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Giorgio Duboin: Lettera aperta alla Comunità del Bridge

Non avrei mai pensato, dopo 45 anni di onorabile carriera senza mai aver avuto il minimo problema etico, di dover scrivere un articolo come questo.

Ora voglio anche spiegare i fatti per quello che sono.

Non ho mai considerato il bridge online come una cosa seria, tanto è vero che prima del periodo del lock-down le mie apparizioni su BBO sono state sempre sporadiche e solo finalizzate agli allenamenti con il mio compagno o ad incontri fra amici con spirito di divertimento. Chiuso in casa, a causa del virus, ho risposto alle richieste degli amici giocando vari tornei con il solo scopo di fare loro un favore. Se altri hanno deciso di approfittare della situazione per ricavarne dei profitti buon per loro. Vincere o perdere un torneo online per me non ha mai avuto nessun valore. Perché avrei dovuto prendermi dei vantaggi? Che cosa ci avrei guadagnato?

Ho ricevuto la comunicazione, da parte di un organizzatore, della mia esclusione ai suoi tornei mentre ero in vacanza e quindi non mi interessava giocare, comunque ho contattato il CAT per avere spiegazioni in merito. Il CAT non solo non mi ha mai voluto fornire alcun materiale ma mi ha dato sempre risposte fumose per più di un mese. A quel punto per tutelare la mia immagine ho iniziato un’azione legale. Non confondiamoci però: non ho intentato una causa per danni; anche se cominciavano a girare “voci” che io avessi imbrogliato, io non ho chiesto soldi, né li ho denunciati per diffamazione. Tecnicamente ho promosso un’azione cautelare con la quale chiedevo semplicemente di avere tutto il materiale a loro disposizione, di vietare che facessero trapelare maldicenze su di me e di chiarire agli organizzatori che i motivi della mia esclusione non dipendevano da violazioni dell’etica sportiva. Non richiedevo neanche la riammissione ai tornei. Per rispetto della corte non posso parlare dei dettagli.

Il 5 di Ottobre è vero che ho parlato con Steve Weinstein ma la conversazione non è andata come dice lui. Dapprima mi ha chiesto spiegazioni su alcune mani, che ovviamente non ricordavo; e non ricordavo nemmeno gli accordi di coppia, dato che ho sempre giocato quello che volevano i miei amici con le note davanti. Poi, dopo avermi sottoposto alcune mani, mi ha chiesto di partecipare a un dibattito pubblico su Bridge Winners nel quale avrei dovuto difendermi dalle accuse. Non ha mai proposto di darmi le mani, le statistiche o altro. La mia risposta è stata che non sarei mai andato su Bridge Winners, considerandolo un sito fazioso ed inattendibile, che non riconoscevo in lui o altri suoi amici alcuna autorità per giudicarmi e che se le istituzioni avessero voluto avere chiarimenti da me lo avrei fatto nei luoghi e nei modi previsti da qualsiasi società civile. Così è terminata la conversazione.

E’ evidente che ciò che hanno fatto si avvicina di più ai metodi dell’Inquisizione o a quelli del tribunale rivoluzionario francese; una persona è colpevole perché lo dicono “loro”, l’accusato non ha diritto a vedere le prove, non ha diritto ad un difensore, non ha diritto ad un regolare processo.

Ma perché proprio a me? In questi mesi ho pensato cose diverse.

Forse c’entra il fatto che sono membro del Board della WBF, sono un giocatore plurititolato e non ultimo sono Italiano (alcuni pensano sia un difetto e gli Italiani sono sempre i primi ad essere criticati).

Colpire me può essere una dimostrazione di forza per attaccare le istituzioni, uno show per il pubblico dei fans.

O forse hanno completamente equivocato.

Perché non mi è stato fornito il materiale per permettermi di dire la mia? Forse perché si voleva creare un caso mediatico?

Le analisi sono state fatte partendo da un pregiudizio di colpevolezza. Si analizzavano le mani per trovare “qualcosa”, spesso non si considerava che gli accordi di coppia nelle varie mani erano diversi. Moltissime mani sono state classificate come sospette senza averne capito il sistema, altre sono state classificate normali o al massimo buone, mai sospette, solo perché giocate senza angolisti. Alcune mani brutte se giocate senza angolisti venivano enfatizzate ma se giocate con angolisti venivano considerate normali. Allego il file del report di tutte le mani con i miei commenti, in tale lavoro sono stato coadiuvato da altri esperti, dei quali, per ora, non faccio i nomi perché non voglio che siano oggetto di vendette trasversali.
Per quel che riguarda le statistiche di Hammond, non essendo in grado di valutarle da solo, mi sono confrontato con un docente di statistica; mi ha detto che le statistiche sembrano ragionevoli, ad una prima impressione, ma contengono errori di metodo matematico e sono inattendibili.

Come potete immaginare non ricordavo quasi nessuna delle smazzate del report ed anch’io posso trovare un numero, molto limitato, di mani che non rientrano nei canoni della normalità; ma ritorno a quanto già detto sopra non ho mai considerato quei tornei seriamente, giocavo senza particolare impegno, li ho sempre ritenuti solo un modo per passare il tempo senza alcun valore bridgistico. Durante quello strano periodo mi ritrovavo spesso in casa con gli amici (chi mi conosce sa che sono un bravo cuoco) che seguivano gli incontri, altri li seguivano da casa loro, a volte ho fatto dichiarazioni o giocate anche per far divertire i miei amici. L’ambiente non era certo quello di una competizione seria. A volte giocavo cucinando, a volte chiacchierando o cenando e bevendo con altri. Nonostante lo scarso impegno, mentre giocavo mi sembrava un periodo davvero fortunato: gli avversari mi regalavano punti senza ragione e qualsiasi cosa facessi cascavo sempre in piedi. Non credevo di danneggiare nessuno; se qualcuno pensa di esserlo stato me ne dispiace e chiedo scusa, ma certo non è stato intenzionale.

Questo per me è un momento difficile: sto subendo ingiustamente accuse totalmente infondate.

Ma penso con tristezza che quello che mi sta succedendo possa accadere ad altri.

Credo che la nostra comunità sia vittima dei modi incivili tanto diffusi oggi per colpa del modo distorto in cui è usata la rete.

Il bridge vero e le sue istituzioni devono trovare la strada per ridare centralità ai valori del nostro gioco. Dobbiamo aprire una seria riflessione su questo.

Ringrazio tutti coloro, di tantissimi paesi diversi, che mi hanno espresso solidarietà e vi lascio con una frase del Cardinale Richelieu: “Datemi sei righe scritte dal più onesto degli uomini, e vi troverò una qualche cosa sufficiente a farlo impiccare”.

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Giorgino Duboin

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