Hanan Sher: Oltre Bali

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logo-f3 copy - CopiaIl capitolo finale della triste storia che ha visto l’esclusione di Israele dalla Venice Cup di Bali non è ancora stato scritto. Non c’è ancora nessuna conferma ufficiale della promessa che la squadra femminile israeliana sarà “risarcita” con l’invito a partecipare agli SportAccord World Mind Games di Pechino il prossimo dicembre.

I fatti sembrano ormai chiari, come dichiarato l’11 luglio da George Jacobs, Presidente della Federazione degli Stati Uniti. “Sei squadre europee si sono qualificate per giocare la Venice Cup e fra queste vi è Israele. Per motivi legati alla sicurezza ed al rilascio dei visti la squadra è stata ritirata. Ad essere onesti,  Israele avrebbe potuto far arrivare in un paese neutrale due rappresentanti della federazione indonesiana, pagando per il loro viaggio, ed avendo così i visti garantiti. Israele aveva dato la sua disponibilità a questa procedura.  Ma quando non sono arrivate tempestive risposte circa la sicurezza né dall’Indonesia né dalla Federazione (WBF- World Bridge Federation)  Israele è stato costretto a ritirarsi dalla manifestazione. ” ( Leggi le dichiarazioni  complete di Mr Jacobs: clicca qui >>)

Come  israeliano sono contento che la squadra del mio Paese andrà a Pechino. Meno soddisfacente è il fatto che la compensazione di un torto abbia generato due altre ingiustizie. In primo luogo, è stata negata la possibilità di giocare a Pechino ad un’altra squadra che altrimenti avrebbe potuto a buon diritto essere ammessa.  (In passato le quattro squadre invitate sono state la Cina, paese ospitante, gli Stati Uniti ed i vincitori dell’ultima Venice Cup e dei Giochi Mondiali, in questo caso l’Inghilterra).

In secondo luogo, non vengono in alcun modo riconosciuti i responsabili di questo disastro: primi fra tutti gli Indonesiani, che sembrano aver usato il silenzio per eludere accuratamente la questione, per loro spiacevole, della sicurezza speciale per gli Israeliani. E poi la WBF, che ha scelto la sede di un Campionato Mondiale senza garantire la partecipazione a tutte le squadre qualificate e non ha agito con decisione quando era ormai chiaro che gli Indonesiani non accettavano di discutere le ragionevoli misure di sicurezza chieste da Israele.

Nella sua presa di posizione, che ad essere buoni vogliamo definire esitante, Gianarrigo Rona, Presidente della WBF, poteva dire qualcosa di più che non ripetere che si fidava delle misure di sicurezza approntate dai  suoi amici indonesiani. (Leggi le dichiarazioni del Presidente Rona: clicca qui >> )

Due settimane dopo la lettera di Jacobs solo degli ingenui possono credere che gli indonesiani abbiano mai avuto l’intenzione di rispondere. Nessuna risposta pubblica è stata data, né hanno risposto a una richiesta di chiarimenti  inoltrata da Laura Camponeschi a nome del Neapolitan Club.

[Il Neapolitan club ha inviato il 4 luglio scorso una mail alla Federazione indonesiana ed al Comitato Organizzatore di Bali chiedendo una replica alle prime dichiarazioni di Eitan Levy, Presidente della Federazione di Bridge Israeliana. Nessuna risposta è stata ancora ricevuta. N.d.E.]

Questa mancanza di risposte può essere dovuta a differenze culturali – in molte culture d’Oriente, dal Giappone all’India, dire un “no” diretto è considerato di cattivo gusto. Non si risponde e basta.

Cultura a parte, il silenzio indonesiano ha risolto un problema per i padroni di casa di Bali. Un rifiuto diretto alle richieste di Israele avrebbe certamente suscitato una forte reazione.  Si sarebbero messi in campo sforzi, ad esempio, per  spostare i campionati in altra sede, anche se si era già in grave ritardo coi tempi, oppure si sarebbero invocate forti sanzioni contro l’Indonesia.

Ma perché l’Indonesia avrebbe dovuto rifiutare? Ci  sono diversi scenari plausibili. Potrebbe essere stato consigliato loro dal governo, che nutre un leggero malumore apparentemente legittimo contro Israele  tanto da  negare ad uno dei suo ministri di visitare l’ Autorità palestinese lo scorso anno, perché la presenza israeliana sollevava il rischio di un attacco terroristico che avrebbe potuto distruggere il turismo in Indonesia . Gli organizzatori potrebbero aver sentito che avere gli Israeliani era semplicemente troppo disturbo.

Ma anche nella loro inerzia, si può dire che gli Indonesiani abbiano preso un grosso abbaglio.  Probabilmente non avevano bisogno di fare ostruzionismo, ed  avrebbero potuto organizzare il contatto promesso tra  forze dell’ordine indonesiane e agenti israeliane. E’ del tutto possibile, forse anche probabile, che un tale incontro non avrebbe prodotto nulla e che non sarebbe stato raggiunto alcun accordo. Se gli Indonesiani non erano in grado di rendersene conto da soli, allora qualcuno della WBF con maggiore esperienza, o buon senso,  avrebbe dovuto spiegarglielo.

Nel corso di un periodo di crescenti tensioni, i requisiti minimi richiesti da  Israele possono essere stati più di quelli  che gli Indonesiani avrebbero potuto forse offrire. Fine del caso. Ma gli Indonesiani non avrebbero mai dovuto lasciare che le cose arrivassero a questo punto. ( A proposito, una richiesta israeliana di scorte armate, non è così irragionevole come qualcuno potrebbe credere. Una tale richiesta è stata già fatta. Secondo le mie fonti assolutamente certe, forze armate israeliane hanno accompagnato la squadra almeno in due recenti occasioni: agli Europei di Malmo in Svezia nel 2004,  e quando i mondiali si svolsero in Turchia pochi anni prima. Nessuno parla della protezione data ad altre delegazioni a rischio, come gli Americani. Forse perché non c’era nessuno, e forse no …)

Forse dall’esterno  qualcuno può mettere in discussione la necessità per Israele di accordi speciali per la sicurezza. Piuttosto che rispondere io stesso, preferisco umilmente suggerire a questi scettici di chiedere ad al-Qaeda, Hezbollah, Hamas, Jihad islamica o uno qualsiasi degli altri gruppi che hanno apertamente messo gli Israeliani e gli Ebrei al numero uno sulla loro lista, seguiti da Americani, altri occidentali e poi tutti gli altri.

L’anno scorso, per esempio, a Tolosa in Francia si è vista l’esecuzione di sette persone, tra cui tre bambini, in una scuola ebraica, e l’attentato suicida di un autobus che trasportava turisti israeliani a Burgas, aeroporto della Bulgaria. Data la minaccia incessante  e la stretta conoscenza che lega una popolazione poco numerosa (ogni israeliano sapeva chi era stato mutilato o peggio in un attacco terroristico, una cosa che non è uguale per gli Americani, Francesi, Inglesi o i cittadini di qualsiasi altra nazione), Israele ha tutte le ragioni quando si assume la responsabilità della sicurezza delle sue squadre nazionali.

Ma torniamo alle ingiustizie.  Ecco poche possibili misure correttive (ce ne sono certamente di più).

1) Estendere la partecipazione ai giochi di Pechino. Invece di quattro squadre ce ne potrebbero essere cinque, con l’aggiunta della squadra femminile che sarebbe stata invitata al posto di Israele, o ancora meglio sei.  Quel posto in più potrebbe andare alla seconda classificata alla Venice Cup o ad una squadra di una regione che non ha mai partecipato al Grande Show, come il Sudamerica o i paesi asiatici non cinesi.

2)  Essere assolutamente  certi che  nulla di simile alla vicenda di Bali accada mai più, richiedendo ad ogni nazione che si proponga come paese ospitante di garantire che qualsiasi squadra qualificata possa entrare nel paese, anche  facendosi carico di tutte le ragionevoli misure di sicurezza richieste dagli ospiti.

3) Chiarire chi sono i responsabili da biasimare per l’affaire Bali. Tale elenco comprende la Federazione di Bridge Indonesiana ( Gabsi) ed i  funzionari della World Bridge Federation che hanno fallito in quello che il Signor Rona, Presidente WBF, ha dichiarato essere il suo compito più importante, ovvero la garanzia della sicurezza. Tutto quello che Rona ha saputo dire è stato “fidatevi di noi” – e questo proprio non è sufficiente. E’ stato mal consigliato dai suoi collaboratori, colleghi, o funzionari della WBF? Oppure la decisione è stata solo sua?  La risposta a questa domanda potrebbe portarci lontano, fino a chiederci se sia arrivato o meno il momento di dire “Arrivederci Rona”.

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Hanan Sher

[Edizione italiana a cura di Neapolitan Club ]

1) Anche se c’è stato ancora alcun annuncio pubblico ufficiale, un membro della squadra femminile israeliana mi ha appena informato di aver un invito formale per gli  SportAccord Mondo Mind Games, datato  24 luglio (il giorno stesso in cui questo articolo è stato pubblicato. Il che non modifica  il resto di ciò che è scritto qui.). Nota dell’Autore, 25 luglio 2013

 

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