I quesiti di Silvio Sbarigia – n.19 – Viaggio nella compressione: seconda tappa

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Nella prima “tappa” (quiz n° 17), abbiamo dimostrato che un giocatore medio o anche più debole può seguire e comprendere un articolo sulla compressione; la materia, infatti, non è difficile nei principi generali. Ma bisogna studiarla. Giorgio Belladonna non ha imparato la compressione pensandoci su mentre passeggiava: ha letto un libro. Il giocatore medio, tuttavia, esita ad aprire questi libri perché non è in grado di “leggere la mano”, cioè non è in grado di ricostruire l’intera distribuzione dalla licita e dal gioco: egli pensa che senza questa capacità non può esservi padronanza nella tecnica della compressione. Questo è un pregiudizio, e qui mostreremo la misura in cui è errato.

Nord (Morto): ♠K108 A3 10653K542

Sud (Dichiarante): ♠AQJ7 10542 AK2A6

Contratto: 6♠. Est ha nominato le cuori. Ovest esce col 8

 In questa mano è immediatamente chiaro che occorre tagliare due cuori al Morto, ma le prese sono ancora solo undici, e anche un principiante può capire come la dodicesima possa venire solo da una compressione (o da una magia altrettanto misteriosa).

Per realizzare una compressione occorrono due minacce dirette contro un solo avversario; le picche non possono costituire una “minaccia”: sono il seme d’atout. Le cuori potrebbero minacciare Est, ma le esauriremo per i tagli; così le minacce possono essere solo a fiori e quadri. Adesso ecco la domanda sbagliata: Chi ha i due semi? La risposta qui è facile, ma non abbiamo bisogno di saperlo: se uno dei due avversari ha cinque fiori e quattro quadri, la compressione funzionerà; se i due semi sono divisi, nulla potrà funzionare.

Prendiamo l’attacco – grati ai demoni che hanno suggerito ad Ovest di non uscire a picche – e continuiamo a cuori. Est vince e gioca fiori: prendiamo di asso, tagliamo una cuori, quadri per il re e tagliamo un’altra cuori. Giochiamo il ♠K e quadri all’asso, quindi picche, raggiungendo questa situazione (diagramma 1). Le sole carte cui dobbiamo fare attenzione sono le quadri che cadono.

Sull’ultima picche, scartiamo il 10 dal Morto (la “carta indifferente”), e Ovest è stretto nella tenaglia 2 e ♣5.

In questa mano non era necessario “leggere la mano”, così abbiamo dimostrato quanto detto sopra, ma ci sono manovre e schemi più complessi che richiedono questa capacità. Come raggiungerla? Leggendo un libro sulla compressione.

Giorgio Belladonna la studiò in “Il gioco di Compressione nel bridge”, di Adolfo Giannuzzi (Mursia). Più tardi lui scrisse che lo studio di quel libro gli aveva dato l’abilità di ricostruire le mani avversarie, trasformandolo dal giocatore medio che era in esperto.

La mano completa (diagramma 2):

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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