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Allavena: Come è stata lanciata la nuova squadra di Monaco (intervista – parte 2)

Posted on 18 June 2012

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La squadra di Pierre Zimmermann rappresenta Monaco ai Campionati Europei in corso a  Dublino (Irlanda). Il noto sponsor  franco-svizzero Zimmermann ha  assunto due delle coppie più forti del mondo: i norvegesi Geir Helgemo e Tor Helness,  gli italiani Fulvio Fantoni e Claudio Nunes. Pierre Zimmermann e il suo partner di origine francese Franck Multon formano la terza coppia del team. Per molto tempo la questione della residenza è stata considerata un ostacolo per l’ingresso del team di  Zimmermann ai Campionati Europei 2012. Laura Camponeschi, corrispondente per l’Italia di BridgeTopics.com e co-fondatore di Neapolitan Club, ha  chiesto a Jean-Charles Allavena, Presidente della Federazione Monegasca di Bridge e capitano non giocatore della squadra di Monaco a Dublino,  di spiegare come è nato il progetto Zimmermann e quali passi sono stati compiuti per superare tutti gli ostacoli.

 (Seconda parte)

In una nostra precedente conversazione privata tu mi hai raccontato che in questi ultimi 18 mesi (da quando cioè è avvenuto l’annuncio del progetto Zimmermann) sono state dette un mucchio i cose sbagliate e stupide a proposito. A cosa o chi ti riferisci in particolare? Vuoi qui replicare a queste cose “sbagliate” o “stupide”?

I commenti ingiusti erano tutti sullo stesso tema, “vedrete che riusciranno a giocare perché pagheranno”…Sembra impossibile oggi costruire qualcosa senza i commenti di personaggi gelosi e maligni. C’è forse qualcosa in tutto ciò che ho scritto che faccia pensare che ci siamo comprati il diritto di giocare? Io credo di no.  Abbiamo sempre accettato le decisioni, abbiamo lavorato sodo per spiegare e convincere, il risultato è stato positivo, perfetto. Se fosse stato negativo l’avremmo accettato. Per quanto riguarda i nomi, be’… la giornalista sei tu!

 
Dopo gli Europei, un altro importante evento è emigrato verso Monaco: parliamo del Cavendish Invitational. Col suo meccanismo d’asta, era il più tipicamente americano dei tornei; ora è ripartito tra il continente vecchio e quello nuovo: negli anni pari si giocherà a Monaco, negli anni dispari a Las Vegas. Il fatto è così straordinario che sarebbe più sorprendente solo un ritorno a Plymouth dei Padri Pellegrini. Com’è avvenuto ciò? Cosa ne pensano in America?

 

Come ti ho già spiegato, il mio accordo con Pierre riguarda  la partecipazione della sua squadra nei grandi campionati e include anche molte altre cose. Organizzare nuovi tornei a Monaco è una di queste (non la sola, ad esempio a Poznań l’anno scorso, a parte la squadra di Pierre, una squadra composta da giocatori storici di Monaco e una coppia ingaggiata da Pierre -Bompis-Quantin- ha conquistato il bronzo).

Il primo evento organizzato è stato lo scorso ottobre, la prima edizione della “Coppa Principe Alberto II”, un torneo a inviti a squadre, che è stato un successo, con presenza del Principe Alberto durante la cerimonia di apertura. Avevamo in mente di organizzare un grande torneo a coppie, sul modello del Cavendish, ma durante la Coppa Principe Alberto II,  Roy Welland, che fa parte del comitato organizzativo del Cavendish mi ha detto “Ma perché non facciamo qui il Cavendish?”. Quando è tornato negli Stati Uniti ha presentato l’idea al comitato che ha accettato subito, e così abbiamo iniziato a lavorare con grande entusiasmo. E’ chiaro che l’entusiasmo sia condiviso anche dalla parte statunitense, soprattutto da Bob Hamman e Donna Compton, con cui lavoriamo sodo. Sono consapevoli del fatto che il Cavendish è in difficoltà per molti motivi. Perciò l’idea di farlo una volta a Monaco e una volta a Las Vegas sembra un’opportunità di rinnovamento. Sperano che molti giocatori europei che non hanno giocato a Las Vegas di recente si presentino, e per questo Monaco potrà essere un successo. D’altra parte dobbiamo convincere gli sponsor e giocatori americani a venire a Monaco, e Bob e Donna si impegneranno su questo fronte. Questa frase si usa forse troppo frequentemente, ma credo che siamo in una situazione “win-win”(reciproco vantaggio, n.d.E), e sono sicuro che ad ottobre il torneo a Monaco avrà grande successo.

 
Dati i vostri accordi, tu e Pierre Zimmermann lavorate a stretto contatto: come ti trovi a lavorare con lui? Come sono i vostri rapporti?

 

Il punto più importante è che Pierre ama il gioco, vuole giocare e vincere, ma anche organizzare cose  e migliorare alcuni aspetti. Certamente tutto questo è più facile quando si hanno i soldi, ma i soldi non sono tutto, e se non ci sono le idee né l’entusiasmo, i soldi non servono. D’altra parte Pierre si dedica molto al suo lavoro e passa molto tempo con la sua famiglia, e non riesce a fare tutto da solo. Credo che abbiamo creato un buon tandem, spesso stiamo al telefono un’oretta a mezzanotte, quando la sua giornata lavorativa è finita e discutiamo dei nostri progetti. Devo dire che Pierre mi piace molto, apprezzo  la sua creatività, la sua capacità di prendere decisioni velocemente e di ascoltare gli altri: non è facile convincerlo, ma nonè nemmeno  impossibile!  

Mi piace anche il fatto che Pierre sia fedele ai nostri accordi: l’ho già detto, il nostro patto va oltre la possibilità di giocare e comprende molte altre cose, e in ogni situazione, anche l’anno scorso quando non era facile convincere  EBL e WBF ad accettare la nostra squadra, in nessun momento Pierre ha detto che dovevamo aspettare a fare quello che avevamo concordato a beneficio dei giocatori locali di Monaco. Grazie! Spero che quello che abbiamo fatto a Monaco con Pierre sia da ispirazione ad altri per migliorare il loro ruolo nel bridge, e che le associazioni ufficiali si rendano conto di quanto queste figure siano importanti nello sviluppo della nostra disciplina: l’ho detto spesso negli ultimi 18 mesi, quello che facciamo non è solo per Monaco, ma un grande progetto per il bridge, e sono felice e fiero che alcuni l’abbiano capito.

 
Grazie Jean-Charles, credo che la nostra intervista possa finire qui…

Lsciami solo aggiungere una cosa. Vorrei mandare un messaggio di riconoscenza ad una grande signora del bridge, Maria Teresa Lavazza. Molti anni prima di Pierre, lei è stata un ottimo sponsor per un gruppo di giocatori italiani: ha dato loro la possibilità di lavorare e vivere della propria passione, e i risultati sono stati incredibili per il bridge italiano. Abbiamo giocato contro di loro in molti campionati internazionali, e loro sono venuti spesso a Monaco per giocare il nostro Torneo Internazionale a squadre (e vincerlo!):  era evidente il rapporto di intesa e reciproca stima  fra i giocatori e lo sponsor, e credo che qui stia la verità. Quando leggo che la signora Lavazza decide di dare le dimissioni e vedo molti commenti negativi sul suo operato, io davvero penso che ci debba essere più rispetto per tutto quello che ha fatto. E mi auguro che la nostra squadra vinca almeno una piccola parte di quello che lei ha vinto con i suoi giocatori.

 ***
Laura Camponeschi

(traduzione italiana a cura di Laura Cecilia Porro per Neapolitan Club)

18/06/2012

Leggi la prima parte dell’intervista: clicca qui >>

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