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Jamming Game: un’intervista di Ram Sofer a Inon Liran

Posted on 17 November 2014

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02 Friedlander & Liran (Marc-van-Beijsterveldt-IMP-Bridge)Gli israeliani Ehud Friedlander e Inon Liran hanno trionfato nel torneo a Coppie Open nell’ultima edizione delle World Bridge Series a Sanya, in Cina. Si sono piazzati primi o secondi in ciascuna delle tre fasi di questo evento (24 sessioni in tutto) e hanno vinto la finale con uno strabiliante distacco del 3%. Proponiamo qui l’intervista realizzata da Ram Sofer a Inon Liran, pubblicata nel numero di novembre della rivista ufficiale della Federazione israeliana.

 

Ram Sofer: Tu sei stato un musicista classico, un violoncellista, per molti anni. Vedi qualche collegamento tra la musica ed il bridge?

Inon Liran: Penso che una qulache connessione certamente ci sia. Abbiamo a che fare con due campi analitici. Alcuni studi sull’attività mentale hanno dimostrato un legame tra musica e matematica. Entrambi i campi coinvolgono modelli simili.

 

E il bridge ha qualche analogia con la matematica?

Il ragionamento bridgistico ha a che fare con la probabilità, quindi il bridge include alcuni campi della matematica.

 

C’è una qualche analogia tra una partnership bridgistica e due musicisti che suonano musica da camera?

Certamente sì. L’essenza del bridge è comprendere il proprio partner ed il pensiero che esprime attraverso le carte. Nella musica da camera (per due o più musicisti) come nel bridge, bisogna comprendere il partner, conoscere il suo stile, anticipare quello che farà e sapersi adattare in tempo reale al modo di suonare dell’altro.

 

Vuoi parlarci un po’ del tuo compagno, Udi Friedlander? (Udi è il soprannome comune per il nome di Friedlander, Ehud.)

Udi è un giocatore di bridge professionista. Per molto tempo ha avuto la reputazione di essere un individualista di grande talento, un superbo giocatore con il morto ed un eccellente lettore della mano con grande presenza tavolo. Nel corso degli anni Udi ha sviluppato un approccio sempre più professionale, migliorando sensibilmente la sua licita e l’intesa con partner nel gioco di difesa. Ed è così che ha raggiunto i più alti livelli.

 

Il suo stile è diverso da quello della maggior parte dei giocatori israeliani?

Udi è diverso dalla maggior parte dei giocatori della sua età,con i quali mi sono allenato nell’ambito delle squadre nazionali giovanili. Noi siamo stati più didattici e meno creativi. Abbiamo imparato a licitare da David Birman (da tempo giocatore internazionale e principale artefice dello sviluppo e dei successi del settore giovanile Israeliani – n.d.t.), e il gioco è stato costruito soprattutto cercando di evitare gli errori, e meno basandosi sulla creatività e l’ispirazione. Udi, invece, ha un approccio al gioco molto più istintivo e improvvisa molto. Per usare una metafora musicale, assomiglia ad un jazzista.

 

E tu, che sei un musicista classico, ti trovi bene a duettare con un jazzista?

So che potrà sorprenderti, ma la risposta è sì. Non c’è dubbio che il mio stile sia più classico, ma ci completiamo a vicenda. A dire il vero, è auspicabile che i partner di bridge siano leggermente diversi l’uno dall’altro. Se sono entrambi troppo creativi, si “distruggono” l’un l’altro, è difficile coordinarsi e raggiungere buoni risultati. La situazione in cui un giocatore è creativo e l’altro è molto più solido è frequente in molte delle migliori coppie israeliane e del mondo.

 

Si parla spesso di ‘chimica’ della coppia. Che cosa rende una partnership più vincente di altre, formate magari da giocatori dello stesso livello?

Penso che l’elemento determinante sia capire lo stile del partner. Conoscere ciò che il compagno dichiarerà in una specifica mano è più importante che sapere quello che tu liciteresti con quella mano. Nelle migliori coppie, ogni partner sa come si comporta il partner e sa adattarsi a lui. Ogni coppia costruisce un proprio tipo di linguaggio che nasce dall’affiatamento tra i due partner.

 

Che mi dici circa i rapporti personali tra i partner?

Naturalmente ci sono partnership in cui i due sono buoni amici anche fuori dal tavolo, ma questo non è necessario per vincere. Ho incontrato ottime coppie, campioni d’Europa, che non hanno avuto buoni rapporti personali tra di loro. Ci sono stati anche casi in cui le parti non si parlavano nemmeno al di fuori del tavolo da bridge. Eppure, durante una gara, è importante che ci sia sostegno reciproco e buone relazioni. Ogni giocatore deve sforzarsi di esaltare le capacità del proprio partner e di non concentrarsi troppo sugli errori.

 

Inon, tu sei considerato da alcuni anni come uno dei migliori giocatori di bridge di Israele. Ma non avevi mai raggiunto grandi riconoscimenti internazionali ed ecco all’improvviso arriva questo campionato mondiale a Sanya. Come è successo?

La storia inizia con la generazione più giovane dei giocatori israeliani, che ogni volta supera la generazione precedente. Fatta eccezione per i fratelli Herbst (Ilan e Ophir), che hanno trascinato il bridge israeliano per ben 30 anni, l’attuale nazionale israeliana, campione d’Europa, è costituita dai “magnifici quattro” – Ron Schwartz, Lotan Fisher, Alon Birman e Dror Padon – tutti ragazzi  giovani che hanno raggiunto i più alti livelli, tutti i professionisti che hanno avuto successo nelle competizioni più prestigiose del mondo, fin dalla giovane età. Hanno trasformato Israele in una potenza mondiale di bridge di prim’ordine.

Giocatori come me e Udi hanno la continua opportunità di competere a livello nazionale contro questi quattro giocatori, e questo migliora il nostro livello di gioco. Infatti, oltre ai membri della nazionale, vi sono altri giocatori israeliani di altissimo livello internazionale. Ecco perché, anche se non siamo molto noti in tutto il mondo, siamo stati in grado di conquistare un titolo come il mondiale a coppie a Sanya.

 

In effetti la vostra performace a Sanya è stata davvero eccezionale: avete raggiunto il primo posto con un distacco del 3%.

Il torneo è stato un importante passo avanti. Abbiamo avuto risultati in media con la nostra precedente esperienza internazionale. A Sanya è andato tutto per il verso giusto: abbiamo trovato solidità, concentrazione e fortuna. Il bridge è un vero e proprio sport. In una singola competizione, anche una coppia meno esperta può ritrovarsi in testa.

 

In un’intervista hai detto che nessuna coppia ha vinto il campionato mondiale a coppie per due volte – a tuo avviso, la vostra vittoria è stata una questione di fortuna?

Questo tipo di risultato in una gara a coppie è difficile da replicare. Ci sono altri tornei in Israele e nel mondo, e noi, naturalmente, cercheremo di fare del nostro meglio in tutte le competizioni, ma vedo questa vittoria come una di quelle cose che ti capitano una volta sola nella vita.

Vorrei aggiungere che la fortuna ha minore influenza nei tornei a squadre che in quelli a coppie. Vediamo coppie che vincono una lunga serie di fila di competizioni a squadre. Garozzo e Belladonna, hanno vinto una lunga serie di campionati europei e mondiali a squadre, e non era fortuna. Non è certo, però,  che avrebbero ottenuto gli stessi risultati in tornei a coppie.

 

Che cosa rende una coppia di livello mondiale migliore di un’altra?

Innanzitutto la pratica. I giocatori professionisti dedicano al bridge gran parte del tempo, lavorando sul sistema e sono in buona forma, perché giocano spesso tornei di alto livello. Questo è il segreto del successo. Inoltre, le migliori coppie hanno la capacità mentale di sollevarsi anche dopo brutte prestazioni.

 

Come vi siete preparati per Sanya?

Prima dei campionati, abbiamo lavorato sul sistema in maniera sistematica per conoscerlo a fondo e ci siamo allenati su Internet. E comunque io non sono un giocatore professionista e ho un lavoro che mi impegna l’intera giornata. Quindi è chiaro che la quantità di tempo che abbiamo investito per prepararci non è stata paragonabile a quello delle migliori coppie del mondo.

 

Dopo questa vittoria, valuti la possibilità di diventare un giocatore professionista?

Questa possibilità è sempre aperta, ma tutto dipende dalle offerte che avremo e dalle decisioni che prenderemo. Al momento si tratta di mere ipotesi, non abbiamo ancora esaminato alcuna offerta tale da indurci a cambiare le nostre carriere.

 

La nazionae di Israele giocherà la Bermuda Bowl in India il prossimo anno. C’è qualche possibilità che tu ed Udi ne farete parte?

Vincere il campionato europeo (Opatija 2014) è stato un risultato senza precedenti, e penso che la squadra che ha vinto ad Opatija sia quella che meriti di andare in India. Se sarà così credo che l’open israeliano avrà ottime possibilità di competere per le prime posizioni.

***

Ram Sofer

[Edizione italiana a cura di Neapolitan Club]

 

 

 

 

 

 

 

 

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