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In occasione del 75esimo anniversario della Bridge League olandese, i collezionisti Robert (Bob) van de Velde e Jac Fuchs hanno donato la loro collezione di bridge alla biblioteca dell’Università di Amsterdam. Come vicina delle collezioni di scacchi e dama (checkers), ora fa parte della sezione di collezioni speciali sotto il nome di “Bridge Collection Amsterdam”. Oltre a libri e riviste, la BCA include archivi, volantini, bollettini e altri materiali stampati. Van de Velde si sta preparando a donare più di altri 3000 titoli.

Per sostenere la BCA, nel 2007 i donatori hanno creato la Fondazione Herman Filarski, dedicata al famoso giocatore internazionale e scrittore che ha stimolato la diffusione del bridge in Olanda. La sua ambizione è quella di sviluppare la BCA come una biblioteca per il mondo del bridge, come la collezione di scacchi della Biblioteca Reale dell’Aia. Per raggiungere questo scopo, la fondazione sta raccogliendo una selezione rappresentativa di letteratura in varie lingue a proposito del bridge e dei suoi predecessori come il whist, yeralash, vint, bridge-whist, auction bridge e plafond bridge. [traduzione italiana di Laura Cecilia Porro]

  Ricordo di Herman Filarski (1910-1982)

 di Paolo Enrico Garrisi

Campionati europei di Amsterdam, 1955. Il capitano del Blue Team, Carl’Alberto Perroux, annota:

“…Dire che l’organizzazione era ottima forse è poco; l’olandese Filarski, acuto critico e forte bridgista, ha organizzato, essendo a capo dell’ufficio stampa, una novità: il Daily Tournament News, un bollettino giornaliero che…”

Quel Daily Tournament News è stato il primo bollettino di torneo nella storia del bridge, uno strumento che oggi non può mancare se non in tornei di secondaria importanza. E da quei giorni si stabilì una sincera amicizia tra il campione olandese ed il capitano italiano. Gli italiani lo incontreranno ancora per molti anni, come avversario in eventi continentali e come giornalista ovunque. Vienna 1957: “…Gli olandesi schierano il grande Filarski…”, scrive Perroux. Como 1958, Bermuda Bowl: Filarski riportò sulla sua rivista, l’olandese “Bridge”, non solo le cronache di gioco, ma anche note divertenti, come sulla Traviata di Verdi ascoltata al Teatro Sociale di Como:

“…Molti ragazzi e soldati assistevano all’opera, con grande entusiasmo soprattutto dai posti più popolari…”.

Ed effettivamente in Italia i posti più economici sono presi normalmente da coloro che più amano l’opera.

Essendo quelli i bei tempi del grande Blue Team, come giornalista Filarski fu obbligato a divenire l’aedo dei trionfi italiani, ma anche dei rovesci, come la sconfitta alle olimpiadi di Torino nel 1960 o il dramma alla Bermuda Bowl di Saint Vincent nel 1963, dove gli americani condussero fino al penultimo segmento, quando il loro capitano prese la “…Sfortunata decisione…” di dividere la loro coppia più forte, Shenken-Leventritt, perdendo così una battaglia già vinta.

Nel 1977, Filarski fu insignito del premio “Personalità dell’anno” dalla IBPA (International Bridge Press Association).

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25/12/2011

 

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