bene per loro: un vestito cucito dal sarto più che un prêt-à-porter. Un sistema rigido, con delle convenzioni molto ripetitive non è molto difficile: basta entrare nella filosofia del sistema stesso. Potrebbe aiutare molto a fare quel salto da giocatore medio, per così dire, ad esperto.

Come nasce l’idea di questo libro?

A dire il vero si tratta di una cosa abbastanza estemporanea. E’ un libro che, per pigrizia,  Norberto ed io non avremmo mai scritto. Il nostro amico, Gianantonio Castiglioni, si è invece molto prodigato: ci siamo incontrati molte volte per discutere del sistema e se lo abbiamo pubblicato  il merito è suo.

E’ prevista un’edizione in lingua inglese? Glielo chiedo dando voce a un’istanza che viene da molti nostri lettori stranieri.

Di questo si occupa la casa editrice. Sapevo che c’era l’intenzione di farne un’edizione in lingua. Credo che una traduzione esista già ma il problema sia trovare un accordo con qualche casa editrice estera.

Vedendo invece il sistema che state giocando lei e Sementa, le chiedo una riflessione sulle sottoaperture. Mi spiego. Nel vostro sistema l’apertura 2 cuori e 2 spade è riservata alla monocolore sesta con punteggio 5-10. Nel Fiori Napoletano invece è nel rango 7-12, cioè costruttiva. Jason e Justin Hackett, i gemelli di Manchester, la giocano nel rango 3-10 e addirittura 3-13 in terza posizione, vale a dire estesa e distruttiva. Sono tre stili diversi. Allora, chi ha ragione?

Sì, noi la giochiamo all’antica. Non è questione di aver ragione, è una questione di stile. Però diciamo subito che la nostra sottoapertura 5-10 è molto teorica. Noi veniamo molto “criticati” per questo e ci chiamano i “puristi”. Con le monocolori seste e punteggio 5-10 apriamo davvero raramente (nemmeno il 50%) perché una volta può esserci il colore brutto, una volta magari ho un Asso fante terzi di picche e allora mi secca aprire di due cuori con le picche… Diciamo che noi siamo molto nei canoni standard. E’ chiaro che in prima, con 5 punti e Re Dama sesti con tutte cartine, allora apriamo anche noi. Perché sai che di là ci aprono per cui ci apri anche tu. Però non facciamo aperture distruttive. Anzi, posso dire che il nostro stile di sottoapertura è molto costruttivo e abbastanza vicino a quello del Fiori Napoletano, sistema con il quale io ho  cominciato a giocare a bridge. Conosco bene gli Hackett, sono due ragazzi simpaticissimi e dei cari amici: il loro bridge è assolutamente occasionale, nel senso che possono davvero fare qualsiasi cosa. Acune volte infatti sono molto chiusi e conservatori e giocano un bridge che sembra costruttivo. Li incontri la volta dopo e tirano una “bombarda” tutte le mani. Dipende dal loro umore del momento.

Come ad altri campioni, sottopongo anche a lei la “mano perfetta” per il contro take-out di Lawrence. Lei la conosce, ovviamente, la ricordo a beneficio dei nostri lettori: Michael Lawrence dice che la “mano perfetta” per il contro è la 4441, e che con questa distribuzione bastano 11 punti per intervenire su qualsiasi aperture a livello uno. Sud ha aperto 1; in Ovest, Lawrence contra con: ♠A1094 6 K982 ♣K1094: dieci punti di testa e solidi. [Michael Lawrence, The complete book on takeout doubles – 1994 Magnus Books, Stamford, Connecticut].

Personalmente io adotto uno stile molto più all’antica. Ovviamente in prima con la tricolore e i dieci punti di testa contro. In zona non mi viene nemmeno in mente! Fino ad un certo limite di punteggio, diciamo, il mio stile è quello di contrare comunque con la distribuzione e i punti. Spesso vengo criticato per esser passato in alcune mani, a volte con una bilanciata e 13 punti non contro perché non ho la distribuzione. E’ evidente che il singolo proprio nel colore dell’avversario può abbassare leggermente il livello del contro. Chiaramente se l’avversario avesse aperto a livello 2, diventerebbe una pazzia dare il contro anche con il singolo.

Quando gli ho sottoposto questa mano, il suo amico Bocchi mi ha risposto: “Non è questione di contare i punti: quelli bravi i punti non li contano ma guardano al tipo di distribuzione. Anche se ci sono pochi punti vedono che ci sono tre teste e la tricolore, dove sta il problema?”.

Deve essere una questione di equilibrio: bisogna sempre cercare di fare la cosa meno pericolosa. A volte la cosa meno pericolosa può essere invece parlare e la cosa più pericolosa lasciare. Il bridge è un gioco di probabilità e come in tutti i giochi di probabilità bisogna rischiare in funzione del premio. Bisogna sempre farsi i conti di quanto conviene. Chiedersi cioè: se mi va male, cosa perdo? E se mi va bene: cosa guadagno? Detto in termini matematici è molto facile e detto così sembra molto banale: è chiaro che però poi solo l’esperienza ti insegna a fare la cosa giusta. A volte non devi contare i punti ma guardare solo la distribuzione. Ma questo più che nelle mani di contro informativo è molto più logico pensarlo nelle mani dove si deve rischiare un intervento, magari a livello di due: se ho una monocolore non intervengo, se ho la 6-4 intervengo perché se non parlo subito probabilmente non sarò più in grado di parlare, ad esempio. Allora è vero che posso andar sotto e pagare 800 dicendo 2 fiori, ma anche vero che potrei guadagnare 300 a 5 fiori e se non parlo subito probabilmente poi non potrò più farlo. E’ sempre una questione di rischio calcolato e di premio corrisposto. Tornando al contro informativo, comunque il punteggio conta: è chiaro che se è una competizione a colore il punteggio non conta niente, ma nel momento in cui io contro magari il mio compagno ha una mano per dire due o tre senza e alla fine lì i punti contano, eh? Un 3NT con 21 punti sulla linea e due bilanciate non si fa.

E così piacevole parlare con lei che chiudo la nostra intervista facendole l’invito a intervenire di nuovo sul Neapolitan Club, proprio per riflettere ancora su altre tematiche legate alla licita e al gioco.

Accetto volentieri, ma non è che mi sottoporrà un lavoro troppo impegnativo?

Ovviamente… sì.

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Laura Camponeschi

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