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John Carruthers – A proposito della Coppa Campioni 2012

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La Coppa Campioni europea fatica a trovare la sua identità. E’ nata come successore del torneo Europa Cup, l’equivalente della Champions League UEFA sponsorizzato da Philip Morris, per far gareggiare club d’elite da tutta Europa. Ora si è trasformata in un weekend di vacanza per le squadre coinvolte. Si qualificano alla Coppa Campioni le nazioni che sono arrivate in testa ai campionati europei precedenti, e che vengono invitate a mandare i campioni del campionato societario nazionale.

Tutto bene in teoria, se non che molte nazioni non hanno campionati societari, ma altri tipi di torneo, come Premiere League, competizioni testa a testa nazionali, selezioni per la squadra nazionale, e così via. In questi (ed altri) casi, la federazione nazionale sceglie la squadra. A partire dalla terza edizione, i primi dieci classificati (un tempo solo i primi otto) nei precedenti campionati europei vengono invitati a partecipare, insieme al vincitore dell’edizione precedente e al paese ospitante. Quindi in Eilat (Israele) si sono scontrate dodici squadre, nell’undicesima edizione del torneo.

Queste squadre sono le prime dieci classificate agli europei di Dublino, in ordine: Monaco, Olanda, Italia, Inghilterra, Polonia, Germania, Israele, Svezia, Bulgaria e Russia. L’Italia e Israele hanno schierato una seconda squadra, la prima a rappresentare i vincitori dell’anno scorso, e la seconda in quanto paese ospitante. I club italiani hanno vinto nove (Angelini/TC Parioli sei, e Lavazza/GS Allegra tre) delle ultime undici edizioni. Dato che entrambe le squadre schierano giocatori della nazionale, l’unica possibilità che un’altra squadra vinca è che mandi la propria nazionale, cosa che è successa quando ha vinto la Germania nel 2006 e l’Olanda nel 2010.

Quest’anno c’è una nuova moda – quella di comprarsi la nazionale di un altro paese! Diamo un’occhiata ai club che hanno preso parte, i paesi che hanno rappresentato, e le nazionalità dei giocatori (l’elenco completo è a pagina 19). Sessantaquattro giocatori hanno giocato in dodici squadre; di questi, quindici sono “importati”. Madala (ARG/ITA), Sandqvist (SWE/ENG), Elinescu (ROM/GER) e Wladow (POL/GER) sono legalmente residenti e/o cittadini dei paesi d’adozione e li hanno rappresentati in campionati mondiali. Ma non sembra assurdo che due campioni mondiali olandesi 2011 giochino nella squadra russa, che un campione del mondo ungherese 2012 giochi per la Germania, e che uno sponsor spagnolo compri l’intera squadra svedese? E che Helness/Helgemo rappresentino il loro terzo paese (Monaco, dopo Norvegia e Italia) in questa competizione? E Meckwell giochi per l’Irlanda e Zia-Martel per la Francia? Chi offre di più?

Il problema non sono i giocatori che si fanno pagare per giocare da chiunque vogliano, o gli sponsor che pagano per comprare i giocatori – il problema è la EBL che deve interrogarsi sugli scopi di questa gara e rendere le regole più severe oppure trasformarlo in una gara nazionale e non di club. Altrimenti questa competizione rischia di diventare priva di significato, un torneo minore su invito.

Una soluzione semplice è quella di invitare le prime dodici classificate nei precedenti europei (senza paese ospitante, e senza vincitore precedente). Tenere il torneo ad anni alterni, quando non ci sono gli europei, e far sì che il vincitore della Coppa Campioni si qualifichi alla Bermuda Bowl come rappresentante della EBL, continuando così il processo di qualifica iniziato agli europei. Così avrebbe senso.

John Carruthers

(Bulletino IBPA  n. 575,  Dicembre 2012 – Edizione italiana a cura di Laura Cecilia Porro per Neapolitan Club)

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12/12/2012

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