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A modo mio. L’editoriale di Norberto Bocchi (3): Ci rivedremo a Filippi

Posted on 02 April 2012

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Memphis. L’evento più importante dei nationals americani di primavera è senza dubbio la Vanderbilt Cup, ma prima vorrei parlare del torneo a coppie Norman Kay Platinum: la coppia vincitrice era composta dal mitico Bob Hamman e dal giovanissimo, ma non sprovveduto, Justin Lall. Questa coppia è la sensazionale novità del prossimo calendario agonistico internazionale: Hamman con la sua età, la sua serietà, la sua carriera lastricata di successi ed il suo modo di giocare “old style”; Lall con la sua gioventù, la sua spensieratezza, il palmares ancora un po’ striminzito, il suo modo di giocare ‘new generation” (che mi piace).

Penso che formeranno un’ottima coppia perchè ognuno dei due ha molto da apprendere dall’altro e arricchendosi a vicenda costruiranno una partneship più completa di due compagni simili per caratteristiche tecniche, età e filosofia di vita.

La Vanderbilt Cup è la competizione che chiude la stagione agonistica americana e per il prossimo anno sono previsti cambiamenti davvero clamorosi: alcuni vecchi sponsor si ritireranno o si concederanno un anno sabatico, molte squadre rinnoveranno la quasi totalità dei propri componenti, vedremo coppie nuove di zecca e di altissimo livello. Come ho già scritto nel mio primo editoriale ci sarà davvero di che divertirsi in questo magico mondo del bridge nordamericano.

La Vanderbilt di quest’anno è stata davvero un susseguirsi di sorprese e colpi di scena: man mano che passavano i giorni la squadre più titolate (e dunque con il numero di ranking più basso) venivano inesorabilmente eliminate e fatte fuori come fuscelli. Ai quarti finali solo la squadra nella quale militavo anche io, Jacobs (numero 7 del ranking), e la squadra di Diamond (numero 8 ) erano sopravvisute al massacro. Arriva in finale la squadra di Diamond (con Moss, Gitelman, Greco, Hampson, Platnik) resistendo all’assalto delle ‘piccole’ e la squadra di Leslie Amoils: insieme allo sponsor giocava Darren Wolpert, il fratello minore di Gavin; poi due veri lottatori come Cheek e Grue che costituiscono una coppia molto consolidata; infine l’australiano Del Monte ed il francese Bessis, coppia occasionale ma dalla tecnica sopraffina. Ha vinto proprio la squadra di Amoils e personalmente trovo positivo per il bridge che emergano in un torneo di questa levatura tre giovanissimi (Wolpert, Bessis, Grue): una ventata di freschezza che fa ben sperare per il futuro del nostro sport.

Il gioco delle coppie. Nella mia lunga carriera ho incontrato più volte al tavolo tutte le coppie più in voga dell’ultimo decennio e mi prendo la briga di stilare una mia lista personale: vi racconterò un pregio e un difetto di ogni coppia ed indirezzerò a ciascuna un simpatico messaggio. Premetto che seguirò un ordine del tutto casuale e non è mia intenzione creare stupide classifiche meritorie. Chiedo scusa per i giocatori che non citerò, anche se certamente meritevoli di nota al pari di quelli sotto-elencati.

Helgemo – Helness: sono la coppia che ha il maggior feeling tra tutte quelle che conosco (pregio) ma sono anche la coppia che ha meno convenzioni (difetto). Ho una richiesta: Mi presentate il Principe di Monaco?

 Versace – Lauria: voglia di vincere accompagnata da un sistema ben articolato (pregio) ma ogni tanto dovrebbero fare mea culpa (difetto).  Messaggio di solidarietà per Lorenzo: Il minimo che possa capitare a giocare con Alfredo è farsi venire l’orticaria! [Lorenzo Lauria soffre da anni di una fastidiosa orticaria, n.d. e.]

Meckstroth-Rodwell: due mostri di professionismo bridgistico sia nel bene che nel male (pregio) ma di carattere sono molto orsi (difetto). Ho una preghiera per loro: Non sono portato per gli idiomi, quando parlate con me, per favore, fatelo adagio adagio!

Brink-Drijver: sono stati tra i primi a giocare un bridge aggressivo con ottimi risultati (pregio) ma alcune volte la loro aggressività oltrepassa il limite (difetto). Per loro un monito: “Ci rivedremo a Filippi” *

 Fantoni-Nunes: coppia super-rocciosa e buoni compagni di squadra (pregio) ma il loro limite secondo me è il sistema (difetto). Richiesta: Ancora non ho capito cos’è la Slavinsky, me la spiegate di nuovo?

Balicki-Żmudziński : sono una coppia che ha sempre un rendimento eccellente (pregio), ma giocano praticamente lo stesso sistema da 30 anni (difetto). Richiesta: Potreste chiamarvi nella vostra vita Signor Rossi e Signor Bianchi invece che con tutte quelle zykhqx ?

Duboin-Sementa: dotati entrambi di tecnica invidiabile che nel bridge serve sempre (pregio) ma alcune volte mi sembra che fra loro vi sia poco feeling (difetto). Ho una domanda per Sementa: Io ho passato 20 anni con Duboin, praticamente una vita… e tu, caro Antonio, sei pronto per l’altra vita?

Levin- Weinstein: coppia di stile europeo, molto attenti ai concetti di licita (pregio) però pensano troppo e credo si stanchino più di altri giocatori (difetto). Messaggio per loro: Al gioco del Cavendish non vi sfido, lo volete capire o no?

I miei difetti sono milioni, al tavolo e fuori dal tavolo. Ma non starò qua ad elencarli: sono talmente ovvi. O no?

Adios y hasta mui pronto

 Norberto

* L’espressione, divenuta ormai proverbiale, significa che prima o poi ci sarà una resa dei conti. E’ una citazione dal “Giulio Cesare” di William Shakespeare: si tratta dell’apostrofe che lo spettro di Giulio Cesare rivolge a uno dei suoi assassini, Bruto. L’episodio era narrato nelle “Vite Parallele” del grande storico greco Plutarco. Ovviamente Norberto attende la rivincita di Veldhoven [n.d.E.].

***

02/04/2012

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