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John Carruthers: I siti di scommesse quotano la Bermuda Bowl

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 Questa volta il bridge ha veramente fatto un colpo grosso. No, non sto dicendo che è stato ammesso ai giochi olimpici, però adesso è stato inserito in listino da almeno due siti di scommesse sportive! I siti sono PAF, www.paf.com/betting, un’organizzazione con uffici in Finlandia, Svezia, Estonia e Spagna, e Unibet, un sito con residenza a Malta (https://es.unibet.com/betting) e la Bermuda Bowl è l’evento. L’Italia, non sorprende, è favorita a 2:1; USA1 è la più vicina in ambedue i siti, rispettivamente a 13:4 e 4:1.

Svezia, Olanda e Polonia sono a 15:2, 8:1, 17:2 su PAF e tutt’e tre sono a 15:2 su Unibet. USA2 è rispettivamente a 10:1 e 15:1; Brasile ed Israele sono a 12:1 in tutt’e due i siti; Bulgaria è a 15:1, Cina è a 25:1, ed Egitto, India ed Islanda sono a 75:1. Tutte le altre vanno peggio a 500:1

Mentre voi potreste pensare, per esempio, che sia meglio scommettere sulla Bulgaria piuttosto che su Israele, il nocciolo della questione è che queste sono quote molto realistiche, almeno in relazione una all’altra. Tuttavia è necessario fare attenzione al “vigorish”, cioè il margine caricato dall’allibratore per il suo servizio.

Nel football nordamericano, per esempio, se perdete una scommessa da 100 dollari ne pagate 110, ma se la vincete ne riscuotete solo 100: cioè il 10% della scommessa o il 5% della somma degli eventi, una cifra molto ragionevole per lo scommettitore; e, soprattutto, il margine è assolutamente trasparente.

Le cose cambiano completamente quando la scommessa è su un evento tipo “league”, quando si punta su una squadra contro le altre, com’è appunto la Bermuda Bowl, e il margine è nascosto nella quota; in questo caso, per calcolarlo occorre la conoscenza della relazione tra le quote e le probabilità. È veramente molto semplice: una quota 4:1 significa che l’allibratore dà quella squadra vincente una volta su cinque (quattro volte perdente, una vincente, quindi una su cinque). Per calcolare il margine, il primo passo è di convertire la quota in probabilità. La probabilità che tutte le squadre vincano la coppa – nel mondo reale – è pari ad uno, cioè corrisponde alla certezza, somma delle probabilità di ogni squadra. La percentuale che supera uno – nel mondo degli allibratori – è chiamato “over the round” e costituisce il vigorish.

Nel nostro Unibet Bermuda Bowl league, per esempio, Italia 2:1 si traduce in una probabilità di 0,33 (una volta ogni tre). USA1 ha 4:1 (una ogni cinque), o 0,2; Olanda, Polonia e Svezia, a 15:2, ne hanno 0,118, e così via.

Nel mondo reale la somma delle probabilità vale uno; nel mondo Unibet le probabilità della Bermuda Bowl sono 1,257. Perciò gli allibratori (supponendo che le quote siano bilanciate, un’ipotesi sempre azzardata), realizzano il 25% sul totale delle scommesse. Questo rende la scommessa un affare veramente misero per chi punta, ma lo scommettitore medio non ha la conoscenza o la pazienza di calcolare la quota reale.

Gli scommettitori britannici, in generale, rispetto a quelli nordamericani hanno maggiore consapevolezza delle quote effettive, e non si metterebbero in scommesse di tipo league negli USA, dove un margine del 50% non è insolito. In Inghilterra, la percentuale sopra la probabilità è più probabile che sia nell’intervallo tra il 12 ed il 15%.

 

John Carruthers

(Bollettino IBPA, Ottobre 2011)

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One Reply to “John Carruthers: I siti di scommesse quotano la Bermuda Bowl”

  1. Le quote sono realistiche, dice bene John, ma c’è un’eccezione: USA2 (la squadra di Bathurst), è molto più forte di quanto dica il suo 15:1, o anche 10:1. Sono stati secondi alla Vanderbilt contro Fleisher (cioè USA1); nei trials del 2011 hanno battuto Mahaffey, Nickell, Wolfson, Diamond. A Veldhoven, saranno almeno protagonisti.

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